8 marzo 2012 / 16:08 / 6 anni fa

Mps, Pd vuole banca fuori da secche locali, con Profumo

ROMA (Reuters) - Per il Partito democratico, il prossimo presidente del Montepaschi ha già un profilo definito e una missione chiara. Deve avere la forza di far uscire la banca da logiche localistiche e poi accompagnarne la crescita strategica con un nuovo socio, come può essere la Bnl.

Ieri la Fondazione ha avuto il via libera per vendere fino al 15,5% della banca (ha oggi il 49,01%) per pagare ai creditori parte del miliardo di debito.

Per farlo deve trovare soci interessati ad entrare in Mps, dove con l‘assemblea del 27 aprile sarà nominato il nuovo presidente che affiancherà il futuro Ad Fabrizio Viola (oggi Dg).

“Ci vuole qualcuno che sia in grado di togliere la banca dalle secche del localismo. C‘è chi a Siena l‘ha capito e sta lavorando per questo”, ha detto a Reuters - senza voler essere citato - un esponente del Pd nazionale che sta seguendo con attenzione e riservatezza cosa accade in questi giorni a Siena.

Nel partito, su questo come su molti altri dossier, la linea centrale deve affrontare alcune opposizioni interne.

Su Siena e sulla scelta del futuro presidente della banca, in particolare, resta chiara la dicotomia tra ex Ds, oggi più fortemente convinti che serva discontinuità, ed ex Margherita, attenti a valutare gli effetti collaterali di un simile terremoto.

Profumo? “E’ sicuramente una persona che potrebbe essere funzionale a questo progetto. E c‘è da chiedersi piuttosto come mai ancora non abbia trovato una collocazione”, dice la fonte.

Alessandro Profumo, ex Ad di Unicredit, è il candidato fortemente voluto dall‘uscente presidente Giuseppe Mussari, fortemente sostenuto dal sindaco Franco Ceccuzzi e dal presidente della Provincia Simone Bezzini, (che eleggono 13 dei 16 membri della Deputazione generale della Fondazione).

Non è stato però ancora indicato nero su bianco nella lista per il nuovo cda che la Fondazione guidata da Gabriello Mancini dovrà stilare entro i primi giorni di aprile.

Profumo, con Viola, sarebbe un altro non senese per i primi due scranni del Monte.

Oltre al suo nome sono emersi sulla stampa via via candidati dal profilo meno di rottura, come lo stimato Divo Gronchi, più vicino all‘area ex Margherita del Pd senese (a cui fa capo anche il numero uno della Fondazione), ultrasettantenne di cui oltre 40 già nel Mps.

L‘articolo 3 dello Statuto della Fondazione, azionista di riferimento della terza banca italiana, a proposito di localismo, chiede che venga garantito che “almeno la maggioranza dei membri ed il presidente del Consiglio di amministrazione della Banca Monte dei Paschi di Siena spa siano scelti tra persone domiciliate nel comune o nella provincia di Siena”.

In passato per un presidente non senese, come è stato Piero Barucci, la soluzione fu trovata senza alcun imbarazzo statutario.

“Il problema è quello che si farà dopo”, dice ancora la fonte politica, per sottolineare il discrimine anche strategico nella scelta del futuro presidente.

Con un Mps “fuori dalle secche” locali, un nuovo management e un nuovo piano industriale, una volta scongiurato il rischio di un ennesimo aumento di capitale per coprire parte del buffer da 3,2 miliardi chiesto dall‘Eba per giugno, l‘azionista Fondazione potrebbe cominciare a guardare con realismo ai tanti dossier che da tempo ha sul tavolo per un matrimonio a lungo rimandato.

Bnl/Bnp Paribas è - verrebbe da dire di nuovo - uno di questi. “Sì, Bnl, o qualche socio di quel tipo”, immagina la fonte. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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