8 marzo 2012 / 15:58 / tra 6 anni

Swap Grecia, per detentori privati retail tentazione attesa

MILANO (Reuters) - I detentori privati retail di bond greci hanno seguito lo sviluppo dell‘operazione swap - ormai alle ultime ore - con qualche palpitazione in più, vista la possibilità, seppur remota, di essere risparmiati dal deciso haircut. Una tentazione che potrebbe aver spinto molti alla posizione di attesa.

A livello europeo l‘ammontare dei titoli greci in possesso di risparmiatori retail sono stimati in circa 16 miliardi, circa il 7,8% dell‘intero ammontare detenuto dagli investitori privati, mentre la stima per i bondholder italiani privati è di circa un miliardo.

Le singole banche nei giorni scorsi hanno inviato alla loro clientela i dettagli - tramite email, lettera o telegramma - dello swap chiedendo se c‘è o meno l‘intenzione di aderire.

E ovviamente gli investitori retail, come o anche più di quelli istituzionali, sono a un bivio.

Il nodo è la percentuale di adesione allo swap: Atene vuole una partecipazione del 90%, ma ha specificato che non abbandonerà il piano qualora la partecipazione risultasse comunque almeno al 75%. Con adesioni tra il 75% e il 90% si procederà a consultazioni con i creditori privati del paese.

La percentuale dei privati retail sta comodamente in quel 10% che rappresenterebbe la quota di investitori che non hanno aderito allo swap che al momento è di tipo volontario senza bloccarlo. E’ quindi forte la tentazione per i risparmiatori di astenersi dallo swap, lasciando il compito agli istituzionali nella speranza che le istituzioni finanziarie abbiano un occhio di riguardo per i privati retail in un contesto in cui proprio gli emittenti sovrani stanno cercando ai attirare a sè questa categoria: lo sta facendo il Tesoro italiano con l‘offerta di Btp riservati al retail e lo stesso ha fatto il Tesoro belga.

I privati che non aderiscono allo swap hanno due ipotesi davanti a sè. Nella migliore, quella in cui le adesioni volontarie allo swap fossero al 90% o più, essi potranno tenere nei loro portafogli i bond greci fino alla scadenza naturale e ottenere il rimborso alla pari.

Nella peggiore delle ipotesi, nel caso in cui le adesioni dovessere stare tra il 75% e il 90%, c‘è la possibilità che Atene decida di far scattare le Cac (le clausole di azione collettiva) con le quali anche agli investitori che non hanno aderito volontariamente allo swap verranno applicate, questa volta forzosamente, le stesse regole dello swap.

“Per un investitore retail avrebbe senso tenere i bond, nella speranza di avere l‘intero ammontare. In alternativa si tratterebbe poi di vedersi applicare in un secondo tempo le stesse regole dell‘attuale swap” dice Silvio Peruzzo, economista di Rbs a Londra.

C‘è un‘ultima ipotesi, così fosca da farla diventare quasi improbabile. Quella in cui Atene decida di ‘punire’ coloro, anche se pochi, che non hanno aderito allo swap non rimborsano prorpio nulla.

“Mi sembra un‘ipotesi terroristica” dice un altro analista, “perche porterebbe con se troppe conseguenze negative sia per la Grecia, sia per altre banche della zona euro. Ma non si sa mai”.

Infatti nel caso di mancato rimborso, si tratterebbe di un default vero e proprio e quindi scatterebbero le richieste di rimborso dei Cds, calcolati in oltre 3 miliardi, un fantasma che ricorda i problemi emersi in occasione del fallimento di Lehman.

IN ITALIA DETENTORI RETAIL DIVISI SU ADESIONE A SWAP

Ma qual è il comportamento degli investitori privati in Italia?

Le banche non offrono dati precisi ancora, ma vedono una certa parte di clientela che ha aderito allo swap.

“Abbiamo visto un buon numero di adesioni allo swap da parte della nostra clientela” dice una grande banca italiana senza fornire altri dettagli.

“Al momento direi che le adesioni allo swap rappresentano circa la metà della della nostra clientela retail, ma bisognerà vedere i dati finali” ha detto stamane una seconda grande banca italiana.

L‘attuale proposta di swap, che è stata indirizzata alla clientela, prevede un taglio del valore dell‘investimento del 53,5%, mentre per il rimanente ammontare viene offerta un‘ampia gamma di altri strumenti.

Dell‘ammontare rimanente, il 31,5% verrà scambiato con ben 20 nuovi bond emessi dallo Stato greco con una scadenza variabile tra 11 e 30 anni e un ammortamento a partire dal 2023 e a cedole crescenti: 2% fino a febbraio 2015; 3% fino a febbraio 2020; 3,65% fino a febbraio 2021; 4,30% fino a febbraio 2042.

Separatamente, è prevista, inoltre, l‘offerta di titoli indicizzati alla crescita del Pil greco, con limite del rendimento all‘1%.

Infine la rimanente parte (15%) verrà scambiata con due bond emessi dal fondo salva-stati EFSF (European Financial Stability Facility), che prevedono una scadenza del 12 marzo 2013 l‘uno e del 12 marzo 2014 l‘altro. Gli interessi saranno ad un tasso fisso che verrà determinato alla data di emissione.

Da considerare inoltre che gli interessi maturati verranno corrisposti attraverso l‘attribuzione di un bond emesso dal fondo salva-stati EFSF, zero coupon, scadenza sei mesi.

(Gabriella Bruschi)

(Redazione Milano, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 02 66129504, Reuters messaging: gabriella.bruschi.reuters.com@reuters.net)

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