5 marzo 2012 / 15:08 / 6 anni fa

Fiat smentisce piano chiusura stabilimenti in Italia

di Francesca Piscioneri

Il ministro del Welfare Elsa Fornero. REUTERS/Alessandro Bianchi

ROMA (Reuters) - Fiat annuncia che non esiste un piano per chiudere stabilimenti in Italia, smentendo notizie stampa di oggi secondo le quali il Lingotto avrebbe intenzione di dismettere i siti di Mirafiori e Pomigliano d‘Arco.

“Non esiste alcun piano di chiusura di impianti automobilistici in Italia. La Fiat si riserva ogni opportuna iniziativa di tutela in merito ad illeciti connessi alla diffusione di notizie o documenti falsi”, si legge in un comunicato.

Prima ancora del Lingotto era stata il ministro del Welfare, Elsa Fornero, prova a rassicurare sulle buone intenzioni dei vertici Fiat: “Ho parlato con [l‘Ad di Fiat] Sergio Marchionne e [il presidente] John Elkann. Ho avuto da entrambi la rassicurazione che le notizie di stampa circa la chiusura di stabilimenti in Italia sono destituite di fondamento. Sia il Presidente sia l‘Amministratore delegato del gruppo Fiat mi hanno ribadito che l‘impegno assunto verso il nostro Paese è confermato e rafforzato anche dall‘operazione Chrysler”, si legge in una nota.

Fiat controlla attualmente il 58,5% del gruppo americano con fusione prevista nel 2015.

Stamani, l‘inserto Affari&Finanza di Repubblica ha pubblicato in prima pagina la notizia che Marchionne avrebbe intenzione di chiudere Mirafiori e Pomigliano.

E sempre stamani, in coda ad una intervista al leader Fiom Maurizio Landini - che il 9 ha proclamato contro il Lingotto un nuovo sciopero con manifestazione - il giornale on line Affaritaliani.it pubblicava una slide riferita ad un piano Fiat 2012-2016 nella quale si leggeva la dicitura ‘closed’ accanto ai due stabilimenti torinese e campano.

“Tale tabella non riflette in alcun modo né i piani, né le intenzioni di Fiat”, commenta il Lingotto.

Landini chiedeva nell‘intervista che il governo guidato da Mario Monti avviasse immediatamente un tavolo con i sindacati “perché non è accettabile la scomparsa dell‘industria dell‘auto nel nostro Paese”.

Fornero è impegnata in queste settimane nella difficile trattativa con i sindacati sul mercato del lavoro, in particolare con la Cgil sull‘articolo 18. Non a caso, in coda al comunicato, il ministro si augura che gli “attuali” livelli occupazionali siano garantiti dall‘azienda.

“Da parte mia ho espresso fiducia verso questo impegno e ho rinnovato l‘auspicio che la Fiat possa continuare a rappresentare uno dei principali attori del nostro sistema industriale garantendo almeno gli attuali livelli di occupazione”, afferma il ministro.

MIRAFIORI LA PRIMA A RISCHIO SE OBIETTIVO E’ MERCATO USA

La caccia al sito da chiudere era iniziata dopo che nei giorni scorsi lo stesso Marchionne aveva dichiarato, in una intervista al Corriere della Sera, che gli impianti in Italia hanno tutte le carte in regola per essere competitivi anche per il mercato Usa, ma che, se così non fosse, Fiat sarebbe costretta a chiudere due impianti italiani su cinque.

Dopo la chiusura di Termini Imerese, in Sicilia, Fiat è operativa a Cassino, Melfi, Mirafiori, Pomigliano e Atessa (Chieti).

In un‘ottica basata sull‘appeal da esercitare sul mercato Usa, è Mirafiori il sito più a rischio perché è lì che il Lingotto produrrà due mini suv - uno con il marchio Fiat, l‘altro Jeep - cioè tipologie di vetture adatte a quel mercato.

La vera sorpresa sarebbe una eventuale chiusura di Pomigliano non solo perché lo stabilimento campano è diventato il simbolo della nuova policy di Marchionne sui contratti e sulla politica industriale, ma anche perché la fabbrica ha da poco ricominciato a produrre la Nuova Panda, strappandola alla Polonia, con un investimento di 700 milioni.

Una fonte sindacale fa notare che una chiusura di Pomigliano sarebbe “da un punto di vista industriale una operazione illogica perché per fare ripartire la fabbrica Marchionne ha cambiato anche la linea di montaggio per realizzare una utilitaria, la Panda, in una fabbrica dove storicamente non si sono mai prodotte utilitarie”.

Dei circa 5.000 lavoratori di Pomigliano, ne sono stati riassorbiti al momento circa 2.000.

E Fiat spiega: “Lo stabilimento di Pomigliano produce da circa quattro mesi la Nuova Panda, vettura di punta del marchio Fiat. Per Mirafiori il piano, che è stato stabilito e annunciato, prevede la produzione di due modelli: una vettura del brand Fiat a partire da fine 2013 ed una del brand Jeep a partire dal secondo trimestre 2014”.

Il piano Fabbrica Italia parlava di 20 miliardi di investimenti al 2014. Al momento quelli noti sono circa 2 miliardi: 700 milioni a Pomigliano, 1 mld a Mirafiori e 550 mln alla ex Bertone.

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