2 marzo 2012 / 12:23 / tra 6 anni

Banche, ancora da trovare in Parlamento soluzione su commissioni

ROMA (Reuters) - Si allungano i tempi per risolvere il nodo delle commissioni bancarie su crediti e fidi, abolite con il decreto legge sulle liberalizzazioni e che per questo hanno determinato ieri le dimissioni per protesta dei vertici dell‘Abi, l‘associazione bancaria italiana.

L‘emendamento da inserire nel decreto semplificazioni, che dovrebbe riformulare l‘articolo 27-bis del decreto liberalizzazioni, non risulta ancora depositato.

Ieri Oriano Giovanelli, relatore del Pd alla Camera per le semplificazioni burocratiche, aveva riferito a Reuters di aver presentato in commissione Affari costituzionali e Attività produttive di Montecitorio il testo di modifica, che tuttavia non figura nel resoconto della seduta di ieri.

Secondo quanto riferisce una fonte a conoscenza del dossier, non è detto che sia il decreto sulle semplificazioni il veicolo con il quale governo e gruppi parlamentari risolveranno la questione.

“Le commissioni devono licenziare il decreto sulle semplificazioni martedì per lasciare spazio alle liberalizzazioni. Non è detto quindi che sia questo il veicolo legislativo con cui intervenire”, spiega la fonte.

L‘articolo 27-bis rende “nulle tutte le clausole comunque denominate che prevedano commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento in essere, del loro utilizzo anche nel caso di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido”.

I vertici dell‘Abi, l‘associazione delle banche italiane, hanno denunciato con le loro dimissioni di ieri che questa miisura finirebbe con l‘imporre “prezzi amministrati” e obbligherebbe imprese private, quali sono le banche, a rinunciare a dei ricavi.

Secondo Antonio Patuelli, vice presidente dell‘associazione, la stretta sulle commissioni potrebbe anche avere vizi di costituzionalità rispetto al combinato disposto degli articoli 47 e 41 (comma 1) della Costituzione, che da un lato attribuiscono alla Repubblica il ruolo di coordinare e controllare il credito, ma dall‘altro, con le banche ora non più pubbliche, lasciano libertà all‘iniziativa economica privata.

L‘Abi ritiene, inoltre, che la misura avvantaggerebbe indirettamente le Poste italiane, essendo nella norma contestata citati i contratti bancari ma non quelli postali.

Ora, secondo la fonte, due potrebbero essere le strade per risolvere il problema aperto con l‘articolo 127-bis: “O si interviene nuovamente sulle liberalizzazioni nel passaggio alla Camera, modificando o cancellando quella norma, oppure si inserisce un emendamento nel decreto semplificazioni, ma forse più opportunamente nel corso della seconda lettura in Senato”.

Questo perchè alla Camera, oltre al voler evitare l‘ingolfamento nella I e X Commissione per l‘arrivo del decreto liberalizzazioni, c‘è anche da ricordare il recente monito del presidente della Repubblica.

Il 24 febbraio Giorgio Napolitano ha avvertito governo e partiti di non inserire materie estranee al contenuto dei decreti e forse anche per questo la presentazione di un emendamento del genere al decreto sulle semplificazioni non è ancora avvenuta.

Da quanto è emerso ieri, il governo dovrebbe riformulare l‘articolo 127-bis, assegnando alla norma la funzione di una sanzione verso le banche che non si adegueranno ai futuri criteri sulla trasparenza del Cicr, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio. Questa impostazione, ha detto ieri il presidente dell‘Abi Giuseppe Mussari, troverebbe le banche “assolutamente d‘accordo”.

Il decreto legge sulle liberalizzazioni prevede che il Cicr dia attuazione, “entro il termine del 31 maggio 2012”, ai principi sanciti dall‘articolo 117-bis del Testo unico bancario sulla remunerazione di affidamenti e sconfinamenti.

(Giuseppe Fonte, Stefano Bernabei)

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