1 marzo 2012 / 15:19 / tra 6 anni

Liberalizzazioni, comitato Abi si dimette contro taglio commissioni

ROMA (Reuters) - Il Comitato di presidenza dell‘Associazione bancaria italiana(Abi) ha rassegnato le dimissioni per protestare contro la norma contenuta nel decreto legge sulle liberalizzazioni, e mantenuta nel maxiemendamento presentato dal governo, che taglia le commissioni bancarie.

Il presidente dell'Abi Giuseppe Mussari. REUTERS/Tony Gentile

Lo ha annunciato in una conferenza stampa il presidente dell‘Abi, Giuseppe Mussari.

Il relatore del Pd, Filippo Bubbico, ha detto stamani che il governo modificherà la stretta sulle commissioni bancarie per la concessione di crediti e fidi - inserita nel decreto liberalizzazioni - in un altro provvedimento, probabilmente nel decreto legge sulle semplificazioni all‘esame della Camera.

Bubbico ha spiegato che il governo vuole riformulare la norma limitandone l‘applicazione alle sole banche che non si adegueranno ai futuri criteri sulla trasparenza del Cicr, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio.

Le banche, dice Mussari, “prendono atto con soddisfazione che vogliono riportare la norma a una sanzione verso provvedimenti non trasparenti”, dunque al significato originario, ma non basta.

TAGLIO COMMISSIONI E’ GOCCIA CHE FA TRABOCCARE VASO

Gli istituti di credito contestano soprattutto che attraverso l‘abolizione delle commissioni sui fidi vengano imposti “prezzi amministrati o un divieto di avere dei ricavi”, ha spiegato il presidente Abi ha ricordato le parole del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, al forex di Parma secondo il quale “più trasparenza significa più concorrenza ma un prezzo amministrato non migliora la competizione”.

Per Mussari il rischio è che le banche debbano “rivedere tutte le politiche creditizie e che una norma del genere allontani gli impieghi delle banche straniere in Italia”.

Mussari ha denunciato poi il clima di avversione generale verso le banche dicendo che “questa norma è la goccia che fa traboccare il vaso”.

A una domanda sulla eventuale quantificazione degli impatti economici della norma, Mussari ha detto di augurarsi “di non doverli mai calcolare”.

TAGLIO COMMISSIONI NON RIGUARDA SOLO FIDI

Le sorprese sgradite per gli istituti di credito non si limitano alle commissioni su crediti e fidi.

Il decreto obbliga l‘Abi, le associazioni dei prestatori di servizi di pagamento, Poste italiane, il consorzio Bancomat, le imprese che gestiscono circuiti di pagamento e le associazioni delle imprese più significative a livello nazionale a definire, entro il primo giugno 2012, regole generali “per assicurare una riduzione delle commissioni interbancarie a carico degli esercenti sulle transazioni con carta di credito”.

Un emendamento introdotto dalla commissione Industria del Senato aggiunge che dovrà in ogni caso essere garantita la gratuità delle spese di apertura e di gestione dei conti corrente destinati all‘accredito e al prelievo di pensioni fino a 1.500 euro.

Inoltre, se vincolano l‘erogazione di un mutuo alla stipula di un‘assicurazione sulla vita, le banche dovranno offrire ai clienti informazioni su “almeno due preventivi di due differenti gruppi assicurativi”, ma il cliente sarà comunque libero di scegliere sul mercato la polizza più conveniente e la banca dovrà accettarla senza variare le condizioni offerte per il mutuo.

Diventa poi “scorretta”, in base al codice del consumo, la pratica con cui le banche, a volte, costringono chi vuole stipulare un mutuo “all‘apertura di un conto corrente”.

Vengono infine cancellate le commissioni a carico dell‘esercente per l‘acquisto di carburante con bancomat e carte di credito fino a una somma di 100 euro.

Su queste norme, per ora, nessuna marcia indietro da parte del governo.

(Stefano Bernabei e Giuseppe Fonte)

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