February 23, 2012 / 3:13 PM / 7 years ago

Liberalizzazioni, Senato a rilento, cresce pressione lobby

ROMA (Reuters) - A meno di una settimana dall’approdo in aula e con i diversi gruppi di interesse che aumentano la pressione sul governo, procede a rilento l’esame del decreto legge sulle liberalizzazioni in Senato.

La commissione Industria si è riunita questa mattina per circa 30 minuti aggiornando la seduta prima alle 16,00 poi alle 21,00 di questa sera.

“Più che lavorare diciotto ore al giorno non possiamo fare”, risponde il presidente della commissione, Cesare Cursi, alle critiche sui tempi a singhiozzo dei lavori mossi soprattutto da Italia dei valori e Lega Nord.

I relatori, Filippo Bubbico (Pd) e Simona Vicari (Pdl), stanno negoziando con il governo per trovare una sintesi sui capitoli più simbolici e contestati del decreto: farmacie e professioni.

Alla fine il numero delle nuove farmacie sarà con tutta probabilità inferiore alle 5.000 previste inizialmente dal governo con il decreto.

“Una delle ipotesi” sul tappeto, dice Cursi, consiste nel far salire a 3.500 da 3.000 il numero di abitanti per ogni farmacia, proposta sostenuta principalmente dal Pdl.

Il governo però resiste ed è disponibile ad accettare di ritoccare la soglia a 3.300, continua il presidente della commissione Industria aggiungendo che “la discussione è ancora aperta”.

Suscita forti resistenze anche la cancellazione delle tariffe minime per i professionisti stabilita dall’articolo 9. Secondo una fonte politica un’ipotesi di compromesso potrebbe salvare le tariffe per altri quattro o cinque mesi in attesa che il ministero della Giustizia riveda l’intera disciplina individuando “parametri ottimali” di retribuzione. Gli avvocati chiedono inoltre di introdurre limiti alla possibilità che nelle società di professionisti possano entrare “soci di capitale”, cioè non professionisti.

TENSIONI TRA PARTITI CHE SOSTENGONO MONTI

Il confronto è reso più difficile dopo che ieri il governo ha dato il via libera a un emendamento che fa tornare ai sindaci il potere di aumentare le licenze del servizio taxi. Nella versione uscita da Palazzo Chigi il decreto attribuisce alla futura Autorità dei traporti il compito di far salire le licenze proprio perché i sindaci si sono finora mostrati troppo sensibili alla pressione dei tassisti.

“Quello che è successo sui taxi non ci piace. Noi abbiamo riproposto il testo originale per riportare questa scelta all’Autorità”, dice il vice presidente del gruppo Udc alla Camera Gianluca Galletti nel corso di una conferenza stampa del Terzo polo alla Camera.

“Non vogliamo dare l’idea di un Parlamento che arretra. Se alla fine uscirà un testo contrario [alla volontà del governo] il Terzo polo valuterà se e come votare”, aggiunge Francesco Rutelli, leader dell’Api che, assieme a Udc e Fli, costituisce il Terzo polo.

Il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, dice che “ci sono stati alcuni passi avanti e non solo passi indietro”, ma ribadisce che la linea del partito è di chiedere “qualche sforzo in più” su professioni, energia, benzina e farmaci.

“Il testo finale è migliore e più avanzato dell’immagine di retromarcia che sta passando”, dice il centrista del Pd Enrico Letta a cui risponde su Twitter il portavoce di Bersani, Stefano Di Traglia, rilanciando che anche il Terzo polo ha dubbi e difendendo così le perplessità avanzate dalla segreteria dalle polemiche interne.

Il Pd si riferisce agli emendamenti approvati ieri in commissione sulle sanzioni (fino a 40.000 euro) contro le clausole vessatorie e sulle misure per rendere più facile avviare un’azione di classe.

È cambiato anche l’articolo 28, che ora definisce “scorretta” la pratica con cui le banche talvolta costringono chi vuole stipulare un mutuo “all’apertura di un conto corrente”.

(Giuseppe Fonte)

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