21 febbraio 2012 / 17:54 / 6 anni fa

Borsa Milano, lieve calo. Spread sotto 350 pb, euro risale

L'ingresso della Borsa di Milano. REUTERS/Alessandro Garofalo

MILANO (Reuters) - Piazza Affari chiude in lieve calo una seduta caratterizzata da generali realizzi in un mercato che aveva già incorporato negli ultimi rialzi le attese sull‘accordo relativo al piano di salvataggio della Grecia, arrivato poi stanotte dall‘Eurogruppo di Bruxelles.

Gli operatori segnalano il classico caso di ‘buy the rumour, sell the news’, sottolineando al tempo stesso che al di là del sollievo per la notizia attesa, rimane la preoccupazione per la reale capacità della Grecia di portare avanti il pesante programma di austerità concordato con i creditori internazionali.

L‘indice FTSE Mib termina a -0,08%, dopo che in mattinata era arrivata a perdere oltre l‘1% mentre l‘AllShare cede lo 0,04%.

L‘indice paneuropeo FTSEurofirst 300 cede lo 0,46%, mentre tra le singole piazze europee Francoforte cede lo 0,5%, Parigi lo 0,2% e Londra lo 0,2%.

L‘accordo sul bailout greco, arrivato nella nottata dall‘Eurogruppo di Bruxelles, sostiene anche il debito periferico, con i Btp che chiudono in rialzo e lo spread su Bund che scivola sui minimi da quasi sei mesi, per poi ritracciare verso area 350 pb.

Alle 18,30 italiane, su piattaforma Tradeweb, lo spread di rendimento tra Btp e Bund decennali viaggia sui 346 punti base, comunque in calo dai 352 della chiusura di ieri ma sopra il minimo toccato in giornata a quota 338, minimo dall‘8 settembre dell‘anno scorso.

Euro altalenante oggi, dopo l‘accordo sul nuovo prestito alla Grecia. La moneta unica ha vissuto una mattinata in rialzo, con un primo pomeriggio in cui invece hanno prevalso la cautela e i dubbi sull‘implementazione dell‘accordo.

Dopo aver toccato i massimi a 1,3292, l‘euro è sceso fino a 1,3184 per poi risalire, alle 18,30, a 1,3259.

Il prezzo del Brent resta sopra i 120 dollari, sostenuto dal calo delle forniture di Iran e Sudan.

Il taglio dell‘offerta, i segnali di ripresa dell‘economia Usa e l‘allentamento della politica monetaria in Cina contribuiscono a mantenere in tensione i prezzi del petrolio.

Le sanzioni occidentali al regime di Teheran, secondo produttore dell‘Opec, fanno pensare che le quotazioni si manterranno su livelli elevati per diverso tempo.

Anche la Cina, principale cliente dell‘Iran, sta riducendo le importazioni di greggio: Unipec, braccio commerciale della società di raffinazione Sinopec, secondo quanto preannunciato da una fonte industriale, probabilmente nel 2012 comprerà il 10-20% in meno di petrolio da Teheran.

In forte rialzo, invece, il greggio Usa, dopo aver toccato lunedì un massimo di 105,44 dollari, il massimo dal 5 maggio. Alle 18,30 italiane il prezzo del greggio statunitense è in rialzo di 1,64 dollari a 104,90.

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