21 febbraio 2012 / 13:07 / 6 anni fa

Borsa Milano debole, spread in area 350 pb, euro frena

MILANO (Reuters) - Prevalgono i realizzi a Piazza Affari e, più in generale sui mercati europei, che reagiscono con cautela all‘accordo raggiunto stamani dall‘Eurogruppo sul secondo piano di aiuti alla Grecia.

L'ingresso della Borsa di Milano. REUTERS/Alessandro Garofalo

“La notizia dell‘accordo era in qualche modo già stata scontata dai movimenti delle ultime settimane”, osserva un trader. Secondo un altro, “non c‘era una persona sulla Terra che potesse pensare che non si trovasse alla fine un accordo”.

Intorno alle 13,45 l‘indice FTSE Mib perde lo 0,67%, così come l‘AllShare. L‘indice paneuropeo FTSEurofirst 300 cede lo 0,5%, mentre tra le borse europee Francoforte cede lo 0,66%, Londra lo 0,37% e Parigi lo 0,59%.

L‘accordo sul bailout greco, arrivato nella nottata dall‘Eurogruppo di Bruxelles, sostiene il debito periferico, con un Btp in rialzo e lo spread su Bund che scivola sui minimi da quasi sei mesi, per poi ritracciare verso area 350 pb.

L‘accordo mette un punto fermo dopo mesi di incertezza, soprattutto rispetto al temutissimo scenario di un default disordinato della Grecia, il mese prossimo, anche se al di là dell‘ottimismo di queste ore resta la preoccupazione per la reale capacità di Atene di portare avanti il pesante programma di austerità concordato con i creditori internazionali.

Alle 13,45, su piattaforma Tradeweb, lo spread di rendimento tra Btp e Bund decennali viaggia sui massimi di seduta a 350 punti base - comunque in calo dai 352 della chiusura di ieri - rimangiandosi parte del movimento iniziale che aveva fatto scivolare il differenziale fino a quota 338, minimo dall‘8 settembre dell‘anno scorso.

Dopo il picco di 1,3292 segnato grazie al disco verde dell‘Eurogruppo al secondo pacchetto di aiuti alla Grecia, l‘euro riduce i guadagni sul dollaro e alle 13,45 italiane vale 1,3225, in ribasso rispetto alla chiusura di ieri a 1,3245, frenato dalla preoccupazione sulla capacità di Atene di gestire l‘onere del debito.

I futures su Brent e greggio leggero Usa hanno preso invece direzioni differenti, con il primo che scende e il secondo che sale, ma in sostanza si confermano su livelli elevati, sostenuti dal calo delle forniture di Iran e Sudan.

Il taglio dell‘offerta, i segnali di ripresa dell‘economia Usa e l‘allentamento della politica monetaria in Cina contribuiscono a mantenere in tensione i prezzi del petrolio.

Le sanzioni occidentali al regime di Teheran, secondo produttore dell‘Opec, fanno pensare che le quotazioni si manterranno su livelli elevati per diverso tempo.

Attorno alle 13,45 italiane, il futures sulle consegne di Brent scende di 17 cent, a 119,88 dollari il barile, dopo aver segnato un massimo di 120,40 dollari. Il contratto di riferimento sul greggio leggero Usa avanza di 1,41 dollari, a 104,59 dollari il barile, dopo aver toccato un punto più alto a 105,44 dollari.

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