February 17, 2012 / 1:13 PM / in 6 years

Grecia, Monti-Merkel-Papademos fiduciosi in accordo a Eurogruppo

di Giselda Vagnoni

ROMA (Reuters) - Italia, Germania e Grecia esprimono ottimismo sulla possibilità che i ministri delle Finanze della zona euro lunedì diano il via libera al secondo piano di aiuti ad Atene scongiurando un default disordinato dello Stato greco.

E lo fanno attraverso un comunicato di palazzo Chigi che sembra sancire il ruolo di mediatore tra Stati europei core e periferici che il presidente del Consiglio italiano ed ex commissario Ue Mario Monti ha detto di voler svolgere sin dal momento della sua nomina in novembre.

“Monti ha avuto una telefonata con la cancelliera Angela Merkel e il primo ministro greco Lucas Papademos”, recita un comunicato emesso in tarda mattinata.

“Al termine di questo colloquio, dettagliato e condotto con spirito costruttivo, i tre partecipanti si sono dichiarati fiduciosi che lunedì all’Eurogruppo potrà essere raggiunto l’accordo sulla Grecia”.

L’idea della telefonata, come spiegato dal governo, è stata di Monti ed è stata annunciata poco dopo la notizia - potenzialmente destabilizzante per la Germania e dunque per l’area dell’euro - che la Cancelliera non sarebbe venuta Roma in giornata per le improvvise dimissioni del presidente tedesco e suo protetto Christian Wulff accusato di aver ricevuto favori politici.

“Il previsto incontro [...] è stato cancellato per motivi di politica interna in Germania”, spiegava palazzo Chigi di prima mattina assicurando tuttavia che i due leader si sarebbero tenuti “in stretto contatto durante il fine settimana, in vista dell’Eurogruppo di lunedì”.

Poi l’annuncio di una sorta di colloquio pacificatore via Roma tra due capitali che da tempo si scambiano accuse reciproche sulla gestione della crisi: “Su iniziativa del presidente Monti, avrà luogo oggi, a fine mattinata, una conversazione telefonica a tre, con la cancelliera Merkel e il primo ministro greco Lucas Papademos”.

Per evitare il default, Atene ha bisogno che l’Unione europea si dichiari soddisfatta degli impegni assunti dai greci in tema di consolidamento dei conti pubblici e riforme e approvi un secondo piano di salvataggio da 130 miliardi di euro.

Il 20 marzo, infatti, il governo greco sarà chiamato a rimborsare 14,5 miliardi di debito o dichiarare bancarotta.

Ieri sera Atene ha messo a punto le ultime misure richieste per realizzare i risparmi extra richiesti da Unione europea e Fondo monetario internazionale.

Non tutto però è stato ancora deciso e i grandi sacrifici richiesti al popolo greco pesano su rapporti tra Atene e Berlino.

La Germania capeggia lo scetticismo diffuso nei Paesi nordici sulla capacità dei politici greci, dopo le elezioni di aprile, di mantenere gli impegni presi in tema di riduzione dei salari, delle pensioni e dei posti di lavoro pubblici.

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha paragonato la Grecia a “un pozzo senza fondo” e Berlino ha fatto sapere di voler avere un maggior controllo su quanto viene deciso sotto il Partenone per contenere la spesa pubblica.

Il ministro greco per l’Ordine pubblico Christos Papoutsis ha protestato per quello che ha definito “un puro ricatto”.

ITALIA PAESE PONTE

Dal momento della sua nomina a palazzo Chigi, Monti non ha fatto mistero di voler utilizzare la sua esperienza decennale a Bruxelles per fare dell’Italia un Paese ponte tra gli Stati core e quelli periferici dell’Unione.

“La crisi ha creato troppi risentimenti e ha diviso gli Stati europei per latitudini. Tutte queste divisioni sono da rifiutare decisamente”, ha detto martedì scorso al Parlamento di Strasburgo.

Agli europarlamentari Monti ha ricordato che sono state proprio la Francia e la Germania le prime nazioni a non rispettare il Patto di stabilità nel 2003 e che dunque “non ci sono buoni e cattivi” in Europa, ma, al contrario, tutti si devono sentire “corresponsabili” per la crisi che ha colpito il debito sovrano della zona euro.

“L’Italia intende lavorare per una Ue inclusiva e non esclusiva”, ha detto ancora.

Con il via libera dei ministri delle Finanze della zona euro al secondo piano di salvataggio per la Grecia, Atene potrà lanciare formalmente il suo piano di ristrutturazione del debito con i creditori privati che punta a dimezzare il valore nominale di quanto la Grecia deve agli investitori, abbattendo il debito di 100 miliardi di euro.

Lunedì i ministri delle Finanze esamineranno anche i risultati di un’analisi sulla sostenibilità del debito greco per verificare di quanto verrà ridotto entro il 2020 il rapporto debito/pil oggi al 160%.

Dallo studio, messo a punto da Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale, emergerebbe un rapporto del 129% contro l’obiettivo del 120% fissato dal Consiglio Ue in ottobre.

Per colmare questo gap potrebbe entrare in gioco la Banca centrale europea che in questi mesi ha comprato 40 miliardi di bond ellenici sul mercato secondario per sostenerne i corsi.

Fonti delle banche centrali dell’eurostistema hanno riferito a Reuters che la Bce sta valutando se permettere che i titoli detenuti nei portafogli di investimento degli istituti centrali della zona euro siano assoggettati alle svalutazioni che verranno concordate dalla Grecia con i creditori privati.

Gli istituti centrali della zona euro detengono circa 20 miliardi di titoli di Stato greci e se registrassero perdite sui loro portafogli di investimento si avrebbe un ulteriore contributo positivo per Atene, in aggiunta ai 12-15 miliardi derivanti dalla rinuncia ai profitti alla scadenza naturale dei titoli decisa da Francoforte.

Oltre a Merkel, Monti e Papademos, ci sono altri segnali che fanno pensare a un ordinata composizione della crisi greca.

“Occorre assolutamente fare il possibile perché la Grecia non faccia default, sarebbe drammatico sia per i greci sia per l’Europa”, ha detto stamani il primo ministro francese.

François Fillon ha anche sottolineato che la Merkel è dello stesso avviso, anche se all’interno dell’esecutivo federale esistono posizioni divergenti.

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