2 febbraio 2012 / 10:34 / tra 6 anni

Mercato lavoro, Fornero: riforma anche senza consenso sindacati

di Alberto Sisto

<p>Il ministro del Lavoro Elsa Fornero. REUTERS/Alessandro Bianchi</p>

ROMA (Reuters) - Il governo punta ad approvare entro due settimane una riforma del mercato del lavoro con o senza il consenso dei sindacati.

Nei progetti dell‘esecutivo, la possibilità di considerare come giusta causa i licenziamenti per motivi economici.

E’ questo il messaggio inviato dal ministro Elsa Fornero alle parti sociali nell‘incontro in corso a palazzo Chigi secondo quanto riferito da un partecipante.

“Il governo farà di tutto per non perdere il treno e se lo facciamo insieme siamo contenti, altrimenti cercheremo comunque di farlo”, ha detto il ministro.

“Il ministro Fornero ha parlato di licenziamenti per motivi economici, senza il tema del reintegro ma solo con l‘indennità di licenziamento. Il tema è sul tavolo”, ha detto il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.

Nella conferenza stampa finale il leader della Uil Angeletti ha detto che “se c’è crisi per un‘azienda questa costituisce un motivo per il licenziamento, ma deve motivarlo”, senza specificare se stesse parlando di licenziamenti collettivi o individuali. Angeletti ha insistito però sul fatto che “l‘onere della prova rimanga a carico delle aziende”.

Dal suo insediamento a metà novembre, il governo di Mario Monti ha varato una manovra da 40 miliardi per garantire il pareggio di bilancio nel 2013 e un pacchetto di misure per aprire i servizi alla concorrenza e renderli più efficienti.

Il prossimo obiettivo dell‘esecutivo dei tecnici, chiamato a mettere in sicurezza i conti pubblici e ad approvare misure in grado di dare spinta all‘economia, è quello di introdurre maggiore flessibilità nel mercato del lavoro entro il prossimo eurogruppo del 20 febbraio.

“Sui tempi: meglio due settimane che tre. Abbiamo tempi ristretti, il governo è disponibile a parlarvi congiuntamente o separatamente, già da prossima settimana. Poi possiamo fare altri incontri di questo tipo”, ha detto il ministro.

“L‘incontro di oggi non è rituale perchè la Ue, i mercati, noi e voi sappiamo che questa è l‘occasione per fare qualcosa di buono per il mercato e, se non la cogliamo, la perdiamo”.

Gli argomenti in discussione toccano la revisione dei contratti e del sistema degli ammortizzatori sociali, formazione e flessibilità.

Sembra ci sia già intesa sull‘apprendistato come contratto unico per l‘ingresso al lavoro e sul lasciare immodificato l‘attuale sistema di ammortizzatori sociali: cig ordinaria, cigs straordinaria e indennità di disoccupazione per i licenziati.

La platea delle aziende che contribuiscono al finanziamento degli ammortizzatori sociali dovrebbe essere estesa.

Sindacati e imprenditori vogliono anche difendere il sistema degli Enti bilaterali in materia di formazione.

Più complesso sarà accordarsi sulla flessibilità e la produttività.

Sindacati e Confindustria vogliono incentivi fiscali per il salario di produttività e per favorire la trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato.

PIU’ FLESSIBILITA’ IN USCITA

La questione più spinosa da affrontare è il desiderio degli industriali di avere la flessibilità in uscita, ossia rendere meno stringente il vincolo dell‘articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che obbliga il datore di lavoro di un‘azienda con oltre 15 dipendenti a reintegrare il lavoratore licenziato senza giusta causa.

La Confindustria vuole che l‘obbligo di reintegro rimanga solo per contrastare i licenziamenti discriminatori.

“Vogliamo una indennità al posto del reintegro per tutti i licenziamenti che non sono per motivi ideologici (colore, razza, donna in maternità, eccetera): per questi ultimi va bene il reintegro”, ha detto Marcegaglia.

Ieri sera il leader della Cgil, Susanna Camusso, ha detto che l‘articolo in questione è un elemento di civiltà perchè impedisce i licenziamenti discriminatori.

Oggi il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha invitato il governo “ad andare cauto sull‘articolo 18”.

La settimana scorsa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà ha detto a Reuters che l‘articolo 18 è un simbolo sul quale non si vuole discutere probabilmente da nessuna delle due parti, ma ci sono altri sistemi per introdurre più flessibilità in entrata e in uscita.

“Se siamo d‘accordo sulla flessibilità possiamo anche non nominare l‘articolo 18”, ha detto il braccio destro di Monti.

A dicembre il tasso di disoccupazione italiano è salito all‘8,9%, il livello più alto almeno dall‘inizio delle serie storiche nel 2004. La manodopera complessivamente inoccupata, secondo dati Bankitalia è pari a oltre l‘11% considerando i cassintegrati e gli scoraggiati ossia coloro che pur essendo disponibili a lavorare hanno smesso di cercare.

Nell‘incontro a palazzo Chigi il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, avrebbe detto che quest‘anno in Italia sono a rischio altri 250.000 posti di lavoro.

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