1 febbraio 2012 / 16:29 / 6 anni fa

Banche, Eba ribadisce necessità rafforzamento capitale

ROMA (Reuters) - L‘Autorità bancaria europea (Eba) ribadisce la necessità che le banche europee si rafforzino patrimonialmente per sterilizzare le perdite potenziali su titoli di Stato e portafogli di trading in generale.

“Da più parti sono state sollevate richieste di ritardare, o addirittura ritirare, le richieste di ricapitalizzazione. Rimango convinto che uno sforzo di ricapitalizzazione delle banche europee sia un passaggio necessario”, ha detto il presidente dell‘Eba Andrea Enria nel corso di un‘audizione in Senato.

L‘Eba ha chiesto alle più grandi banche europee di portare al 9% il rapporto tra capitale di qualità più elevata (Core tier 1) e attività ponderate per il rischio.

Le cinque banche italiane che hanno partecipato all‘esercizio dell‘Autorità Europea sono Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Unione di banche italiane.

Unicredit ha appena concluso con successo un aumento di capitale da 7,5 miliardi che copre da solo circa la metà del fabbisogno di capitale complessivo per l‘Italia, pari a 15,4 miliardi.

Enria conferma che i piani di rafforzamento delle banche saranno esaminati nella riunione del consiglio Eba già convocata per l‘8 e il 9 febbraio e annuncia l‘avvio di un monitoraggio “per seguire il processo di deleveraging e assicurare che questo si svolga in maniera ordinata”.

“Vorrei anche dare rassicurazioni sul nostro impegno a evitare che l‘esercizio di ricapitalizzazione sia causa di un ulteriore impulso alla contrazione del credito”, ha aggiunto il presidente dell‘Eba.

“PERICOLOSO” PROCESSO IN ATTO DI RINAZIONALIZZAZIONE BANCHE

Secondo Enria, “bisogna resistere all‘argomento per il quale le regole più rigorose sul capitale delle banche portano ad un restringimento del credito all‘economia”.

“Non c’è soluzione alla crisi che non passi per un rafforzamento patrimoniale”, dice il presidente dell‘Eba rispondendo alle pressioni della lobby bancaria che chiede di rivedere tempi e dimensione degli aumenti di capitale.

Enria pone a confronto le crisi giapponese e scandinava di inizio anni novanta per sostenere la tesi che non sempre requisiti patrimoniali più bassi sono il modo migliore di favorire la crescita.

“Nel caso giapponese, la preoccupazione per l‘impatto sull‘economia reale ha portato ad evitare interventi di deleveraging per lungo tempo. Questo si è associato a un periodo di stagnazione molto lungo”, ha detto..

“Nell‘altro esempio, la crisi dei paesi nordici, si è avuto un intervento molto forte: lo Stato ha pulito i bilanci delle banche, ha ridotto l‘eccesso di capacità finanziaria creato negli anni della bolla e ha messo le banche nella condizione di far ripartire i finanziamenti all‘economia”, ha poi aggiunto.

Enria ripete più volte ai senatori che il processo di deleveraging bancario ha avuto inizio “ben prima che l‘Eba avviasse la discussione sulla ricapitalizzazione”.

“Il mercato sta riprendendo un processo di rinazionalizzazione dei sistemi bancari che è molto pericoloso: le banche di un paese non finanziano le banche di altri Paesi”, secondo il presidente dell‘Eba.

“Se vogliamo evitare un deleveraging disordinato bisogna riattivare il mercato della raccolta bancaria. Oggi per esempio il mercato del finanziamento in dollari per le banche europee è scomparso”, continua.

Secondo Enria, non è neppure corretto sostenere che l‘Eba penalizzi soprattutto le banche italiane perché il rafforzamento patrimoniale è rischiesto “a prescindere dalle esposizioni sovrane in portafoglio”.

“Per le banche italiane, solo il 3,9% dello shortfall di capitale è attribuibile alla richiesta di valutare al valore di mercato le esposizioni sovrane nel banking book”, dice il presidente dell‘Eba.

(Giuseppe Fonte)

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