1 febbraio 2012 / 14:59 / 6 anni fa

Liberalizzazioni, Bankitalia: sono strada "obbligata"

ROMA (Reuters) - Le liberalizzazioni sono una strada “obbligata” per far uscire l‘Italia dalla stagnazione economica degli ultimi 15 anni.

Lo dice la Banca d‘Italia fornendo una valutazione del decreto legge approvato dal governo lo scorso 20 gennaio.

“È indubbio che con questo decreto si fanno dei passi avanti concreti e rilevanti nella modernizzazione del Paese. Occorre procedere in questo sforzo. I frutti potranno non vedersi subito, ma è una strada obbligata per far uscire l‘economia italiana dalla condizione quasi stagnante degli ultimi quindici anni”, dice il vice direttore di Bankitalia Salvatore Rossi nel corso di un‘audizione in Senato.

Se la valutazione è nel complesso positiva, Bankitalia sottolinea tuttavia che “in alcuni casi il decreto rinvia a norme attuative da cui dipenderà crucialmente l‘efficacia dei provvedimenti; in altri casi non vengono confermati importanti avanzamenti proposti lo scorso agosto; in altri ancora esse appaiono parziali; in alcuni settori non si è intervenuti”.

Per i notai, ad esempio, il decreto prevede “un limitato incremento del numero delle sedi (meno del 10% per cento)”. Per le farmacie l‘ampliamento è “più significativo” (oltre il 25%). Ma in entrambi i casi il governo “ha preservato gli attuali stretti limiti all‘accesso da parte di altri soggetti”.

“Un approccio più orientato a rendere contendibili quei mercati, in particolare riconsiderando le riserve di attività e le esigenze di servizio universale, pur con tutte le necessarie garanzie e tutele per gli utenti, darebbe a questi ultimi benefici molto maggiori”, sottolinea Monti.

Nei servizi bancari il decreto ripropone l‘obbligo per gli intermediari di offrire un conto di base semplice e trasparente ma Bankitalia sollecita “ulteriori interventi normativi che accrescano la trasparenza e il valore segnaletico dei prezzi applicati dalle banche, consentendo alla clientela scelte più consapevoli ed efficienti”.

Non va molto meglio per il mondo delle altre professioni, dove Bankitalia sottolinea che il venir meno dell‘obbligo di pattuire il compenso per iscritto “rappresenta invece un passo indietro rispetto a quanto previsto dalla manovra di agosto”.

“La pattuizione per iscritto del compenso, riducendo le asimmetrie informative tra clienti e professionisti, favorirebbe lo sviluppo di dinamiche concorrenziali e accrescerebbe le tutele per i clienti. Nella professione forense, essa potrebbe avere anche importanti riflessi sul funzionamento della giustizia civile: rendendo il cliente più consapevole delle complessive spese di un giudizio, contribuirebbe a scoraggiare la presentazione di cause di rilievo modesto o con limitate possibilità di successo”, dice Rossi.

Perplessità suscita anche la parte del decreto che abolisce le tariffe minime professionali mantenendo però un regime regolato “nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale”.

“Tali parametri non possono però essere utilizzati nei contratti tra professionisti e clientela ‘debole’ (famiglie e microimprese), pena la nullità della clausola relativa alla determinazione del compenso. La formulazione dell‘articolo può dar luogo a incertezze interpretative tali da ridurne la portata liberalizzatrice”.

Bankitalia promuove senza alcun dubbio invece la separazione tra Eni e Snam rete gas, decisione “di grande rilievo” che “dovrebbe garantire un più equo accesso alle infrastrutture e stimolare gli investimenti per il loro sviluppo”.

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