27 gennaio 2012 / 11:33 / tra 6 anni

Ue, Rehn: "molto vicini a un accordo sulla Grecia"

di Paul Taylor e Paul Carrel

DAVOS (Reuters) - Dal Forum mondiale di Davos arrivano segnali di ottimismo sulla possibilità di evitare in tempi rapidi un default disordinato della Grecia e di comporre la crisi del debito della zona euro.

Secondo il commissario europeo agli Affari economici e monetari Olli Rehn “siamo molto vicini a un accordo” fra Atene e i suoi creditori privati sull‘entità delle perdite da subire in modo volontario sui titoli di Stato greci in portafoglio.

“Se non sarà oggi, sarà durante il fine settimana e preferibilmente a gennaio, non a febbraio”, ha aggiunto Rehn a margine del meeting internazionale in corso in Svizzera sottolineando quanto siano stati cruciali gli interventi della Bce per evitare un credit crunch e facilitare nuove emissioni obbligazionarie da parte di Italia, Spagna e Irlanda.

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, nella stessa occasione, ha detto che mettere a punto un nuovo pacchetto di salvataggio per la Grecia non è stato facile per la scarsa performance realizzata da Atene in passato, ma sarà fatto nei prossimi giorni.

“Non ci aspettiamo un default in Grecia”, ha detto.

Schaeuble, tuttavia, ha avvertito che Atene dovrà centrare gli impegni presi in tema di riforme economiche e fiscali che non ha rispettato negli ultimi due anni.

Da quanto emerso finora, riferiscono fonti europee, sembra che l‘accordo sullo swap del debito greco per il settore privato lascerà da coprire ancora 12-15 miliardi di euro per portare il debito greco al livello del 120% del Pil considerato sostenibile dal Fondo monetario internazionale.

Il ministro dell‘Economia spagnolo Luis de Guindos ha detto che la Banca centrale europea non dovrebbe procedere alla svalutazione dei bond greci che ha acquistato sul secondario a prezzi ridotti per calmierare i mercati dei titoli di Stato, dal momento che questo potrebbe compromettere la sua politica monetaria.

All‘interno del Consiglio direttivo della Bce è in corso un dibattito su se e come contribuire al piano di salvataggio della Grecia. Una decisione non è ancora stata presa. Fonti della Bce dicono che la banca non vuole subire svalutazioni perchè questo rappresenterebbe una forma di finanziamento ai governi della regione e costituirebbe un cattivo precedente.

Molti membri del Consiglio, tuttavia, ritengono non sia opportuno che la Bce guadagni sui titoli greci al momento della loro scadenza naturale mentre altri subiscono minusvalenze.

MAGGIORE CAPACITA’ DI FUOCO

Secondo Rehn, i leader dei 17 paesi della moneta unica decideranno nelle prossime settimane se combinare le risorse finanziarie del fondo salva-stati temporaneo con quelle del nascente fondo permanente per avere più risorse finanziare a disposizione per combattere la speculazione.

Se sommate i 250 miliardi di euro ancora disponibili nella pancia dell‘European Financial Stability Facility, i previsti 500 miliardi di euro dell‘European Stability Mechanism e altri 500 miliardi del FMI, “potete rendervi conto di che cifra stiamo parlando”.

Anche a Davos, il direttore generale del Fondo Christine Lagarde non ha allentato la pressione sugli europei affinchè rafforzino i loro strumenti di difesa finanziaria.

Tutti i ministri europei delle Finanze hanno espresso grande apprezzamento per la decisione della Bce di inondare le banche europee con liquidità a basso costo nell‘ultima operazione di rifinanziamento illimitato a tre anni.

La mossa Francoforte ha dato respiro agli istituti di credito della zona euro e ai governi ma c’è ancora molto da fare sul lato della crescita, hanno aggiunto.

“Adesso dobbiamo riflettere insieme su cosa fare per sostenere l‘economia”, ha detto il ministro dell‘Economia francese Francois Baroin.

Il segretario del Tesoro Usa Timothy Geithner ha elogiato i passi avanti compiuti dalla zona euro per risolvere la crisi ma ha sottolineato che le manovre correttive possono alimentare una spirale recessiva e che l‘Europa ha bisogno di strumenti di difesa finanziaria più robusti se vuole evitare nuove crisi in futuro.

“Penso che gli europei siano coscienti del fatto che il pezzo mancante di questo mosaico è la costituzione di un firewall più forte ed efficiente”, ha detto Geithner in una delle tavole rotonde di Davos.

Usa, Cina e altre grandi economie non europee vogliono che la zona euro metta sul tavolo maggiori fondi propri per risolvere la crisi prima di chiedere un aumento delle risorse del Fmi.

Se i paesi europei si mostreranno determinati, ha detto Geithner, altre nazioni del Fmi si muoveranno per sostenere questi sforzi.

Rehn ha detto di sperare che dei progressi possano essere compiuti alla prossima riunione del G20 finanziario in Messico di fine febbraio.

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