23 gennaio 2012 / 12:57 / 6 anni fa

Riforma lavoro, parti si danno un mese per trattare

ROMA (Reuters) - Ci sarà un mese di tempo nelle trattative per riscrivere le regole del mercato del lavoro con particolare riferimento ai contratti e agli ammortizzatori sociali.

<p>Il ministro del Welfare Elsa Fornero. REUTERS/Remo Casilli</p>

Sono i tempi che il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha dettato questa mattina nell‘incontro a palazzo Chigi durante il primo incontro con tutte le parti sociali, appena terminato.

Cinque i campi di intervento designati dal ministero del Welfare: tipologie contrattuali, formazione-apprendistato, flessibilità e ammortizzatori e servizi per il lavoro, rimodulati dopo l‘incontro.

Il governo, lo si è capito dall‘intervento del presidente del consiglio Mario Monti, non ha mollato del tutto la questione del reintegro dei licenziati: “Non riducete tutto all‘articolo 18”, ha esortato Monti prima di lasciare l‘incontro per recarsi a Bruxelless. E su questo tema i sindacati hanno detto che c’è solo una disponibilità a discutere delle modalità di ridurre i tempi del contenzioso relativo ai reintegri.

“Non è interesse di nessuno, né imprese né lavoratori, di protrarre le cause se c’è modo di accorciare i tempi: su questo siamo d‘accordo”, ha detto il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, in conferenza stampa.

Il governo vuole ridurre la vasta pletora di tipologie contrattuali oggi esistenti. Questa parte però, visto che raccoglie i consensi di tutti, verrà discussa solo nella fase terminale del negoziato, ha annunciato la Fornero.

Per la riforma degli ammortizzatori sociali il governo dice di voler arrivare all‘universalità del sostegno ma ha avvertito “che, nel breve periodo, non abbiamo risorse da spendere su questo capitolo”, quindi si possono riscrivere le norme ma la loro entrata in vigore può essere “dilazionata”.

I cardini su cui vuole proseguire il governo prevedono un doppio livello di intervento: uno per le crisi di mercato e l‘altro per sostenere il reddito delle persone che perdono il posto di lavoro.

Altro segnale lanciato dal ministro Fornero l‘abbandono del contratto collettivo di lavoro così come lo conosciamo fino ad esso: in futuro - è questo l‘auspicio del governo - dovrà modularsi in funzione dell‘anzianità lavorativa dei dipendenti, più ricco nella prima parte, meno nella fase conclusiva della vita lavorativa. Sono idee che la Fornero ha già spiegato in diversi interventi da quando è succeduta al ministro Maurizio Sacconi.

Oltre alle novità dei contenuti, un‘altra riguarderà la metodologia. Le parti sociali daranno il loro contributo, per via informatica, su di un testo messo a punto dal governo. Un po’ come fanno le autorità quando invitano alla consultazione pubblica gli stake-holder di settore.

L‘importante, però, ha voluto sottolineare polemicamente con la Fornero il segretario della Uil, Luigi Angeletti, è che il metodo non si risolva con una “professoressa che ci dà il tema è poi corregge i nostri errori”.

Intanto i sindacati hanno avviato il confronto correggendo proprio il testo del ministro che, al termine dell‘incontro, ha annunciato ai presenti l‘invio di un testo rivisto alle parti sociali.

Su di una cosa bisogna fare chiarezza, ha detto la segretaria della Cgil Susanna Camusso: “Non abbiamo condiviso il documento del ministro, tanto che anche la definizione delle aree tematiche è cambiata: da cinque sono diventate quattro”, con l‘accorpamento della sezione ammortizzatori sociali e quella dei servizi per il lavoro.

La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, si è detta soddisfatta per l‘andamento della mattinata precisando che la riduzione delle tipologie di contratti dovrà servire solo per scongiurare gli abusi “come per le partite Iva”, ma non deve intaccare il ventaglio di “flessibilità offerto dalla riforma Biagi”.

Scontato il sì dell‘Associazione degli imprenditori a discutere di “flessibilità in entrata e anche in uscita”.

Le parti si rivedranno nei prossimi giorni, il confronto telematico, infatti si farà, ma non sostituirà la trattativa faccia a faccia che piace molto di più al sindacato.

(Alberto Sisto)

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