16 gennaio 2012 / 13:07 / 6 anni fa

Banche, domani banchieri da Visco per preparare Eba-day

ROMA/MILANO (Reuters) - La presentazione dei piani da 15,4 miliardi che le principali banche italiane devono portare in Bankitalia entro venerdì 20 per rispettare le richieste dell‘Eba avrà un prologo domani sempre a Palazzo Koch in occasione dell‘incontro tra il governatore e i banchieri.

Nonostante l‘appuntamento sia solitamente incentrato su uno scambio di vedute sulla congiuntura, il tema dei rafforzamenti patrimoniali, sollecitati dall‘Autorità bancaria europea e duramente contestati dalle singole banche e dalla stessa Associazione bancaria, terrà probabilmente banco nel consueto incontro annuale.

Il calendario del resto parla chiaro. Domani i banchieri vanno da Visco, mercoledì 18 si riuniscono a Milano per l‘esecutivo dell‘Abi, giovedì 19 alcuni istituti, come Mps, riuniscono i loro board per varare i piani, venerdì 20 i piani devono arrivare in Bankitalia per essere poi esaminati con l‘Eba l‘8 e il 9 febbraio.

A parte Unicredit, le banche italiane non vogliono e non possono lanciare altri aumenti di capitale a pagamento e puntano a coprire i fabbisogni richiesti con strumenti di contingent capital, ritenzione degli utili, cessioni di asset e deleveraging.

L‘Eba guidata dall‘ex Bankitalia Andrea Enria ha ribadito di recente che non intende ne’ fare sconti sui criteri adottati ne’ posticipare la sua richiesta di rafforzamenti patrimoniali entro giugno che coinvolge in Italia Unicredit, che ha già lanciato un aumento da 7,5 miliardi, Mps, che deve reperire 3,267 miliardi di capitale di migliore qualità, Banco Popolare, che deve coprire 2,73 miliardi di buffer di capitale, Ubi Banca, che cercherà di reperire 1,39 miliardi che le mancano per avere un core Tier1 del 9%.

Queste operazioni sono la conseguenza della svalutazione al valore di mercato dei titoli di Stato che le banche hanno nei loro portafogli.

La crisi del debito sovrano italiano, con lo spread con i Bund tedeschi ormai stabilmente attorno a 500 punti base, impone secondo Eba un capitale aggiuntivo a presidio di questo rischio fino a quando non verranno adottate in Europa le misure adeguate a far rientrare la crisi sui mercati.

Nel frattempo però, e di questo certamente parleranno Visco e i banchieri, una economia in recessione ha bisogno di credito che sostenga la domanda delle imprese e di sostengo domestico nei collocamenti ingenti di debito pubblico che l‘Italia deve affrontare nei prossimi mesi.

Le banche hanno già detto chiaramente, tra i primi ha parlato l‘AD di Unicredit Federico Ghizzoni, che la liquidità assicurata con i 116 miliardi presi dal collocamento fatto dalla Bce non potrà servire a sostenere il Tesoro per le prossime aste, mentre potrà andare a finanziare l‘economia.

Può il Tesoro fare a meno di questo sostegno ora che all‘estero è rimasto meno del 40% del debito? E può farlo dopo il declassamento di Standard & Poor‘s?

L‘esercizio dell‘Eba, dicono i banchieri, ha di fatto reso impossibile per le banche aumentare l‘esposizione sul debito Italia. Solo un ripensamento su questo fronte può riaprire il tema.

Nel frattempo, banca per banca, ecco a grandi linee come le banche coinvolte vogliono coprire le richieste dell‘Autorità bancaria.

Unicredit ha lanciato un aumento da 7,5 miliardi.

Mps deve coprire 3,267 miliardi. Circa un miliardo lo trova con la conversione dei due Fresh; 600 milioni potrebbero arrivare estendendo al 100% degli impieghi l‘adozione dei modelli interni avanzati di valutazione che oggi è già al 70%; altri 600 milioni potrebbero derivare dalla riduzione dell‘RWA ottenibile con una cessione e relativo deconsolidamento di Consum.it (credit al consumo); 300 milioni sono calcolabili come ritenzione di utili nei sei mesi fino a giugno; altri 700 milioni da cessioni di 500 milioni di immobili, cessioni minori, deleveraging.

Mps imputa interamente alla sua esposizione in titoli di Stato italiani la necessità di ricapitalizzare e 1,8 miliardi di questi 3,2 miliardi sono costituiti da perdite sugli swap fatti a copertura del rischio di tasso preso comprando i Btp.

Banco Popolare, in base all‘esercizio sul capitale condotto dall‘Eba, manifesterebbe esigenze di rafforzamento per 2,731 miliardi. La principale leva attivabile dalla banca per copire circa un miliardo del buffer riguarda il bond convertibile soft mandatory emesso nel 2010 e il cui regolamento è stato modificato lo scorso 16 dicembre con l‘aumento a 1,5 milioni del numero delle azioni a servizio della conversione o dell‘eventuale riscatto anticipato del bond.

La modifica si è resa necessaria per mantenere immutati i potenziali benefici patrimoniali, pari a circa 107 punti base sul Core Tier 1 che al 30 settembre era, proforma, del 6,7% (inclusi 20 pb dall‘affrancamento del goodwill). Secondo le regole Eba il bond potrà essere conteggiato in pieno solo se convertito ma l‘istituto punta ad un suo riconoscimento da parte dell‘Autorità come contingent capital. Le altre azioni riguardano il passaggio ai modelli avanzati sui rischi di mercato e di credito (beneficio stimato di 100 pb), ottimizzazione degli RWA, generazione interna di capitale e cessione di asset non core, tra i quali una quota della joint venture Agos-Ducato.

Ubi deve coprire 1,393 miliardi e quasi la metà potranno arrivare dalla riserva derivante dal prestito convertibile da 640 milioni. La restante parte parte dovrebbe essere coperta dalle azioni di deleveraging, dall‘adozione dei modelli avanzati di valutazione del rischio e da eventuali modifiche alla politica dei dividendi.

(Stefano Bernabei, Andrea Mandalà)

Redazione Roma, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 06 85224354, Reuters Messaging: stefano.bernabei.reuters.com@reuters.net Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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