16 gennaio 2012 / 13:02 / tra 6 anni

Borsa Milano debole, spread in calo lieve, euro in recupero

MILANO (Reuters) - Partita in deciso ribasso, Piazza Affari si sta stabilizzando verso la parità nel primo pomeriggio. I timori legati al downgrade di due gradini del rating italiano da parte di S&P venerdì sera non stanno influendo più di tanto i corsi azionari perché sono già nei prezzi. Anche a livello europeo la reazione alla decisione dell‘agenzia di rating Usa di tagliare i rating di diversi Paesi è al momento contenuta.

<p>Operatori di borsa al lavoro. REUTERS/Andrea Comas</p>

Intorno alle 13,30 l‘indice FTSE Allshare sale dello 0,06%, l‘FTSE Mib avanza dello 0,14%. Wall Street oggi è chiusa per festività.

Rialzo contenuto anche per le altre borse europee. Intorno alle 13,30 italiane, l‘indice paneuropeo FTSEurofirst 300 guadagna lo 0,2%. Francoforte sale dello 0,45%, Parigi dello 0,08% e Londra dello 0,02%.

Anche il mercato obbligazionario italiano non paga più di tanto la mossa di S&P di portare il rating italiano in Classe B (BBB+), un po’ per il sostegno degli acquisti delle banche centrali, un po’ per il fatto che la notizia era già stata prezzata nelle scorse settimana.

Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund a dieci anni, intorno alle 13,30, è sui 488 punti base, sulla piattaforma TradeWeb. Dopo un‘apertura a 505 pb, dalla chiusura venerdì a 491 pb, dopo gli interventi delle banche centrali è sceso anche fino a 486 pb.

La richiesta di euro da parte di investitori mediorientali sta in qualche modo sostenendo la moneta unica, sotto pressione dopo l‘azione di S&P e il taglio del rating di nove paesi della zona euro. Gli investitori asiatici sarebbero pronti a vendere euro una volta raggiunto il livello di 1,2700 dollari, secondo i trader.

I timori relativi alla Grecia e l‘azione di S&P non sono molto consolanti, in questo quadro mantenere posizioni corte in euro sembra l‘opzione più probabile.

Intorno alle 13,30 ora italiana, la moneta unica è in recupero sul dollaro, a 1,2670 rispetto all‘1,2636 della chiusura, dopo che la settimana scorsa era stato toccato il minimo dei 17 mesi contro il biglietto verde a 1,2624.

Il Brent si aggira sui 111 dollari al barile sui timori per i rifornimenti dopo che l‘Iran ha ammonito i paesi del Golfo sulle eventuali conseguenze nel caso aumentassero la produzione di greggio per compensare il calo dell‘offerta iraniana a seguito delle sanzioni internazionali.

L‘aumento dei prezzi è tuttavia frenato dalle preoccupazioni per la zona euro. L‘ultima minaccia da parte dell‘Iran è arrivata dopo che i leader dei maggiori importatori asiatici di petrolio iraniano - Cina, Giappone e Corea del Sud - hanno visitato altri paesi produttori del Medio Oriente, mentre gli Stati Uniti stanno facendo pressione su alcuni paesi affinchè smettano di importare greggio dalla Repubblica Islamica.

Intorno alle 13,35 italiane il contratto sul Brent con consegna febbraio guadagna 53 centesima a 110,97 dollari al barile, mentre la scadenza analoga sul greggio Usa avanza di 78 centesimi a 99,48 dollari.

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