January 9, 2012 / 4:58 PM / 6 years ago

UniCredit giù in debutto aumento, titolo -12,8%, diritti -65,4%

MILANO (Reuters) - Debutto da dimenticare per i diritti dell’aumento di capitale di UniCredit che nella prima seduta hanno ceduto il 65,42% a 0,47 euro. Non va meglio al titolo che ha perso il 12,81% a 2,286 euro, muovendosi in parallelo ai diritti, con volumi superiori alla media.

L’andamento odierno è sintomatico della difficoltà di UniCredit di promuovere un aumento di capitale corposo, da 7,5 miliardi, quasi pari alla capitalizzazione attuale della banca, in un momento di mercato non favorevole e affollato da analoghe operazioni da parte di altri istituti bancari.

“Qualunque banca troverebbe difficoltà ad aumentare il capitale in questa situazione, ma su UniCredit c’è anche una certa esasperazione tra gli investitori”, dice Frederic Teschner, analista di Natixis a Parigi, ricordando che si tratta del terzo aumento di capitale in tre anni.

Tuttavia incide anche una componente prettamente speculativa: in pratica, dicono alcuni trader, gli investitori vendono i diritti sull’aspettativa di poterli ricomprare a prezzi molto più bassi più tardi. Lo schema è quello già visto per Popolare Milano i cui diritti di opzione arrivarono ad avere un valore vicino allo zero.

Con le chiusure odierne per un investitore che volesse entrare nel capitale di UniCredit è più conveniente farlo acquistando i diritti e non le azioni sul mercato.

“E’ chiaro che in fase di aumento di capitale ci sono forti pressioni speculative, i titoli sono molto volatili”, dice un analista italiano. “Lo abbiamo visto con altri aumenti di dimensioni più contenute, a maggior ragione lo vedremo con questa emissione, pari alla sua market cap”.

“Il prezzo delle azioni è sceso molto da novembre e le valutazioni sembrano avere un downside limitato”, spiega un analista di un broker estero. “Il mercato, tuttavia, resta prudente a causa dell’abbondanza di azioni derivanti dall’aumento, della situazione sul debito sovrano, delle prospettive limitate di crescita dei ricavi e dei rischi di un downgrade sul consensus degli utili del settore”, aggiunge.

La scorsa settimana, nelle tre sedute dall’annuncio del prezzo di sottoscrizione, pari a 1,943 euro, il titolo ha perso quasi il 40%, cifra che sale al 45% se si tiene conto anche del calo odierno. Il generoso sconto - il 43% rispetto alla chiusura di lunedì scorso - aveva infatti indotto il mercato a ritenere che la banca stessa aveva poca fiducia nell’esito dell’aumento.

A ciò si aggiungono l’effetto diluitivo dell’operazione sull’Eps, quantificato intorno al 65%, e l’azionariato frastagliato della banca.

La banca stessa ha dichiarato che ha ricevuto impegni, vincolanti e non, per la sottoscrizione pari al 24% dell’offerta. Resta quindi da assegnare un 76% e a questo punto l’ingresso di nuovi azionisti appare probabile. Lo stesso AD di UniCredit, Federico Ghizzoni, ha dichiarato che sono possibili modifiche nell’azionariato e che i vertici sono favorevoli all’ingresso amichevole di nuovi soci.

In passato si è parlato di fondi sovrani di Singapore o cinesi, anche se queste voci non hanno finora avuto seguito concreto.

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