5 gennaio 2012 / 16:59 / tra 6 anni

Btp chiudono in calo, aste Francia e Ungheria alimentano cautela

MILANO (Reuters) - Chiusura in netto calo e spread in allargamento per i Btp, in un mercato contraddistinto da scambi assai limitati, destinati probabilmente a ridursi ulteriormente domani, giorno dell‘Epifania.

Ad alimentare l‘avversione al rischio è stato, già da questa mattina, il risultato giudicato positivo ma non entusiasmante dalle aste francesi, cui ha fatto seguito la decisione dell‘Ungheria di tagliare in asta l‘importo del proprio collocamento odierno a breve [ID:nL6E8C53WD]. Fattori cui vanno aggiunte, secondo alcuni, le difficoltà vissute ancora oggi in Borsa dai titoli bancari italiani, specie Unicredit, all‘indomani della decisione sul prezzo dell‘aumento di capitale di Piazza Cordusio, che sarà a forte sconto [ID:nL6E8C5312].

“Credo che l‘asta ungherese sia stata la chiave di volta della seduta, di fatto si tratta di un‘asta non coperta, che ha messo in sofferenza il debito austriaco e in generale accentuando le pressioni e tutto il movimento di fly to quality partito con le aste francesi” spiega il trader di una banca italiana.

Su piattaforma Tradeweb, lo spread di rendimento tra Btp e Bund decennali termina la seduta poco sotto i massimi di giornata, a 526 punti base, in netta risalita dai 504 della chiusura di ieri, mentre i rendimenti sul decennale e sul trentennale italiani sono ritornati oggi sopra la soglia del 7%.

La Francia, sulla cui tripla-A grava la minaccia di un downgrade, ha collocato complessivamente 7,963 miliardi di euro di bond sulle scadenze 2021, 2023, 2035 e 2041 - su un range d‘offerta di 7-8 miliardi - con l‘Oat decennale, in particolare, assegnato per 4,020 miliardi, al rendimento del 3,29% (dal 3,18% dell‘asta del mese scorso) [ID:nL6E8C51AE].

“Sul dieci anni il bid-to-cover è certamente sceso, anche se il punto di oggi era che le aste fossero coperte” spiega lo strategist di West LB John Davies.

Tuttavia, sottolinea Richard McGuire di Rabobank “dato il chiaro rischio di una risalita delle tensioni di mercato con l‘avvicinarsi della massa delle scadenze italiane di febbraio-aprile, le aste di oggi devono essere viste come una battaglia vinta che però in nessun modo può determinare l‘esito della guerra”.

Dopo un periodo di sostanziale tenuta e di sensibile recupero per le scadenze brevi, seguito al p/t triennale pre-nataliazio della Bce, il debito italiano torna a destare preoccupazione alla luce dei prossimi e imponenti impegni del Tesoro. In un contesto di crisi finanziaria tutt‘altro che risolta, l‘Italia deve gestire, da qui a fine aprile, circa 90 miliardi di euro solo di scadenze debitorie a medio-lungo termine.

“La cosa buona dell‘ultimo periodo è che i rendimenti italiani si sono mantenuti su livelli relativamente dignitosi anche in assenza di sostegno della Bce” commenta un secondo operatore. “Certo, con il ritorno alla piena attività la settimana prossima non mi stupisce che in molti stiano già cominciando a mettersi al sicuro”.

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