3 gennaio 2012 / 17:44 / tra 6 anni

Lavoro,Cgil: troppe 46 tipologie contratti, serve razionalizzare

ROMA (Reuters) - L‘attuale legislazione sul mercato dei lavoro va razionalizzata perché 46 diverse modalità di entrata e permanenza in azienda sono troppe e spesso servono solo ad aggirare gli obblighi.

Lo dice in una nota la Cgil che, sul ventaglio contrattuale, ha fatto una apposita ricerca predisposta in vista del confronto con il governo che partirà dopo l‘Epifania.

Il presidente del Consiglio Mario Monti e il ministro del lavoro Elsa Fornero hanno dichiarato di voler mettere mano alla legislazione sul lavoro per aumentarne la flessibilità, facilitare l‘accesso al mercato dei più giovani, ridurre l‘amplia platea di persone che lavora a singhiozzo a causa dell‘abuso nell‘utilizzo delle formle contrattuali più atipiche.

“Una flessibilità che non ha pari in altri ordinamenti, fatta di 46 vie diverse per entrare nel mercato del lavoro, divise fra rapporti di lavoro subordinati, para subordinati, speciali e autonomi, e che determinano un‘eccessiva flessibilità in entrata che potrebbe limitarsi a 5 tipologie”, dice Claudio Treves, responsabile del dipartimento Mercato del lavoro della Cgil in una nota.

Tutto il mondo della para subordinazione, dice ancora il sindacalista, è “un‘area di colossale elusione dagli obblighi della subordinazione. In larghissima misura le collaborazioni a progetto, quelle occasionali, le partite Iva, sono trucchi per pagare meno e per avere più flessibilità”. Il culmine, aggiunge Treves, “è rappresentato dagli associati in partecipazione. Sono apparentemente dei lavoratori autonomi che dovrebbero dividere con i loro associanti i frutti dell‘impresa ma che in realtà il più delle volte sono lavoratori subordinati costretti spesso a pagare le perdite, come accade nel commercio dove se ne sta facendo largo uso”.

Sindacati, governo e politici hanno incominciato a riflettere a voce alta in queste ultime settimane sui possibili interventi correttivi e si sono divisi.

Ci sono quelli che vorrebbero una razionalizzazione totale, con un contratto prevalente valido per la quasi totalità dei lavoratori, ipotesi attribuita al ministro del Lavoro Elsa Fornero, e chi invece vuole mantenere la maggior parte delle possibilità di assunzione, come gli imprenditori di Confindustria.

Altrettanto variegato è il campo delle preferenze e delle ipotesi in materia di flessibilità in uscita. C’è chi vuole introdurre una sorta di giusta causa economica, per cui il licenziamento motivato con l‘andamento aziendale diventerebbe lecito. Il lavoratore può semmai ricevere un indennizzo, ma non secondo tutte le formulazioni. Altri pensano che si possa arrivare anche ad eliminare l‘articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che prevede il reintegro dei dipendenti licenziati senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti.

Posizioni che incontrano poche adesioni nel mondo sindacale che punta al mantenimento in blocco, almeno per ora, dell‘articolo 18 e si dice anche poco disposto ad andare ad incontri separati così come ha previsto la Fornero.

(Alberto Sisto)

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