22 dicembre 2011 / 15:58 / 6 anni fa

Monti ottiene via libera a manovra, guarda a riforma lavoro

di Giuseppe Fonte e Giselda Vagnoni

ROMA (Reuters) - Mario Monti ha ottenuto il via libera definitivo del Parlamento alla manovra netta da circa 21 miliardi varata per centrare il pareggio di bilancio nel 2013 e guarda adesso alla riforma del mercato del lavoro per ridare impulso alla crescita economica della terza economia della zona euro.

Le norme su contratti e ammortizzatori sociali saranno modificate dedicando maggior spazio al dialogo con i sindacati di quanto non sia stato fatto in occasione del pacchetto di austerity contro il quale Cgil-Cisl-Uil - per la prima volta uniti dopo circa sei anni - hanno già indetto uno sciopero generale di 3 ore per i dipendenti privati e pubblici.

“Il Senato ha definitivamente approvato il decreto e ne sono lieto”, ha detto il presidente del Consiglio lasciando palazzo Madama.

“La fase due è già cominciata”, ha aggiunto riferendosi alle misure per lo sviluppo.

Il Senato ha dato la fiducia al governo sulla manovra con 257 voti a favore e 41 voti contrari. I risultati segnano un calo rispetto ai 281 sì e 25 no che il 17 novembre hanno consentito la nascita del nuovo esecutivo.

L‘erosione di voti, tuttavia, non sembra preoccupare l‘ex commissario europeo che nell‘aula di palazzo Madama ha sottolineato come “l‘appoggio che il governo riceve dai partiti è molto più grande di quello che i partiti stessi lasciano intendere”.

Da sedare c’è invece lo stato di mobilitazione dei sindacati che, dopo anni di divaricazione sotto il governo Pdl-Lega, hanno ritrovato unità di azione contro l‘inasprimento dei requisiti per accedere alla pensione.

“Nella fase che si apre ora, voglio dire che sul tema chiave del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali sarà necessario e possibile procedere con uno stile dei rapporti con le parti sociali diverso da quello che abbiamo dovuto avere in questa prima fase perchè il tema del mercato del lavoro richiede un maggiore dialogo con le parti sociali... e un‘agenda strutturale di incontri tematici con le parti sociali”, ha detto Monti al Senato.

Cgil-Cisl e Uil, tra i cui iscritti è grande la percentuale di pensionati, minacciano le barricate contro i progetti del ministro del Lavoro Elsa Fornero per rendere il mercato del lavoro più accessibile ai giovani e meno protettivo nei confronti dei più anziani.

Sorta di bandiera per i tre segretari generali e parte del centro-sinistra è l‘articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che, per le aziende con oltre 15 dipendenti, prevede la possibilità di reintegrare il lavoratore licenziato senza giusta causa.

Dicendo di non considerarlo un tabu’, la Fornero ha sollevato un polverone di critiche che ieri sera ha cercato di disperdere con questa dichiarazione a Porta a Porta: “C’è tanto da fare sul mercato del lavoro prima di arrivare lì (all‘articolo 18), che era soltanto un inciso che arriva per ultimo”.

Mettere mano alle rigidità del mercato del lavoro italiano, che protegge chi è già dentro il sistema e scoraggia i nuovi ingressi, significa per molti economisti ridare spinta a una delle economie più fiacche d‘Europa.

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ITALIA A TESTA ALTA IN EUROPA DOPO MANOVRA

Monti ha più volte sottolineato come senza crescita il debito pubblico italiano non sia sostenibile e che per riconquistare la fiducia dei mercati occorre sì il rigore ma anche una prospettiva di sviluppo di lungo periodo.

Nello scorso decennio l‘economia italiana è cresciuta solo dello 0,4% annuo. Nel terzo trimestre del 2011, il Pil si è contratto dello 0,2%. In base alle previsioni del Centro studi di Confindustria l‘Italia è già entrata in recessione e il prossimo anno conoscerà una contrazione di quasi il 2% dell‘attività produttiva.

Dal punto di vista del nuovo premier le misure correttive avranno sì un effetto recessivo ma sono state prese nell‘ottica di evitare il fallimento del Paese e di riportare a tassi più sostenibili gli interessi sui titoli sovrani.

L‘Italia ha fatto i suoi compiti e a regime avrà un avanzo primario strutturale pari a circa il 5% del Pil che non ha “pari in Europa”, ha detto oggi Monti al Senato.

Il pacchetto di austerity “consente all‘Italia di affrontare a testa alta la crisi europea e portare il suo contributo alla stabilità ed elementi di riflessione sulla sua politica economica”, ha aggiunto il premier che da tempo sollecita una maggiore attenzione alla crescita a livello europeo.

Sull‘evoluzione della crisi nella zona euro Monti, che è anche ministro dell‘Economia, ha osservato che le azioni condotte dalla Banca centrale europea “favoriscono l‘erogazione ordinata del credito all‘economia in tutta Europa” ma ha anche sollecitato l‘acquisto di titoli di Stato.

“E’ essenziale che gli italiani sottoscrivano Bot e Btp che hanno rendimenti elevatissimi”, ha detto Monti.

Ieri la Bce ha assegnato a oltre 523 banche europee circa 500 miliardi di euro nel primo pronti/termine a 3 anni.

L‘operazione dovrebbe allentare le prospettive di un credit crunch e al tempo stesso sostenere l‘acquisto di titoli di Stato.

Le banche italiane, però, sono in polemica con i nuovi criteri dell‘European banking authority (Eba) che ha chiesto agli istituti di credito italiani un rafforzamento patrimoniale da totali 15,4 miliardi di euro dopo aver fatto loro svalutare i titoli di Stato in portafoglio.

Il direttore generale dell‘Abi Giovanni Sabatini ha detto ieri che l‘esercizio Eba è un deterrente per le banche a sottoscrivere i titoli di Stato e quindi la misura della Bce non potrà essere utilizzata al sostegno dei titoli di Stato.

- Ha contribuito Stefano Bernabei

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