December 22, 2011 / 3:03 PM / in 6 years

La manovra "salva Italia" dopo il Parlamento (1° parte)

(Reuters) - Vale 39,97 miliardi di euro tra 2012 e 2014 la manovra “salva Italia” del governo di Mario Monti.

Sul totale delle risorse raccolte, il governo destina 21,43 miliardi alla riduzione del deficit e 18,54 miliardi al rifinanziamento di spese indifferibili e a interventi di stimolo alla stagnante attività economica.

Al netto dei cosiddetti “effetti indotti”, cioè delle minori entrate e delle maggiori spese determinate dalle misure, le risorse raccolte dalla manovra si riducono a 34,9 miliardi, secondo l’analisi condotta dai tecnici del servizio Bilancio di Camera e Senato.

Le maggiori entrate assicurano 26,99 miliardi, più di due terzi dell’intera manovra. Le minori spese ammontano a 12,99 miliardi.

Le misure che incidono di più sul fronte delle entrate sono l’imposizione sulla casa (11,33 mld), l’aumento delle accise sui carburanti (5,7 miliardi) e l’addizionale regionale sull’Irpef (2,2 mld). Il nuovo bollo sulle attività finanziarie e sui conti correnti genera 1,22 miliardi nel 2012 e nel 2013 e 737 milioni nel 2014. L’aumento delle aliquote Iva per dare attuazione alla clausola di salvaguardia della precedente manovra costerà ai consumatori 16,4 miliardi a regime dal 2014.

Dal lato delle spese la stretta sulle pensioni assicura più di 7 miliardi nel 2014. I minori trasferimenti a comuni, province e Regioni a statuto speciale valgono 2,8 miliardi.

CON DECRETI LUGLIO E SETTEMBRE STRETTA SU DEFICIT A 81 MLD

La manovra riduce il deficit di 20,2 miliardi nel 2012, di 21,3 miliardi nel 2013 e di 21,4 miliardi nel 2014. Effetti simili si registrano sul fabbisogno.

Tenendo conto anche degli interventi adottati questa estate con i decreti legge di luglio e agosto, la correzione è pari a quasi 76 miliardi nel 2013 e a circa 81 miliardi nel 2014.

IL QUADRO MACRO: NEL 2012 L’ITALIA TORNA IN RECESSIONE

Il governo ha ridotto a -0,4% da +0,6% la previsione del Pil per il 2012 e a +0,3% da +0,9% la previsione del 2013, scontando gli effetti negativi della manovra su un ciclo già in rapido deterioramento.

Secondo Bankitalia le maggiori entrate faranno aumentare la pressione fiscale fino al 45% del Pil, “un valore molto elevato sia in prospettiva storica sia nel confronto internazionale”.

Alle numerose critiche sul carattere recessivo della manovra, Monti ha risposto in più occasioni che senza questo pacchetto di misure l’Italia rischia di finire “in una situazione simile a quella della Grecia”.

Confermati gli obiettivi di indebitamento all’1,6% del Pil nel 2012 e allo 0,1% nel 2013, che con il varo della manovra presentano anche “un lieve miglioramento”, secondo quanto si legge nell’aggiornamento del quadro macroeconomico depositato dal governo in Parlamento. Nel 2014 il bilancio dello Stato dovrebbe chiudere con un avanzo di 0,2 punti percentuali di Pil.

Il documento alza in modo consistente la stima sugli interessi passivi, visti in aumento di 16,9 miliardi solo nel 2012, ma non fornisce previsioni aggiornate sul rapporto debito/pil nell’intero arco di previsione.

LE MISURE: DA 2012 CONTRIBUTIVO PRO RATA PER TUTTI

Nel 2012 e nel 2013 l’adeguamento al 100% dell’inflazione sarà garantito solo alle pensioni superiori al triplo del minimo Inps.

Aumento graduale dell’aliquota contributiva per artigiani e commercianti, che arriverà al 24% nel 2018.

Da gennaio il sistema di calcolo contributivo si applicherà a tutti i versamenti secondo lo schema “pro rata”.

Per ritirarsi dal lavoro indipendentemente dall’età anagrafica occorreranno dal 2012 42 anni e un mese di contributi per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne (i mesi diventeranno due nel 2013 e tre nel 2014). I requisiti saliranno al crescere della speranza di vita.

Chi si ritira prima di 62 anni subirà una riduzione dell’assegno pari ad un punto percentuale per ogni anno. Il taglio sale al 2% “per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto a due anni”.

Novità anche per le casse private, che entro giugno 2012 dovranno adottare misure per garantire l’equilibrio tra entrate contributive e pensioni erogate con un orizzonte di 50 anni. In caso contrario scatterà anche per loro il contributivo pro-rata più un contributo di solidarietà dell’1% a carico dei pensionati sia nel 2012 sia nel 2013.

DONNE E UOMINI A 66 ANNI IN PENSIONE DAL 2018

Sale più rapidamente l’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia delle donne impiegate nel settore privato. La convergenza tra uomini e donne sarà raggiunta nel 2018 a 66 anni. Per quell’anno, tra l’altro, il requisito anagrafico sarà pari a 66 anni e sette mesi a causa del progressivo adeguamento alle aspettative di vita certificato da Istat.

Più in dettaglio, l’età di accesso alla pensione di vecchiaia per le donne dipendenti del settore privato salirà a 62 anni nel 2012, a 63 anni e sei mesi dal primo gennaio 2014, a 65 anni nel 2016 e a 66 anni nel 2018.

Per le lavoratrici autonome la pensione di vecchiaia sarà garantita dal prossimo anno con un’età pari a 63 anni e mezzo nel 2012, a 64 anni e mezzo a partire dal 2014, a 65 anni e mezzo nel 2016 e a 66 anni nel 2018.

Gli uomini e le dipendenti pubbliche avranno diritto alla pensione di vecchiaia una volta compiuti i 66 anni già dal 2012.

Un regime di deroga garantirà il ritiro dal lavoro a 64 anni ai lavoratori che entro il 2012 avranno maturato 35 anni di contributi. Potranno ritirarsi a 64 anni anche le lavoratrici del settore privato che entro il prossimo anno avranno compiuto 60 anni e versato almeno 20 anni di contributi.

Sale al 15% per la quota superiore a 200.000 euro il contributo di solidarietà sulle pensioni più ricche.

IN 2050 PENSIONE A 70 ANNI O CON 45-46 ANNI DI CONTRIBUTI

Il governo calcola che nel 2050 il requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia ordinaria salirà a 69 anni e 9 mesi sia per gli uomini sia per le donne.

Il requisito contributivo per il pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica salirà nel 2018 a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne, che diventeranno 46 e 45 anni nel 2050.

LA TASSA SULLE ATTIVITA’ FINANZIARIE

Aumentano le tasse sui beni di lusso come barche sopra i 10 metri di lunghezza, auto con potenza superiore a 185 chilowatt e aerei privati.

Novità ulteriore, la manovra modifica l’imposta di bollo sui dossier titoli introducendo un’imposizione proporzionale su tutte le attività finanziarie, eccetto fondi pensione e fondi sanitari. L’Imposta ha un’aliquota dello 0,1% nel 2012 e dello 0,15% dal 2013.

Prevista un’analoga imposta con identiche aliquote anche sul valore delle attività detenute all’estero da residenti italiani. Il prelievo vale però anche per il 2011 e si calcola deducendo un credito di imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui sono detenute le attività finanziarie.

TASSA SU SCUDO PERMANENTE, IMPOSTA SU IMMOBILI ALL’ESTERO

La manovra prevede per i capitali condonati con le quattro edizioni dello scudo fiscale “un’imposta di bollo speciale annua del 4 per mille”, quindi permanente. Non solo: per gli anni 2012 e 2013 l’aliquota è fissata nella misura del 10 e del 13,5 per mille. Gettito atteso 1,461 miliardi nel 2012, 1,987 miliardi nel 2013 e 559 milioni dal 2014.

Il governo introduce anche un’imposta pari allo 0,76% sul valore degli immobili situati all’estero, che dovrebbe fruttare 98,4 milioni dal 2012 in poi.

NIENTE BOLLO SU CONTO CORRENTE SOTTO 5.000 EURO DI GIACENZA

L’imposta di bollo annuale sui conti correnti di soggetti diversi da persone fisiche sale di 26,2 euro a 100 euro.

Nel caso di persone fisiche, il bollo resta pari a 34,2 euro ma non è dovuto se il valore medio di giacenza annuo è pari o inferiore ai 5.000 euro.

Segue

(Giuseppe Fonte)

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