9 dicembre 2011 / 16:29 / tra 6 anni

Consiglio Ue,Monti: troppo presto per giudizio ma non fallimento

di James Mackenzie

BRUXELLES (Reuters) - Mario Monti dice di non sapere se il Consiglio europeo che si è appena concluso a Bruxelles abbia segnato una svolta decisiva nella ricerca di una soluzione della crisi del debito sovrano della zona euro, ma respinge l‘idea che non abbia prodotto risultati.

“Non so se ha salvato l‘euro. Penso che non lo saprà nessuno prima di qualche giorno [...]. Non mi sembra un vertice di fallimenti”, ha dichiarato il presidente del Consiglio italiano al termine dei lavori, visibilmente affaticato per la maratona notturna.

Tutti i Paesi membri dell‘Unione europea ad eccezione della Gran Bretagna hanno deciso di stilare un nuovo trattato intergovernativo che garantisca una disciplina di bilancio più severa nella zona euro. Per il nuovo testo potrebbero occorrere tre mesi e la procedura di approvazione potrebbe richiedere rischiosi passaggi referendari in alcuni Paesi tra cui l‘Irlanda.

La reazione dei mercati finora è stata piuttosto prudente: i tassi interbancari sono scesi ma i rendimenti sui titoli italiani oscillano attorno al 6,5%.

Monti ha spiegato che l‘Italia avrebbe preferito un accordo a 27 per cambiare il trattato ma ha anche detto che le richieste di Londra “erano inaccettabili”.

Per la Gran Bretagna si prospetta un certo isolamento, ha proseguito Monti, sottolineando di non condividere l‘opinione che una intesa a 26 consenta maggiore coesione.

In una delle sue tipiche osservazioni ironiche, il neo-premier ha così commentato il ruolo svolto dal presidente francese Nicolas Sarkozy: “Non so quanto fosse ansioso di tenere a tutti i costi il Regno Unito a bordo e se lo era non ci è riuscito. Come noto ha una personalità non fatta di nuance. Immagino che nell‘esprimere sia le soddisfazioni che le insoddisfazioni ci sia molto da imparare da lui”.

L‘ex commissario europeo ha ammesso di “essersi accalorato” durante la notte (“cosa che mi succede raramente”) per ottenere maggiori aperture da alcuni paesi sulla rete di protezione che dovrà difendere i debiti sovrani dei Paesi in difficoltà. Con una certa soddisfazione ha sottolineato come sia “interessante vedere che Paesi tradizionalmente restrittivi hanno mostrato di essere più disponibili ai compromessi”.

Una delle grosse novità dell‘accordo riguarda il passaggio del fondo salva-Stati Efsf e del futuro Esm alla gestione della Banca centrale europea per dare certezze ai mercati sulla responsabilità e capacità di intervento dei due fondi.

“Su richiesta dell‘Efsf, che aveva problemi operativi, la Bce si è detta disponibile a essere agente anche dell‘Esm. C’è un‘accelerazione. Non credo dietro ci sia un motivo politico se non quello di essere di maggior aiuto per la soluzione della crisi del debito della zona euro”, ha commentato Monti.

L‘accordo raggiunto dai leader europei non prevede sanzioni automatiche collegate alla riduzione del debito in rapporto al Pil, ha spiegato ancora il premier italiano, e il criterio usato per la riduzione del disavanzo si riferisce al deficit strutturale e quindi al disavanzo in rapporto al Pil depurato dal ciclo economico.

MANOVRA, MANCANZA RESISTENZE SAREBBE SORPRENDENTE

L‘ex presidente della Bocconi considera che la politica economica europea si sia troppo poco soffermata finora sulla crescita ed è determinato a dare il suo contributo su questo punto in futuro.

“Quella di stanotte non è stata la circostanza più favorevole ci saranno altre occasioni più propizie”, ha spiegato.

E ha poi aggiunto: “L‘Italia è visibilmente più credibile ma non può tre giorni dopo il varo della manovra battersi per la crescita e non per il rigore”.

Altro tema caro a Monti è quello degli eurobond, ossia di titoli di debito congiuntamente emessi dai paesi dell‘Unione. L‘ipotesi è da sempre ostacolata dalla Germania che teme una monetizzazione del debito dei paesi meno virtuosi. Berlino, tuttavia, potrebbe ammorbidire la sua posizione una volta assicurata maggiore disciplina fiscale nella zona euro.

“Il fatto che gli eurobond non siano citati nel comunicato non significa che il lavoro non continui”, ha detto.

Domenica il governo di cui Monti è anche ministro dell‘Economia ha approvato interventi complessivi dal valore di 33,4 miliardi di euro per mettere in sicurezza l‘obiettivo di un bilancio in pareggio entro il 2013 e per riforme strutturali in grado di liberare il potenziale di crescita del Paese.

“Le misure adottate dall‘Italia hanno incontrato l‘apprezzamento di tutti”, ha detto Monti confermando per metà gennaio un nuovo incontro a tre a Roma, dopo quello di Strasburgo del mese scorso, con la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy.

Contro il decreto legge, che tra l‘altro contiene una incisiva riforma delle pensioni e reintroduce l‘Ici sulla prima casa, i sindacati hanno proclamato uno sciopero di tre ore per lunedì prossimo.

“Sarebbe stato sorprendente non incontrare grosse resistenze”, ha commentato il capo del governo,

“Siamo consapevoli che chiediamo un grosso impegno agli italiani e non possiamo permetterci di chiederlo solo a piccole categorie agiate. Non è una nostra pervesione ma l‘alternativa di non fare sacrifici non esistente. E’ necessario uno scatto”.

Guardando ai lavori parlamentari e ai tentativi di rimodulare gli interventi sulle pensioni più basse e l‘esenzione prima casa, Monti ha ribadito che occorre guardare all‘equilibrio complessivo della manovra e non solo ai suoi saldi.

“Colgo l‘occasione per sottolineare che mentre in certe manovre squisitamente finanziarie l‘unica cosa che non si può toccare è il saldo, qui la cosa è più complessa e ambiziosa. Non solo non si può toccare il saldo. C’è anche la strutturalità di diversi contenuti. E poi c’è la nostra visione della distribuzione dei carichi. Se noi pensiamo alla rispondenza di una soluzione finale al progetto iniziale, va vista su questi tre assi. Non solo su quello dell‘equivalenza finanziaria”.

Alla domanda se la tassa sullo scudo fiscale è parte di misure contro evasione fiscale ha risposto: “Non è vista da noi come misura di lotta all‘evasione. Non metterei questa cosa dei capitali scudati dentro la lotta all‘evasione” aggiungendo che il decreto salva-italia prevede molte altre misure di lotta all‘evasione fiscale.

Sulla possibilità di estendere il pagamento dell‘Ici anche agli immobili di proprietà della Chiesa, Monti ha ribadito che il governo non ha ancora affrontato la questione e ha ricordato che c’è una procedura Ue in corso.

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below