9 dicembre 2011 / 07:43 / tra 6 anni

Ue, accordo su patto fiscale ma non su modifiche a Trattato

BRUXELLES (Reuters) - I leader europei si sono accordati su regole fiscali più stringenti per i Paesi membri della zona euro, ma non sono riusciti a raggiungere un‘intesa tra tutti i 27 stati membri per apportare modifiche al Trattato istitutivo dell‘Ue, con la conseguenza che un eventuale accordo in merito coinvolgerà i soli Stati della zona euro e quanti vorranno volontariamente aggregarsi.

<p>Il presidente della Commissione Ue Jose Manuel Barroso (a sinistra) e quello del Consiglio Ue Herman Van Rompuy. REUTERS/Stringer/Belgium</p>

Dopo dieci di ore di trattative, i passi avanti sono stati molto limitati, se si eccettua l‘impegno dei leader europei a lavorare per un nuovo “patto fiscale”, termine utilizzato per indicare un regime di deficit e debito più stringente per isolare la zona euro dalla crisi debitoria.

Il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha espresso soddisfazione per le decisioni, che dimostrano al mondo come l‘Europa abbia imparato dai suoi errori, evitando un “compromesso al ribasso”.

“Penso che dopo un lungo negoziato questo sia un risultato molto, molto importante, perché abbiamo imparato dal passato e dagli errori, e perché in futuro ci saranno decisioni e regole più vincolanti, più influenza della Commissione europea, più comunità e con questo maggiore coerenza” ha spiegato il Cancelliere.

“Significa rafforzare le nostre regole sulle procedure d‘infrazione per lo sforamento del deficit rendendole più automatiche. Significa anche che ogni stato membro dovrà sottoporre il proprio piano di bilancio alla Commissione europea” ha sottolineato il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy.

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi ha definito la decisione un passo avanti verso quel “fiscal compact” da lui indicato come necessario affinché i 17 Paesi della zona euro possano uscire rafforzati dopo due anni di turbolenze sui mercati.

“Sarà una buona base per un patto fiscale e una maggiore disciplina nella politica economica tra i Paesi membri della zona euro” ha detto Draghi lasciando il summit. “Siamo arrivati a conclusioni che dovranno essere rimpolpate nei prossimi giorni”.

L‘ISOLAMENTO DELLA GRAN BRETAGNA

Angela Merkel e il Presidente francese Nicolas Sarkozy avrebbero voluto portare tutta l‘Unione europea ad aderire ai cambiamenti al Trattato di Lisbona in modo da estendere regole fiscali e debitorie più ferree nella legge fondante dell‘intero blocco.

Ma la Gran Bretagna, che è fuori dalla zona euro, si è opposta a questa mossa, richiedendo un protocollo di garanzia a protezione del suo settore finanziario. Sarkozy ha definito inaccettabile tale richiesta avanzata dal premier britannico David Cameron.

In conseguenza di ciò, Sarkozy e Merkel hanno detto che l‘intenzione ora è di dare vita a un trattato intergovernativo tra i Paesi della zona euro e gli altri che vorranno aggregarsi. I due leader hanno segnalato che l‘accordo potrebbe comprendere 25 Paesi in tutto, escludendo la Gran Bretagna e l‘Ungheria, per il momento. Svezia e Repubblica Ceca hanno tuttavia precisato che dovranno comunque consultare i rispettivi parlamenti.

L‘accordo, dunque, comprende al momento tutti i 17 Paesi della zona euro e 6 Paesi che aspirano ad entrare nel club della valuta unica.

“Un trattato intergovernativo può essere approvato e ratificato molto più rapidamento rispetto a un emendamento del Trattato europeo, e penso che la velocità sia un elemento molto importante per la credibilità” ha evidenziato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.

Ma potrebbe ancora comportare mesi di trattative, dal momento che Paesi come la Finlandia e la Slovacchia si oppongono all‘idea di Francia e Germania di prendere decisioni su futuri bailout attraverso una maggioranza assoluta, per evitare di essere ostaggio di un singolo Paese.

ACCORDO SULL‘ESM E I PRESTITI BILATERALI AL FMI

E’ stato inoltre deciso che il Meccanismo di stabilità europea Esm avrà una portata di 500 miliardi di euro, meno di quanto suggerito sarebbe stato possibile prima del summit, e che la struttura non sarà dotata di una licenza bancaria, come il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy aveva originariamente proposto.

Si è raggiunto,inoltre, l‘accordo sulla fornitura da parte dei Paesi Ue di prestiti bilaterali al Fondo monetario internazionale per un ammontare complessivo fino a 200 miliardi di euro, quale contributo per frenare la crisi del debito. Dai paesi della zona euro arriveranno 150 miliardi della cifra totale.

“Anticiperemo la data del Meccanismo di Stabilità permanente per garantire una maggiore sicurezza legale e stiamo considerando l‘ipotesi di rendere disponbili strumenti come i prestiti bilaterali al Fmi per aver una garanzia aggiuntiva grazie all‘aiuto agli altri Paesi che non sono parte dell‘euro” ha detto questa mattina Merkel.

NUOVA DOTTRINA SUL PSI

Un passo indietro è stato fatto sul contributo del settore privato a futuri bailout, rendendo di fatto un‘eccezione il caso greco,come ha spiegato Van Rompuy.

“Per quanto riguarda il cosiddetto Psi (Private sector involvement), abbiamo operato un cambiamento sostanziale rispetto alla precedente dottrina. D‘ora in poi aderiremo ai principi e alle pratiche del Fmi. O, in modo più brutale, il nostro primo approccio al Psi, che ha avuto un effetto particolarmente negativo sul mercato del debito, è ora ufficialmente accantonato”.

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