26 ottobre 2011 / 16:44 / 6 anni fa

Consiglio Ue, occhi su impegni Italia

ROMA/BRUXELLES (Reuters) - Occhi puntati sull‘Italia al vertice dei capi di Stato e di governo Ue che stasera si riunisce a Bruxelles.

Silvio Berlusconi ha il difficile compito di convincere i pressanti partner europei sulla efficacia delle misure che il suo governo intende realizzare per rilanciare la crescita e rassicurare i mercati. A partire dalla riforma delle pensioni annunciata dallo stesso premier domenica scorsa ma che, a giudicare dalle informazioni emerse finora, sarebbe molto blanda, frutto di un compromesso al ribasso con la Lega nord. Il risultato potrebbe lasciare insoddisfatta l‘Europa.

“Sulle pensioni il governo rischia, alla fine una strada l‘abbiamo individuata. Ora vediamo cosa dice la Ue”, ha detto il leader del Carroccio Umberto Bossi ieri sera.

Il pacchetto di riforme dovrebbe essere contenuto in una lettera che Roma ha inviato nel pomeriggio a Bruxelles e sulla quale il premier, insieme con Gianni Letta e il ministro leghista Roberto Calderoli ha lavorato fino a pochi minuti prima della sua partenza per Bruxelles. Al momento i contenuti della missiva non sono stati ufficializzati. Si sa solo che la lettera è arrivata a Bruxelles e che il comunicato finale del vertice dei capi di Stato farà riferimento all‘Italia, secondo quanto riferito da una fonte diplomatica europea.

“La lettera di intenti richiesta all‘Italia è arrivata”, ha detto la fonte.

“Il comunicato finale includerà un paragrafo relativo all‘Italia sul quale si sta ancora lavorando”, ha aggiunto.

Al summit di domenica scorsa i partner europei - Francia e Germania in testa - hanno chiesto all‘Italia di delineare gli interventi precisi che l‘Italia intende compiere.

E la stessa richiesta è stata ribadita anche oggi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e dal governatore uscente di Bankitalia - e futuro capo della Bce - Mario Draghi. “E’ il momento di fare [le riforme con rapidità e concretezza”, ha detto Draghi. Mentre Napolitano, in visita ufficiale in Belgio, ha invitato il governo ad assumere “senza indugio” misure “anche impopolari”.

IN PENSIONE DI VECCHIAIA A 67 ANNI MA DAL 2026

Allo stato attuale l‘unico annuncio ufficiale è quello fatto ieri sera dal ministro dell‘Istruzione Mariastella Gelmini, in diretta su RaiTre a Ballarò, su un accordo per anticipare l‘innalzamento a 67 anni dell‘età per le pensioni di vecchiaia, ma secondo il quotidiano leghista La Padania sulla questione il Carroccio “non molla”.

La Gelmini ha detto: “Con la Lega abbiamo raggiunto un accordo sull‘innalzamento dell‘età pensionabile a 67 anni ma non sulle pensioni di anzianità”.

L‘innalzamento progressivo partirebbe dal 2012 e andrebbe a regime nel 2025 per gli uomini e le donne sia per il settore pubblico sia per quello privato.

Anche qualora l‘annuncio della Gelmini fosse esatto, in realtà si tratterebbe di una piccolissima modifica a quanto già previsto dal decreto di Ferragosto e dai precedenti interventi sul sistema previdenziale.

La norma attuale stabilisce infatti che le donne impiegate nel settore privato non possano lasciare il lavoro prima dei 65 anni a partire dal 2026 dopo un graduale innalzamento dagli attuali 60 anni che prende il via dal 2014. L‘unica variante sarebbe dunque un anticipo di due anni, al 2012, dell‘innalzamento per l‘età di vecchiaia delle donne che resta dunque estremamente diluito.

ANZIANITA’ NON TOCCATE, DUBBI ANCHE NEL PDL

Nessuna modifica invece per l‘età di vecchiaia degli uomini e delle donne impiegate nella Pa, già prevista a 65 anni. Se poi al requisito anagrafico dei 65 anni si aggiunge la finestra mobile che fa slittare di un ulteriore anno l‘età effettiva di ritiro, e l‘adeguamento alla aspettative di vita che ogni anno ritarda il momento della pensione di qualche mese, si capisce come quota 67 era sostanzialmente già prevista e l‘accordo raggiunto sia al ribasso.

Anche da un punto di vista di risparmi la misura non dovrebbe avere effetti sostanziali se si considera che già l‘innalzamento graduale dal 2014 al 2026 avrebbe prodotto i maggiori effetti nel 2021, con risparmi pari a 720 milioni.

La vera sfida sarebbe stata quella di superare le pensioni di anzianità, cioè la possibilità, prevista solo nel sistema italiano, di andare in pensione raggiunto il requisito contributivo di 40 anni, a prescindere dall‘età. Ma su questo, come si sa, la Lega si è mostrata irremovibile.

Per l‘esperto di previdenza del Pdl, Giuliano Cazzola, intervenire sulla vecchiaia ma non sull‘anzianità è “iniquo” perché tocca le categoria di lavoratori più deboli, in particolare le donne.

Nel corso della trattativa di ieri fra Pdl e Lega si era parlato di una netta accelerazione nell‘innalzamento dell‘età per la pensione di vecchiaia delle donne del settore privato e una stretta ai regimi agevolati. Si vedrà se tali ipotesi sono del tutto sfumate.

(Scritto da Francesca Piscioneri, Redazione Roma, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 06 85224352, Reuters Messaging: paolo.biondi.reuters.com@reuters.net)

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