26 ottobre 2011 / 07:38 / tra 6 anni

Ancora incertezze su accordo pensioni, Lega non molla

ROMA (Reuters) - A poche ora dalla partenza di Silvio Berlusconi alla volta di Bruxelles per sottoporre all‘Europa gli interventi sullo sviluppo e l‘abbattimento del debito, resta l‘incertezza sull‘efficacia dell‘accordo trovato nel governo sulle pensioni.

<p>Il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini parla col presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante un dibattito in Senato, lo scorso 21 giugno. REUTERS/Max Rossi</p>

Allo stato attuale l‘unico annuncio ufficiale è quello fatto ieri sera dal ministro dell‘Istruzione Mariastella Gelmini, in diretta su RaiTre a Ballarò, su un accordo per anticipare l‘innalzamento a 67 anni dell‘età per le pensioni di vecchiaia, ma secondo il quotidiano leghista La Padania sulla questione il Carroccio “non molla”.

La Gelmini ha detto: “Con la Lega abbiamo raggiunto un accordo sull‘innalzamento dell‘età pensionabile a 67 anni ma non sulle pensioni di anzianità”.

Secondo i giornali l‘innalzamento progressivo partirebbe dal 2012 e andrebbe a regime nel 2025 per gli uomini e le donne sia per il settore pubblico sia per quello privato.

In realtà quando il ministro ha riferito questo, intorno alle 21,45 di ieri sera, a palazzo Grazioli erano ancora in corso riunioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con Umberto Bossi (il leader leghista ha lasciato la residenza romana del premier intorno alle 23) e con altri ministri fra i quali Giulio Tremonti che si sono intrattenuti più a lungo.

Questa mattina il quotidiano della Lega La Padania ha il titolo di apertura con un esplicito il Carroccio “non molla” e un articolo nel quale si riporta una frase di Bossi secondo il quale “la pensione a 67 anni non la possiamo fare, la gente ci ammazza”.

Anche qualora l‘annuncio della Gelmini fosse esatto, in realtà si tratterebbe di una piccolissima modifica a quanto già previsto dal decreto di Ferragosto e dai precedenti interventi sul sistema previdenziale.

La norma attuale stabilisce infatti che le donne impiegate nel settore privato non possano lasciare il lavoro prima dei 65 anni a partire dal 2026 dopo un graduale innalzamento dagli attuali 60 anni che prende il via dal 2014. L‘unica variante sarebbe dunque un anticipo di due anni, al 2012, dell‘innalzamento per l‘età di vecchiaia delle donne che resta dunque estremamente diluito.

Nessuna modifica invece per l‘età di vecchiaia degli uomini e delle donne impiegate nella Pa, già prevista a 65 anni. Se poi al requisito anagrafico dei 65 anni si aggiunge la finestra mobile che fa slittare di un ulteriore anno l‘età effettiva di ritiro, e l‘adeguamento alla aspettative di vita che ogni anno ritarda il momento della pensione di qualche mese, si capisce come quota 67 era sostanzialmente già prevista e l‘accordo raggiunto sia al ribasso.

Anche da un punto di vista di risparmi la misura non dovrebbe avere effetti sostanziali se si considera che già l‘innalzamento graduale dal 2014 al 2026 avrebbe prodotto i maggiori effetti nel 2021, con risparmi pari a 720 milioni.

La vera sfida sarebbe stata quella di superare le pensioni di anzianità, cioè la possibilità, prevista solo nel sistema italiano, di andare in pensione raggiunto il requisito contributivo di 40 anni, a prescindere dall‘età. Ma su questo, come si sa, la Lega si è mostrata irremovibile.

Per il leghista Giovanna Fava, intervistato questa mattina a Omnibus su La7, “non c’è nulla che non possa essere modificato. Ma il sistema pensionistico non si cambia con il nostro voto: su questo punto non faremo un passo indietro nemmeno di un millimetro. E’ un tema portante della nostra azione politica di questi anni, dove il consenso è forse più vasto di quello della Lega”.

Il leghista ha aggiunto che “il 65% delle pensioni di anzianità sta al Nord. La sinistra su questo tema sparisce. La posizione della Lega è chiara, non si capisce cosa vogliano fare gli altri partiti”.

Non è chiaro dunque cosa può esserci scritto nella lettera di Silvio Berlusconi a Bruxelles.

Nel corso della trattativa di ieri fra Pdl e Lega si era parlato di una netta accelerazione nell‘innalzamento dell‘età per la pensione di vecchiaia delle donne del settore privato e una stretta ai regimi agevolati.

“Una delle ipotesi su cui si ragiona è l‘aumento dell‘età di pensionamento per le donne nel privato e la logica sarebbe di anticipare l‘entrata a regime dei 65 anni al 2014 (partendo dal 2012) invece che dal 2026”, aveva spiegato una fonte.

(Francesca Piscioneri, Paolo Biondi)

(Redazione Roma, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 06 85224352, Reuters Messaging: paolo.biondi.reuters.com@reuters.net)

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