6 ottobre 2011 / 14:03 / 6 anni fa

Governo, Bossi: sarebbe meglio votare, problema è Berlusconi

di Giuseppe Fonte

<p>Governo, Bossi: sarebbe meglio votare, problema &egrave; Berlusconi. REUTERS/Alessandro Bianchi</p>

ROMA (Reuters) - Il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha ribadito oggi il suo scetticismo sulla possibilità di arrivare alla scadenza naturale della legislatura confermando su questo punto la distanza dal suo alleato Silvio Berlusconi che invece si mostra sicuro di poter resistere fino al 2013.

“E’ obiettivamente complicato arrivare al 2013. E’ difficile spennare la gente e poi farsi votare: meglio votare prima”, ha detto Bossi ai giornalisti alla Camera.

“Il problema è Berlusconi”, ha aggiunto Bossi riferendosi alla volontà del premier di concludere il mandato.

Alla domanda se ci siano altre manovre correttive in vista dopo le due approvate questa estate in rapida successione per ridare fiducia ai mercati ha risposto: “Non so se ci sarà un‘altra manovra ma non viviamo momenti sereni e tranquilli”.

Qualche ora dopo, quasi a voler stemperare le sue dichiarazioni iniziali Bossi ha detto che però prima della primavera vuole una nuova legge elettorale E solo dopo si potrà pensare di andare alle urne.

“Non mi pare possibile (andare a votare nella primavera del 2012), bisogna fare la legge elettorale. Sarà un po’ dopo”.

Due giorni fa Moody’s ha declassato di tre gradini la valutazione sulla solvibilità dell‘Italia, seguendo l‘abbassamento del rating già deciso da Standard and Poor’s il mese scorso.

Mentre Bossi parlava in Parlamento Daniele Franco, direttore centrale per la ricerca economica in Banca d‘Italia, spiegava in un convegno all‘Associazione bancaria che i mercati hanno dell‘Italia la percezione di un paese che ristagna, privo di una politica economica chiara e determinata.

Questo è il motivo per cui lo spread tra Btp e Bund resta così elevato, ha detto Franco.

Ma Berlusconi ha minimizzato anche oggi la posizione di chi tra gli industriali, i banchieri e i vescovi italiani auspica un nuovo governo che affronti con maggiore determinazione le sfide poste dalla crisi che ha investito l‘area dell‘euro.

“Ci fanno ridere quando ci chiedono di fare un passo indietro. Un altro governo cosa farebbe?”, ha risposto Berlusconi ai giornalisti, arrivando alla Camera per le votazioni sul disegno di legge sulle intercettazioni.

Il Cavaliere ha anche negato ogni screzio con Giulio Tremonti, accusato da un numero crescente di ministri di essere incapace di pianificare misure di stimolo per la crescita del Paese.

“Con Tremonti c’è assoluta concordia. Il problema è che non si possono fare le nozze con i fichi secchi”, ha detto ancora il premier.

In questo caso gli ha fatto eco Bossi: “La situazione non è così grave come la descrivete voi giornalisti”.

SUL TAVOLO DECRETO SVILUPPO E NUOVO GOVERNATORE

In realtà anche la giornata di oggi ha dato l‘immagine di una compagine governativa disorientata e distratta dall‘ipotesi di nuove elezioni.

Berlusconi si è presentato sorridente nell‘aula di Montecitorio e ha radunato i suoi parlamentari in attesa dell‘avvio dei lavori dell‘aula.

Secondo diversi deputati presenti al colloquio Berlusconi, riferendosi alla vita interna del partito ha detto: “Cambieremo nome al partito perché bisogna dare segnali di cambiamento e novità. Ci sono proposte? Fatevi avanti”.

Poi ha avuto una lunga serie di incontri alla ricerca di un accordo sul decreto sviluppo che consenta di risolvere il problema dei tagli ai ministeri senza toccare i fondi Fas nazionali, e riuscire a portare il testo in Consiglio dei ministri entro metà ottobre come annunciato.

Berlusconi è preoccupato delle lamentele di tanti ministri per i tagli da 6 miliardi previsti da un Dpcm che lui stesso ha firmato nei giorni scorsi.

Berlusconi si rende pure conto che il decreto sullo sviluppo deve essere un documento di spesa, cosa della quale Tremonti non vuole nemmeno sentire parlare ed è questo probabilmente il vero motivo di scontro fra i due. Eppure si mostrano ai cronisti a braccetto, per dimostrare il contrario.

Altro nodo su cui Berlusconi e Tremonti devono trovare l‘accordo politico è quello del successore di Mario Draghi alla guida della Banca d‘Italia.

Su questo Berlusconi oggi ha rivendicato oggi il fatto che la legge affidi al presidente del Consiglio la responsabilità di proporre il nome del successore al Consiglio superiore della Banca e al Capo dello Stato.

Per prendere una decisione, ha aggiunto, c’è tempo fino al primo novembre, data di insediamento di Draghi a Francoforte.

Tuttavia, secondo un ministro che ha chiesto di non essere citato, la partita su via Nazionale è chiusa.

“Ha perso la politica e la scelta non può che essere quella imposta dalla Bce e dalla Banca d‘Italia, con buona pace di tutti”, ha detto a Reuters.

(hanno contribuito Paolo Biondi, Francesca Piscioneri, Roberto Landucci e Stefano Bernabei)

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