5 ottobre 2011 / 17:29 / 6 anni fa

Eni teme distruzione suo maggiore sito in Libia

TRIPOLI (Reuters) - Eni teme che il suo più importante sito petrolifero in Libia, conoscito come Elephant, possa essere stato distrutto, il che andrebbe ad allontanare la speranza di un rapido ripristino dell‘offerta libica sui mercati globali, dopo mesi di guerra.

“Un volontario è andato con una squadra di dieci combattenti ribelli che l‘hanno scortato per un‘ispezione di due-tre ore in cui ha scattato fotografie del disastro” ha affermato il responsabile di Eni in Libia Mustafa Abougfeefa in un‘intervista.

Il sito, che garantiva 130.000 barili giornalieri di petrolio prima dell‘inizio delle ostilità, è stato trovato gravemente danneggiato, con il suo aeroporto completamente distrutto, così come i principali sistemi elettronici e di monitoraggio, ha aggiunto l‘uomo dell‘Eni.

“Non possiamo garantire che il sito riprenderà la produzione prima della fine dell‘anno, la milizia di Gheddafi ha distrutto tutto” ha dichiarato Abougfeefa.

Le riparazioni potrebbero in realtà richiedere tempi più lunghi in quanto l‘area rimane ancora interessata da scontri tra ribelli e truppe fedeli a Gheddafi.

I danni riportati da Elephant, che deve il soprannome alle sue dimensioni, sembrano di entità decisamente differente rispetto a quelli subiti dai due siti più piccoli siti di Eni in Libia, Abu Atifell e Wafa, che hanno già ripreso la produzione con un output complessivo di circa 76.000 barili giornalieri, circa il 30% del livello pre-conflitto.

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