26 settembre 2011 / 16:05 / 6 anni fa

Edison, Romani: governo punta ancora a cordata italiana

<p>Il numero uno di Edf Henri Proglio (destra) e il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani posano per i fotografi. REUTERS/Paolo Bona</p>

di Giancarlo Navach

MILANO (Reuters) - Il nuovo vertice fra il ministro allo Sviluppo Economico, Paolo Romani e il numero uno di Edf Henri Proglio sul riassetto di Edison continua a slittare: si terrà nelle prossime settimane; nel frattempo, in vista della scadenza dei patti parasociali che regolano la governance di Foro Buonaparte al 31 ottobre, il governo sarebbe ben lieto se la cordata italiana in chiave anti francese prendesse corpo.

“Ho fatto in modo che ci fosse un po’ più di tempo, fino al 31 ottobre, affinché i partner italiani potessero trovare una soluzione che andasse nella direzione della possibilità per chi oggi in Italia vuole produrre energia elettrica e restare produttore”, ha detto il ministro Romani a margine di un incontro con il ministro dell‘Industria della Malesia a Milano.

“Se i tanti soci italiani (di Edison) esistenti o qualche altro volessero partecipare a questa opportunità il governo sarebbe ben lieto. Abbiamo tempo fino a fine ottobre, ma il governo di mestiere non fa né l‘azionista né il produttore d‘energia”.

Il ministro si augura che “i partner italiani siano nelle condizioni di lavorare insieme, di mettersi insieme e di fornire a Edf che incontrerò nelle prossime settimane un‘unica interlocuzione”.

Domani è atteso il consiglio di gestione di A2A e mercoledì 28 quello di sorveglianza. Al termine la superutility dovrebbe presentare un documento definitivo su come procedere nel negoziato con i francesi. Sul documento dovrà ovviamente esprimersi anche Delmi, la holding che include tutti i soci italiani.

L‘assessore al Bilancio a Milano, Bruno Tabacci (principale azionista insieme al comune di Brescia), venerdì scorso, ha criticato duramente il modo in cui gli attuali manager di A2A stanno portando avanti le trattative: alla soluzione di marzo, bloccata dal governo, che prevedeva la maggioranza di Edison ai francesi, gli italiani in minoranza e lo spacchettamento di Edipower, si è di recente aggiunta quella proposta dal presidente del consiglio di gestione, Giuliano Zuccoli, sponsorizzata anche dal ministro Romani, di cedere tutta Edison ai francesi ottenendo in cambio Edipower - proprietaria di nove centrali - tutta italiana. Tabacci ha parlato di gestione confusa e di piano Zuccoli al tramonto.

Alla domanda se il piano di Zuccoli sia effettivamente tramontato, Romani ha così risposto: “Facciamoli lavorare, i soci pubblici e i soci privati, le banche. Mi auguro che il sistema Paese trovi la voglia e l‘orgoglio di essere sistema Paese”. Il ministro ha poi rivelato di avere parlato con il sindaco di Torino, Piero Fassino - Torino insieme a Genova sono i principali azionisti di Iren l‘utility azionista di Edison insieme ad A2A attraverso Delmi - e di averlo trovato assolutamente d‘accordo con la tesi del governo. “Ho pregato il sindaco di fare in modo che trovasse una soluzione unitaria e che il governo si occupasse di questa vicenda”.

Romani, nel sottolineare che vedrà Proglio nelle prossime settimane, ha evidenziato che il ministero allo Sviluppo Economico si è nesso a lavorare affinché “lui avesse un po’ di chiarezza sul comportamento del governo e avesse la possibilità di parlare con un‘unica interlocuzione”.

I soci italiani ed Edf avevano trovato un accordo a marzo scorso, che fu però bloccato dal ministro all‘Economia, Giulio Tremonti, per i timori di perdita di italianità di Edison. Di qui l‘ipotesi del Lodo Zuccoli che appare tuttavia tramontato per il no dei soci pubblici di A2A, i comuni di Milano e Brescia, timorosi di infilarsi in un‘operazione troppo onerosa che potrebbe mettere a repentaglio i ricchi dividendi della ex municipalizzata.

Evidentemente il ministro crede ancora alla cordata che potrebbe includere anche la romana Acea - “la società potrebbe investire anche fino a 500 milioni”, secondo una fonte vicina al dossier - mentre a tessere le fila ci sarebbe Intesa Sanpaolo.

“Se la Cassa depositi e prestiti avesse voglia di intervenire può farlo, in campo c’è già una manifestazione di interesse da parte di Intesa Sanpaolo e su come intervenire è una scelta sua”.

Venerdì scorso sempre Tabacci ha smentito l‘interesse di Intesa anche perché la banca ha altri interessi da difendere legati a un azionista di Edison: Romanai Zaleski che detiene il 10% del capitale.

Secondo il ministro, “le cose da marzo a oggi sono cambiate: è venuta meno l‘opzione nucleare. Tutte le condizioni che c‘erano a marzo sono cambiate. Oggi stiamo facendo un nuovo piano eneregtico nazionale che verrà presentato nella seconda metà di novembre ed Edf può essere un protagonista, come Edison, A2A, Edipower ed altre municipalizzate”.

Dice sempre Romani, “l‘italianità è un punto di arrivo, non di partenza: se i soci italiani, compresi quelli che non sono presenti in Edison-Edipower, ritengono che ci possa essere un investimento tutti insieme, hanno l‘occasione per farlo. Il governo non poteva non creare questa opportunità”.

Infine, quanto all‘ipotesi di approvare un decreto che difenda le aziende strategiche, Romani non chiude la porta: “Altri Paesi, come Francia e Germania, ce l‘hanno per proteggere le loro aziende. Qualche altro Stato ha fatto scelte diverse. Il decreto è un‘opzione”.

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