20 settembre 2011 / 05:33 / tra 6 anni

Italia, S&P's taglia rating, Berlusconi: mossa politica

di Alessia Pe e Giselda Vagnoni

<p>La sede di Standard and Poor's a New York. REUTERS/Brendan McDermid</p>

MILANO/ROMA (Reuters) - Standard & Poor’s ha comunicato stanotte di aver declassato di un ‘notch’ la propria valutazione sul merito di credito sovrano della Repubblica italiana, portandolo ad ‘A/A-1’ da ‘A+/A-1+ con un outlook che resta negativo.

L‘agenzia, che aveva messo sotto osservazione il rating dell‘Italia in maggio, sottolinea che le prospettive di crescita dell‘economia si sono deteriorate e che il governo di Silvio Berlusconi non sembra in grado di dare risposte efficaci.

Nella conference-call del pomeriggio gli analisti di S&P hanno comunque specificato che il taglio del rating italiano - che comunque rimane “molto forte” - non riflette la convinzione che il paese possa avere difficoltà nel rispettare i propri impegni.

Un default del paese, secondo S&P, rimane una possibilità “estremamente remota”, per quanto probabilmente i costi di gestione del debito del paese saliranno ancora.

“L‘Italia potrebbe subire un ulteriore incremento dei costi di finanziamento, ma S&P non ritiene che il paese possa essere escluso totalmente dal mercato”, come successo per la Grecia, ha affermato il managing director dell‘agenzia di rating Moritz Kraemer, sottolineando che l‘Italia ha una una struttura favorevole di debito, orientata al medio-lungo periodo, anche se esistono esigenze di rifinanziamento ogni anno.

In conference call gli analisti di S&P sono poi ritornati sul tema della debole risposta politica all‘inasprimento della crisi finanziaria, biasimando la mancanza di una rapida reazione e di un consenso trasversale sulle misure austerità, come accaduto ad esempio in Spagna.

“Il governo ha fatto poco per elevare il potenziale di crescita (del paese)” ha affermato l‘analista di S&P.

Poco dopo le 8,30 palazzo Chigi aveva diffuso una nota in cui accusa l‘agenzia di rating americana di essere influenzata da “considerazioni politiche”.

La settimana scorsa, dopo una serie di ripensamenti che hanno allarmato investitori e istituzioni internazionali, la maggioranza ha approvato in Parlamento una manovra da 54 miliardi per anticipare il pareggio di bilancio al 2013 e ridare fiducia ai mercati.

Le misure sono state però criticate per l‘eccessivo peso sul fronte delle entrate e la mancanza di tagli strutturali sul lato della spesa che liberino risorse per lo sviluppo.

“Riteniamo che il basso ritmo di crescita registrato finora dall‘economia italiana renderà difficile centrare i nuovi obiettivi di finanza pubblica del governo”, dice S&P‘s.

“Inoltre, la risposta del governo italiano alle recenti pressioni dei mercati fa pensare che sia destinata a preseguire l‘incertezza politica su come affrontare le sfide che vengono dalla situazione economica”.

I risparmi previsti potrebbero non essere realizzati perchè il governo ricorre pesantemente a un aumento delle imposte nonostante il livello di tassazione sia già elevato e le prospettive di crescita basse, prosegue S&P. Ad aggravare il quadro, le aspettative di aumento dei tassi di interesse di mercato.

Dura la reazione di Berlusconi: “Le valutazioni di Standard & Poor’s sembrano dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose e appaiono viziate da considerazioni politiche”, ha commentato in una nota sottolineando come il governo abbia “sempre ottenuto la fiducia dal Parlamento, dimostrando così la solidità della propria maggioranza”.

Berlusconi ricorda che “l‘Italia ha varato interventi che puntano al pareggio di bilancio nel 2013 e il governo sta predisponendo misure a favore della crescita, i cui frutti si vedranno nel breve-medio periodo”.

Al ministero del Tesoro si è svolto oggi un incontro tra il ministro Giulio Tremonti e rappresentanti di Confindustria, Rete imprese Italia, Abi e Banca d‘Italia per la definizione delle misure di rilancio per la crescita che dovrebbero essere inserite in un decreto che il governo vorrebbe varare entro la metà di ottobre.

Per l‘esecutivo, però, potrebbe scattare a breve il conto alla rovescia.

“Non c’è più tempo. O il governo è in grado domani, o la prossima settimana, di mettere in piedi una serie di misure gravi, serie, anche impopolari, sennò, non ho paura a dirlo, questo governo deve andare a casa”, ha detto Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria.

Mentre il Capo dello Stato riceve il ministro leghista Roberto Maroni, critico sulla leadership di Berlusconi, il lealista Marco Reguzzoni, capogruppo del Carroccio alla Camera, parla di “un giudizio quasi scontato” che dimostra come “serva da subito un provvedimento sull‘economia che dia impulso alle famiglie e alle imprese”.

MOSSA A SORPRESA

Ieri, fonti governative hanno riferito a Reuters che il governo si appresta a tagliare le stime di crescita per l‘anno in corso allo 0,7%& da 1,1% e che per il 2012 il Pil non dovrebbe superare l‘1% dalla precedente previsione di +1,3%.

S&P dice di aver rivisto le sue previsioni a medio termine sulla crescita reale del Pil allo 0,7% medio annuo tra il 2011 e il 2014 rispetto a quelle precedenti dell‘1,3%.

Come parte della sua analisi, S&P ha elaborato uno scenario macroeconomico positivo e uno negativo che potrebbero guidare, la sua futura azione di rating sulla Repubblica Italiana.

Il nuovo scenario “downside” ipotizza per l‘anno prossimo una lieve recessione, con una riduzione del Pil reale dello 0,6%, seguita da una modesta ripresa nel biennio 2013-14. Nell‘attuale scenario negativo, i principali elementi economici trainanti sono rappresentati dall‘inasprimento della situazione finanziaria, con un aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato, nonché dal calo dei consumi del settore privato e delle esportazioni.

S&P ha adottato anche un nuovo scenario positivo che, ove si verificasse, potrebbe essere coerente con una revisione da negativo a stabile dell‘outlook: ipotizza che le situazione finanziaria andrà via via migliorando, così come l‘andamento della crescita del Pil, le esportazioni e gli investimenti.

In tutti e tre gli scenari S&P prevede che il livello del debito pubblico netto dell‘Italia rimarrà il principale fattore di vulnerabilità per il rating per il prossimo futuro.

“Prevediamo che a fine 2011, il debito sarà pari al 117% del PIL rispetto al 100% nel 2007. Nell‘ambito del nuovo scenario di base l‘indebitamento netto diminuirà solo leggermente entro il 2014, assestandosi al 115% del Pil, simile a quello riportato nello scenario negativo di maggio 2011”.

Dopo mesi in cui l‘Italia è rimasta ai margini della crisi dei debiti sovrani che ha colpito altri paesi della zona euro, da luglio sono scattati massicci ordini di vendita di titoli di Stato e di azioni di banche italiane.

Per sostenere i prezzi dei titoli sovrani della Repubblica è intervenuta la Banca centrale europea che da novembre sarà guidata dal governatore della Banca d‘Italia Mario Draghi.

Un downgrade era nell‘aria da giorni ma ci si aspettava che arrivasse da Moody‘s, la quale il 17 giugno si era data 90 giorni di tempo per concludere la revisione del giudizio sull‘Italia.

Venerdì sera, invece, Moody’s ha rimandato la decisione di altri 30 giorni e oggi ha preferito non fare commenti.

Quella di Standard & Poor’s è “una decisione sicuramente inaspettata”, ha detto Loredana Federico di UniCredit.

“Che l‘outlook resti negativo credo dipenda dal fatto che l‘agenzia vuole valutare quale e quanto sarà effettivamente l‘impegno del governo a favore della crescita”.

Della stessa opinione Fedele De Novellis di Ref: ”La manovra non è bastata a ripristinare un clima di fiducia e a migliorare l‘aspettativa di crescita. Il problema dell‘Italia è un problema di sviluppo che si ripercuote sulla sostenibilità del debito nel medio ternine.

Dopo un avvio in calo di oltre l‘1%, Piazza Affari ha invertito la rotta e ha chiuso in rialzo dell‘1,91%.

Secondo i trader “il declassamento è già nei prezzi con un giudizio pesante sulla situazione italiana che non sorprende più di tanto”, dice uno di loro. A preoccupare è l‘outlook di S&P’s che resta negativo, aggiunge. “A questi prezzi da saldo, titoli da vendere ce ne sono pochi”.

Intanto lo spread fra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi a dieci anni che, in avvio di seduta, aveva sfiorato i 400 punti base, è sceso a 391. “Lo spread già prezzava il dowmgrade e quindi lo scossone tutto sommanto non è stato eccessivo”, dice Alessandro Giansanti, strategist di Ing.

Le banche centrali hanno fatto sentire comunque la loro presenza, acquistando Btp, anche se per volumi limitati, secondo i trader.

“La Bce dovrà continuare con il suo programma di acquisto bond, finchè il fondo salva-stati [Efsf] non sarà in grado di assolvere a questo compito”, sottolinea Giansanti, che ricorda come ottobre sarà un mese “pesante” per il mercato primario.

“Il Tesoro dovrà emettere titoli per 18 miliardi di euro, e non potrà contare su alcun rimborso come invece è successo a settembre”, conclude.

hanno contribuito Stefano Bernabei, Roberto Landucci e Giuseppe Fonte da Roma, Giulio Piovaccari, Claudia Cristoferi, Maria Pia Quaglia, Michel Rose, Elvira Pollina da Milano

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