8 agosto 2011 / 07:08 / tra 6 anni

Borse Asia-Pacifico, indici in netto ribasso, fuga da rischio

MILANO (Reuters) - Seduta di pesanti vendite 
sull'azionario asiatico, con il downgrade di S&P sul debito Usa 
che ha messo in secondo piano le promesse di intervento da parte 
della Bce e del gruppo del G7.
Secondo gli economisti la decisione di S&P, in questa fase, 
aumenta solo le probabilità che gli Stati Uniti vadano verso un 
"double dip" e di conseguenza una recessione.
"Sembra che i responsabili di politica economica abbiano 
deciso di passare all'azione", dice Shane Oliver, di AMP Capital 
Investors, uno dei principali gestori australiani. "La decisione 
di acquistare bond italiani può essere molto positiva per 
calmare i timori di un escalation sul debito europeo".
I leader del G7 hanno detto che garantiranno la liquidità 
dei mercati, la Bce che intende "realizzare in modo attivo" il 
programma di acquisto dei titoli di Stato, segnalando che 
acquisterà bond italiani e spagnoli.
Intorno alle 8,45 l'indice MS Asia Pacifico 
che esclude il Giappone perde oltre l'1%. Il Nikkei ha 
chiuso con un ribasso di oltre il 2%.
* HONG KONG penalizzata dall'avversione al rischio sui 
timori per Europa e Usa. Volumi del 20% inferiori a venerdì, 
segno che alcuni investitori preferiscono rimanere in seconda 
linea. Sotto pressione i ciclici. Prada in 
controtendenza sale dello 0,78%.
* A SHANGHAI i titoli petroliferi trascinano l'indice in 
ribasso. PetroChina, in ribasso di oltre il 2%, è 
stato il peggiore dell'indice principale.
* SEOUL ha chiuso in ribasso del 3,8% dopo aver segnato -7%. 
Il mercato ha fatto peggio degli altri dell'area asiatica a 
causa di vendite anche da parte di piccoli investitori.
* TAIWAN ha segnato il minimo di chiusura da 18 mesi. Hanno 
guidato il ribasso i titoli del comparto alta tecnologia e 
finanziari, come Cathay Financial.
* SIDNEY ha accelerato il ribasso nel finale sulla scia 
delle piazze asiatiche, forti vendite sui minerari.
* A MUMBAI, in calo di oltre il 3%, i titoli delle società 
esportatrici di software, com Infosys e Tata 
Consultancy, sono i peggiori sui timori di un 
rallentamento della domanda dagli Stati Uniti.
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