3 agosto 2011 / 09:33 / tra 6 anni

Crisi, Berlusconi a Camera, non attesa nuova stretta ora

di Giuseppe Fonte e Giselda Vagnoni

<p>Silvio Berlusconi. REUTERS/Alessandro Bianchi</p>

ROMA (Reuters) - Oggi pomeriggio in Parlamento Silvio Berlusconi dirà che il governo segue con attenzione le turbolenze che stanno colpendo duramente azioni e titoli di stato italiani ma non è atteso che annunci un nuovo, immediato, giro di vite sui conti pubblici.

Fonti governative riferiscono a Reuters che nuovi interventi correttivi, dopo quelli da 48 miliardi definiti il mese scorso per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014, non raggiungerebbero lo scopo di rassicurare i mercati se varati in un momento in cui il sentimento sull‘Italia è così negativo.

Le fonti tendono dunque a escludere un anticipo del pareggio di bilancio o di alcuni interventi che dovrebbero scattare solo nel 2013 o nel 2014, come suggerito da alcuni commentatori.

Il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti, poi, ha escluso categoricamente, non più tardi della settimana scorsa, una imposta patrimoniale.

Il governo, aggiungerà Berlusconi, si tiene comunque pronto a intervenire nel caso le tensioni sui mercati dovessero persistere anche nelle prossime settimane, quando le esigenze di rifinanziamento del debito pubblico si faranno consistenti.

Ci sarà, inoltre, un riferimento all‘esigenza di ammodernare il mercato del lavoro.

“Nell‘immediato non è in vista una nuova correzione dei conti”, spiega una prima fonte.

“Naturalmente, se dovesse rendersi necessario, anticipare alcune misure della manovra a prima del 2013 non presenterebbe particolari criticità”, continua la fonte.

Oggi lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha raggiunto i 387 punti base nei primi scambi della mattinata per poi ripiegare verso quota 370.

CONSIGLIO MINISTRI NON DISCUTE CRISI MERCATI

Delle misure prese dall‘Italia per implementare le riforme strutturali e il consolidamento dei conti pubblici hanno parlato il ministro Tremonti e il commissario Ue per gli Affari economici e monetari Olli Rehn.

Quest‘ultimo ha fatto sapere di essere “convinto che l‘Italia stia facendo quanto necessario per tornare sul binario della crescita e del controllo dei conti pubblici”.

Tremonti ha anche discusso “proficuamente” della situazione sul mercato dell‘euro con il presidente dell‘Eurogruppo Jean-Claude Juncker in Lussemburgo stamattina.

L‘argomento non è stato invece affrontato nella riunione di governo di palazzo Chigi, dove, secondo quanto dichiarato da un ministro, non si è parlato nemmeno del discorso che Berlusconi terrà alle 17,30. L‘intervento era originariamente previsto per le 15 ma è stato posticipato per aspettare la chiusura dei mercati.

Al ministero dell‘Economia continuano a ritenere che le turbolenze di queste settimane siano frutto di tensioni derivanti da incertezze internazionali. Sarebbe quindi tutto da vedere l‘effetto positivo sulla curva dei rendimenti di una nuova correzione.

“Quando i mercati decidono di essere negativi su qualcosa ogni notizia buona è ignorata e ogni notizia negativa è esaltata. Se anche venisse annunciato l‘anticipo del pareggio al 2011 ci sarebbe comunque qualcuno che si dichiarerebbe poco convinto”, spiega una seconda fonte.

Gioca a favore del governo l‘assenza di particolari esigenze di rifinanziamento: il Tesoro ha cancellato le aste dei titoli a medio e lungo termine di metà agosto e il vero banco di prova ci sarà a settembre, quando dovranno essere rifinanziati 61,691 miliardi di debito in scadenza.

“Per ora il Tesoro segue l‘evoluzione dei mercati ma è tecnicamente pronto a intervenire se le condizioni lo richiederanno. Ci sono diverse opzioni sul tappeto”, aggiunge una terza fonte.

In un report pubblicato oggi da Unicredit si chiede al governo italiano di anticipare almeno in parte al 2012 le misure correttive previste per il biennio 2013-2014, la liberalizzazione di beni e servizi, una riforma del mercato del lavoro e un riforma fiscale che trasferisca dal reddito ai beni il peso fiscale. Sarebbe benvenuto anche un programma di privatizzazioni e una tassa sui patrimoni, aggiungono gli analisti di Unicredit.

--Ha collaborato Antonella Cinelli

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