13 luglio 2011 / 16:00 / 6 anni fa

Btp riducono guadagni, spread a 283 pb, pesano aste domani

<p>Banconote in foto d'archivio. REUTERS/Andrea Comas</p>

MILANO (Reuters) - Chiusura poco variata per l‘obbligazionario italiano, che nel pomeriggio ritraccia dopo una mattinata in cui i prezzi si erano mossi in deciso rialzo dopo i tonfi delle ultime tre sedute.

Dopo un avvio confortante, supportato da acquisti da parte di fondi esteri che avevano riportato lo spread sulla Germania fino a un minimo di 272 punti base, sul mercato sono tornate le vendite.

Il differenziale di rendimento tra decennale italiano e Bund tedesco è così arrivato a sfiorare nuovamente i 300 punti base nel primo pomeriggio, per poi stringere in chiusura a 283 punti base dopo la promozione della manovra correttiva dei conti pubblici da parte di Fitch.

L‘agenzia americana ha confermato a ‘stabile’ l‘outlook sull‘Italia, proprio sull‘aspettativa che la manovra, il cui via libera parlamentare è atteso per venerdì, ridurrà il deficit.

Inoltre Fitch ha sottolineato come il balzo dei rendimenti dei titoli di Stato italiani sia il riflesso di una perdita di fiducia sulla risposta politica dell‘Europa alla crisi debitoria, e non del deterioramento dei fondamentali di credito sovrani dell‘Italia.

FRENATA POMERIDIANA LEGATA AD APPROSSIMARSI DELLE ASTE

L‘inversione di tendenza rispetto al mattino è legata, secondo i dealer, all‘approssimarsi delle aste di domani, quando il Tesoro offrirà dai 3 ai 5 miliardi di titoli a medio lungo termine..

In particolare,verranno messi all‘asta il 5 e il 15 anni, e due Btp off-the-run.

“Comincia a pesare l‘asta di domani, soprattutto sulla parte della curva fino al 5 anni. Anche il decennale, dopo i guadagni di questa mattina, sta soffrendo un po’” nota un dealer da Milano.

“E’ inutile girarci intorno: le aste di domani sono un test importante. Per quanto la quantità emessa non sia altissima, arrivano in un momento delicato, anche se non credo ci saranno catastrofi” aggiunge un secondo dealer.

Il rendimento del decennale italiano nel pomeriggio è tornato al 5,5%, valore da cui si era tenuto lontano nel corso della mattinata. Ieri, nel momento di maggior tensione, il rendimento del decennale aveva sfiorato il 6%, vicino ai massimi del 1997.

RISCHIO CONTAGIO RESTA SULLO SFONDO

Le incognite legate alla soluzione della crisi debitoria della Grecia, del resto, sono ancora tutte sul tappeto e i nervi restano tesi.

Questa mattina i mercati si sono svegliati con la notizia del declassamento a ‘junk’ dell‘Irlanda, da parte di Moody‘s. E se il downgrade irlandese non ha innescato il panico da contagio diffusosi sui mercati dopo l‘analoga mossa della stessa agenzia sul Portogallo la scorsa settimana, ha senza dubbio frenato la corsa al rimbalzo dei titoli italiani.

“Il downgrade irlandese era dato per scontato ma sicuramente ha pesato sulla giornata” osserva uno strategist, che sottolinea come, soprattutto all‘estero, sia stata apprezzata l‘accelerazione sui tempi di approvazione della manovra correttiva, con il contributo dell‘opposizione.

“E’ un segnale che i mercati hanno recepito e visto positivamente, soprattutto all‘estero” osserva lo strategist.

SPREAD STRINGE A 283 PB, MA A INIZIO LUGLIO ERA A 190

A fine seduta il differenziale di rendimento tra decennale italiano e Bund tedesco si attesta a 284 punti base, in restringimento di 7 punti base dalla chiusura di ieri e di 70 lunghezze rispetto ai 353 punti base toccati nella mattinata di martedì, nuovo valore record dall‘introduzione dell‘euro. Ma lo spread resta ben al di sopra dei 190 punti base di inizio mese.

“Ci vorrà qualche mese per tornare sotto i 200 punti base, e non è detto che questo avverrà. Ci muoviamo in un contesto in cui gli investitori finali stentano a recuperare fiducia” osserva un dealer.

Il vice direttore di Via Nazionale Ignazio Visco nel corso di un‘audizione al Senato ha spiegato stamane che “uno spostamento verso l‘alto della curva dei rendimenti di 100 punti base comporta un incremento della spesa per interessi pari a circa 0,2 punti percentuali di Pil nel primo anno, e a 0,4 e 0,5 punti rispettivamente nel secondo e nel terzo anno”.

Attualmente circa 100 pb in più costerebbero quindi nel primo anno alle casse pubbliche circa 3 miliardi di euro aggiuntivi di spesa per interessi.

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