20 giugno 2011 / 17:08 / 6 anni fa

Rcs, da assemblea sì a riassetto, mercato difficile

di Claudia Cristoferi

MILANO (Reuters) - Il piano di semplificazione di Rcs Mediagroup ha ottenuto la benedizione dei soci, che hanno approvato oggi in un‘assemblea straordinaria le necessarie modifiche allo statuto sociale.

Tra tre giorni si riunirà il Cda per dare corpo alla proposta licenziata il 16 giugno dal comitato esecutivo, che porterà entro l‘anno a trasformare in semplici divisioni le controllate Rcs Quotidiani, Rcs Periodici e Rcs Pubblicità, oggi dotate ciascuna di un proprio coosiglio di amministrazione.

I risparmi previsti, ha spiegato l‘AD Antonello Perricone, sono di almeno 3-4 milioni l‘anno per i soli aspetti societari (costo dei Cda, dei collegi, dei revisori), ma potrebbero essere di più, “per ora non quantificabili”, una volta a regime tra la fine del 2011 e l‘inizio del 2012.

Un intervento sulla complessa struttura societaria e su una governance da qualcuno definita “barocca” era atteso con favore dal mercato, ma per il gruppo che ha quasi un miliardo di euro di debiti, restano aperti alcuni nodi irrisolti, soprattutto alla luce di un mercato pubblicitario che Perricone non ha esistato a definire “preoccupante”. [ID:nLDE75J1BD]

SU IMMOBILI NO TRATTATIVE, TENTATO RILANCIO PER 8 PERIODICI

L‘assemblea ha approvato in particolare l‘ampliamento dell‘oggetto sociale della holding, che potrà così incorporare le controllate esercitando direttamente attività editoriali e pubblicitarie. E’ stato poi modificato l‘articolo dello statuto relativo alle deleghe di poteri. [ID:nLDE75J0IA]

Nel nuovo oggetto sociale è compresa anche la possibilità di fare operazioni immobiliari, anche se su questo tema Perricone ha precisato che “non c’è nessuna trattativa in corso e nulla di definito”, sottolineando che “il management è particolarmente attento alla tradizione dell‘immobile di via Solferino”.

L‘azionista e consigliere Giuseppe Rotelli ha spiegato al termine dell‘assemblea che la ‘valorizzazione dell‘immobile’ “significa innanzitutto un utilizzo più produttivo del cespite”; nel caso questo risulti “in tutto o in parte esuberante”, valorizzarlo vuol dire cederlo.

Stesso destino, in sostanza, per le otto testate periodiche “cronicamente in perdita” per le quali il comitato esecutivo ha respinto solo pochi giorni fa alcune manifestazioni di interesse ritenute inadeguate. Dopodomani, ha spiegato Perricone, si terrà un incontro con i manager responsabili e i direttori per rivedere “con grande serenità e anche grande determinazione” progetti editoriali e organizzativi. “Una nuova ottica di sviluppo”, ha detto l‘AD, che però non esclude “come ultima ratio” una futura cessione. [ID:nLDE75J0VX]

Sono 72 i giornalisti che lavorano a queste testate.

RCS LIBRI ESCLUSA DA RIASSETTO, NO VISTO DELISTING

Il perimetro della ristrutturazione coinvolge una decina di società: Rcs Quotidiani con Rcs Digital e Trovocasa; Rcs Periodici con Editrice Abitare Segesta, Pubblibaby, Rcs Direct, Rizzoli Publishing Italia e Sfera Editore; Rcs Pubblicità.

Esclusa dalla riorganizzazione Rcs Libri, presieduta da Paolo Mieli, perchè - ha spiegato il presidente Piergaetano Marchetti - non è posseduta al 100% dal gruppo e questo avrebbe reso l‘operazione troppo complicata; non rientrano nel perimetro anche alcune società come TrovoLavoro e attività sportive come il Giro d‘Italia perchè per legge devono restare società separate.

Il cambiamento dell‘oggetto sociale dà agli azionisti il diritto di recesso, pari a 1,163 euro per i titoli ordinari e a 0,796 euro per le risparmio. L‘eventuale esercizio di tale diritto potrebbe portare qualche problema di flottante, già molto esiguo (intorno al 12%), ma il presidente ha escluso un delisting del titolo: “Prima vediamo se e quanti recessi ci saranno e se saranno esercitate le prelazioni per l‘acquisto. Certo non abbiamo l‘intenzione di favorire un delisting della società”. [ID:nLDE75J19X]

Sull‘acquisto di titoli rivenienti da recesso non sono previsti poi particolari diritti per i pattisti: “Tutti gli azionisti sono uguali”, ha spiegato Marchetti.

TRA GLI AZIONISTI DELLA VALLE E ROTELLI RESTANO “COMPRATORI”

Con un azionariato a dir poco ingessato, vincolato per il 65,7% a 13 soci stretti in un patto fino al 2014, Diego Della Valle (con il 5,499% nel patto) e Giuseppe Rotelli (con un 11% potenziale fuori da accordi parasociali) si dichiarano entrambi compratori.

Le intenzione di crescita di Della Valle sono state indirettamente confermate da Marchetti, che ha detto di aver ricevuto dal patto un mandato “non di merito”, ma quello di una “astratta ricognizione giuridica che riguarda il possesso e i movimenti di azioni”.

Rotelli ha ribadito dal canto suo di non avere nessuna intenzione di ridurre la quota, ma di volerla anzi incrementare “se questo rappresenta un valore aggiunto per l‘azienda”. [ID:nLDE75J17O]

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