26 maggio 2011 / 08:57 / 6 anni fa

Confindustria delusa da Berlusconi: non pensa a crescita

di Giselda Vagnoni

<p>La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. REUTERS/Charles Platiau</p>

ROMA (Reuters) - Gli imprenditori italiani sono delusi dal governo di Silvio Berlusconi perchè non ha in cima alla sua agenda la crescita, unica arma per difendere benessere e rilevanza politica internazionale, ma “pensa ad altro”.

Lo dice senza mezzi termini la loro presidente Emma Marcegaglia a due giorni dal cruciale appuntamento di Milano e Napoli con i ballottaggi che potrebbero segnare la fine dell‘indiscutibile leadership del premier nel paese.

“Non possiamo nascondere la nostra delusione. Occorrono interventi più incisivi soprattutto sulle infrastrutture e sul fisco”, scandisce davanti a una platea in cui si notano le assenze di Berlusconi e del ministro dell‘Economia Giulio Tremonti impegnati all‘estero.

Sabato scorso Standard and Poor’s ha tagliato a negativo l‘outlook sul rating dell‘Italia citando la bassa crescita cronica del Paese e la scarsa capacità riformatrice del governo.

Marcegaglia, giunta all‘ultimo anno di mandato, dice che l‘Italia per crescere ha bisogno di liberalizzazioni e di meno Stato e che invece “sta succedendo proprio il contrario”.

“Il mito da sfatare è che l‘Italia vada in fondo bene e che dunque gli imprenditori devono piantarla di lamentarsi...La verità è che l‘agenda nazionale non riesce a fare della crescita il suo primo argomento all‘ordine del giorno perchè la politica pensa ad altro”.

Confindustria, associazione di oltre 145.000 imprenditori che danno occupazione a 5,5 milioni di persone, guarda all‘appuntamento elettorale di domenica e lunedì e osserva che “se le difficoltà della maggioranza sono evidenti nel giudizio popolare, non per questo possiamo tacere che l‘opposizione, tra spinte antagoniste e frammentazioni, è ancora incapace di esprimere un disegno riformista”.

Ecco allora che dalle fila degli imprenditori potrebbe arrivare una terza opzione, forse la più volte ventilata e mai confermata discesa in campo dell‘ex presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.

“In un momento così noi saremo pronti a batterci per l‘Italia, anche fuori dalle nostre imprese, con tutta la nostra energia, con tutta la nostra passione, con tutto il nostro coraggio”.

Il rischio di un paese senza sviluppo economico e crescita, infatti, è che “alzi la testa il populismo e vengano messi in discussione i fondamenti stessi della democrazia”, ha avvertito Marcegaglia alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano e del governatore della Banca d‘Italia Mario Draghi, lungamente applaudito per la nuova nomina alla Bce.

Poco prima che la Marcegaglia iniziasse il suo intervento, i 3.000 invitati si sono alzati tutti in piedi, sul palco e in platea a cantare l‘Inno d‘Italia per celebrare i 150 anni dell‘Unità d‘Italia e i 100 di vita di Confindustria.

Molti i riferimenti, nell‘intervento della Marcegaglia, all‘impegno civile che gli imprenditori di Confindustria vogliono assicurare per superare questo difficile momento della vita politica ed economica del Paese.

Tra questi anche una citazione di Max Weber: “Vengono talora momenti tanto gravi nella vita di una nazione in cui la testimomianza pubblica di chi vive di integrità privata non è più un diritto civile, ma un vero e proprio dovere morale”.

UN DECENNIO PERDUTO ALLE SPALLE

Marcegaglia, che ha suscitato grande polemica per aver rifiutato di entrare nel governo come ministro dello Sviluppo, dice che gli ultimi dieci anni hanno registrato la peggiore performance dell‘Italia dal dopoguerra.

“Il decennio perduto alle nostre spalle, in termine di minore competitività e mancata crescita, viene da divisioni e lacerazioni interne a ciascuno dei due poli della politica, alle prese con fratture e problemi di leadership personali anteposti al benessere del Paese”.

Il Pil italiano è aumentato del 45,2% negli anni Settanta, del 26,9% negli Ottanta, del 17% nei Novanta e del 2,5% nell‘ultimo decennio.

Questa frenata è dovuta alla produttività il cui incremento annuo è precipitato dal 2,8% negli anni Settanta a zero nel passato decennio.

Il Pil per abitante nel 2010 è ancora sotto i livelli del 1999, secondo i dati riferiti dalla Marcegaglia.

Rispetto alla media dell‘area euro è passato dal 106,8% nel 1995 al 93,8% del 2011 ed “è un arretramento che rischia di continuare”.

E’ vero che la tenuta dei conti pubblici ha risparmiato all‘Italia di finire nell‘occhio del ciclone dell‘eurodebito e Confindustria ne riconosce esplicitamente il merito al governo e al ministro dell‘Economia.

Ma sulla spesa pubblica l‘azione del governo non è ancora convincente:.“Non si possono risolvere i problemi con i tagli lineari nelle spese correnti e la scure sugli investimenti pubblici. Occorre scegliere”.

Il governo presenterà in giugno le misure con cui intende centrare nel 2014 l‘ambizioso obiettivo del pareggio di bilancio, una manovra di circa 35-40 miliardi.

“Per ora si conosce la dimensione dei tagli, ma non gli interventi per realizzarli”, dice Marcegaglia e avverte che “senza un profondo cambiamento dei meccanismi che governano la spesa nei principali comparti, nessuno può escludere che al freno di oggi non segua puntualmente un grande rimbalzo della spesa domani, come più volte avvenuto in passato”.

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