11 maggio 2011 / 09:06 / tra 7 anni

Parmalat-Lactalis, perquisite banche, fondi; 4 indagati

di Emilio Parodi

<p>Un commesso sistema cartoni di latte Parmalat sugli scaffali di un supermercato. REUTERS/Max Rossi</p>

MILANO (Reuters) - La Guardia di Finanza di Milano ha perquisito oggi gli uffici milanesi di banche, fondi di investimento e società di pr nell‘ambito dell‘inchiesta che ipotizza i reati di aggiotaggio e insider trading, e che vede indagate quattro persone, sull‘andamento del titolo Parmalat prima che i francesi di Lactalis salissero al 29% del gruppo di Collecchio, per poi lanciare l‘Opa a fine aprile.

Lo hanno riferito oggi diverse fonti investigative e giudiziarie, precisando che ad essere perquisiti sono stati gli uffici di Credit Agricole, Societé Generale, Intesa Sanpaolo, Lazard, delle società di pubbliche relazioni Image Building e Brunswick, nonché l‘abitazione di uno degli indagati.

Gli indagati, hanno riferito fonti investigative, sono Fabio Canè, responsabile dei Progetti Speciali e del Private Equity della Divisione Corporate ed Investment Banking di Intesa Sanpaolo (con l‘ipotesi di reato di insider trading), la moglie Patrizia Micucci, capo dell‘Investment Banking in Italia di Societé Generale (aggiotaggio), Carlo Salvatori, presidente di Lazard Italia (aggiotaggio) e Massimo Rossi, che era stato designato AD ad interim nella lista dei fondi Skagen, Mackenzie Financial Corp e Zenit Asset Management per il cda di Parmalat (aggiotaggio).

Dal decreto di perquisizione si evince che la procura sostiene che Canè “in possesso di informazioni privilegiate relativamente al prezzo che avrebbe offerto Intesa Sanpaolo per l‘acquisto del 15,3% del capitale di Parmalat dai fondi, le comunicava, al di fuori del normale esercizio delle sue funzioni, a Patrizia Micucci”.

IL DECRETO DI PERQUISIZIONE

L‘accusa, secondo quanto risulta dal decreto, sostiene quindi che Canè in questo modo avrebbe consentito “al gruppo Lactalis di offrire un prezzo di poco superiore a quello di Intesa Sanpaolo, sufficiente a permettere ai francesi di comprare il 15,3% di Parmalat dai tre fondi esteri”.

Nel decreto della procura si ipotizza che gli altri tre indagati, Micucci, Rossi e Salvatori, abbiano diffuso “false notizie” realizzando “artifizi concretamente idonei ad alterare il corso del titolo Parmalat”.

A questo proposito vengono citati i comunicati sull‘accordo di coordinamento dei tre fondi esteri del 25 gennaio 2011, le dichiarazioni di Salvatori dell‘8 marzo 2011 e la comunicazione del 22 marzo 2011 dell‘acquisto da parte di Lactalis del 15,3% di Parmalat.

Due fonti investigative avevano dichiarato che fra i perquisiti ci sono “alcuni fondi di investimento” e “i vari attori italiani che hanno partecipato a vario titolo alla scalata, che hanno sede a Milano”. Tutte le fonti hanno precisato che le attività di oggi non riguardano alcun ufficio di Lactalis.

La stessa Lactalis in una nota ha ribadito di non essere al centro “di alcuna indagine giudiziaria”, di essere certa “della totale correttezza e trasparenza delle sue operazioni di acquisto di Parmalat” e di essere “a completa disposizione delle autorità”.

Nessun commento da parte di Lazard, che era stata advisor dei fondi esteri. Un portavoce di Intesa Sanpaolo ha dichiarato che l‘istituto “non ha mai avuto evidenze di elementi in base ai quali ritenere l‘operato del dottor Fabio Cané lesivo degli interessi della banca”.

Non è stato possibile ottenere dichiarazioni da parte delle altre banche e delle società di investimento.

Image Building, che segue la comunicazione di Lactalis in Italia, non ha rilasciato dichiarazioni mentre un portavoce di Brunswick Italia, società che ha seguito i tre fondi che cedettero le loro quote ai francesi, ha detto che la Gdf è passata oggi a raccogliere informazioni, senza aggiungere altro.

L‘INCHIESTA

Lactalis aveva stipulato contratti di equity swap con Societé Generale e Credit Agricole come controparti aventi come oggetto azioni Parmalat. Intesa San Paolo si era fatta promotrice di una ipotetica cordata italiana che avrebbe dovuto opporsi a Lactalis.

L‘inchiesta venne avviata dal pm milanese Eugenio Fusco, dopo la presentazione di un esposto da parte dell‘AD di Parmalat Enrico Bondi. All‘inizio, al centro delle verifiche vi era una serie di comunicati che provocarono l‘apprezzamento del titolo Parmalat.

All‘origine il reato ipotizzato a carico di ignoti era solo quello di aggiotaggio, cioè l‘eventualità di comunicazioni ingannevoli o lacunose al mercato che alterino artatamente l‘andamento di un titolo. Oggi le fonti hanno riferito che nell‘inchiesta che vede quattro indagati viene ipotizzato anche il reato di insider trading, cioè l‘eventuale uso illegittimo di informazioni privilegiate per il proprio profitto.

Il 22 marzo una nota di Lactalis informava di aver raggiunto un accordo a sorpresa con i fondi attivisti Zenit Asset Management, Skagen e Mackenzie Financial Corporation che metteva nella mani dei transalpini il 29% del gruppo di Collecchio, quota appena inferiore a quella rilevante per l‘Opa, che Lactalis ha poi lanciato il 26 aprile. -- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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