13 aprile 2011 / 13:26 / tra 7 anni

Fmi: banche Europa necessitano altri capitali

<p>Il logo del Fondo montetario internazionale. REUTERS/Bogdan Cristel</p>

WASHINGTON (Reuters) - Diverse banche europee necessitano di ulteriori iniezioni di capitali per riportare fiducia sui mercati e contribuire a ridurre i rischi di un‘altra crisi finanziaria.

E’ quanto sostiene il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) nel report ‘Global Financial Stability’.

Le banche europee, secondo il Fmi, non possono raccogliere tutti i capitali di cui hanno bisogno sui mercati e, di conseguenza, potrebbero optare per un taglio dei dividendi e la destinazione degli utili a riserva.

Secondo il Fondo, nei prossimi mesi la sfida più urgente sarà il finanziamento delle banche e degli stati, specialmente nei paesi della zona euro.

Nei prossimi due-tre anni, le banche, a livello globale, si troveranno a fare fronte a scadenze di debiti pari a 3.600 miliardi di dollari. Particolarmente sotto pressione saranno gli istituti irlandesi e tedeschi.

“La necessità di raccogliere capitali da parte delle banche coincide con più elevati costi di rifinanziamento del debito sovrano”, si legge, “con un inasprimento della competizione per accaparrarsi risorse scarse”.

Gli stress test della Bce, secondo il Fondo, rappresentano “un‘occasione d‘oro” per migliorare la trasparenza dei bilanci delle banche e ridurre l‘incertezza dei mercati a proposito della qualità degli asset presenti nei libri degli istituti.

“In generale”, prosegue il documento, “un ventaglio di politiche - compresi aumenti di capitale, ristrutturazioni e, se necessario, risoluzione delle banche in difficoltà, nonché miglioramenti della trasparenza dei rischi legati al settore - è necessario per intervenire sulle vulnerabilità del sistema bancario”. Senza questi interventi, “i rischi al ribasso torneranno a galla”.

Il Fmi sostiene che l‘esposizione delle banche al debito sovrano problematico è “incerta”. In generale, i debiti governativi sono troppo elevati; preoccupano, in particolare, le dinamiche del debito in Usa e Giappone.

L‘unico accenno all‘Italia contenuto nel rapporto riguarda le casse di risparmio, che, si legge, sono vulnerabili ad ulteriori, eventuali shock, a causa dei bassi livelli di capitalizzazione.

Il Fmi cita solo marginalmente il comparto bancario italiano, all‘interno di un‘analisi più ampia del settore del credito nel suo complesso.

“I rischi del settore bancario non sono omogenei, con elementi di vulnerabilità che variano tra le diverse economie e tra i diversi tipi di banca all‘interno dello stesso paese”, si legge nel rapporto.

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