6 aprile 2011 / 16:05 / 7 anni fa

Generali, Geronzi si è dimesso

ROMA/MILANO (Reuters) - Cesare Geronzi, presidente di Generali da circa un anno, si è dimesso di fronte all‘ipotesi di una mozione di sfiducia da parte della maggioranza dei 17 consiglieri della compagnia.

<p>Una immagine di archivio di Cesare Geronzi. REUTERS/Dario Pignatelli</p>

La conferma delle dimissioni arriva a metà pomeriggio con una nota ufficiale dopo che nel mattino si erano diffuse le indiscrezioni prima di una mozione di sfiducia della maggioranza dei consiglieri, poi delle dimissioni dello stesso Geronzi.

Secondo una fonte, la mozione e le dimissioni sono emerse nel corso di riunioni tenutesi nel mattino prima del cda, iniziato solo nel primo pomeriggio.

“Geronzi ha saputo di cosa gli stava per accedere solo un‘ora prima della riunione” dice una fonte che sottolinea il ruolo di Mediobanca, primo azionista della compagniam che nelle recenti settimane non aveva partecipato alle polemiche in corso.

Tra i consiglieri, in minoranza, contrari all‘ipotesi della sfiducia, una fonte cita il vice-presidente vicario Francesco Gaetano Caltagirone - che da statuto assumerà la carica di presidente ad interim - Alessandro Pedersoli e Paolo Scaroni (AD Eni).

La tempesta che ha travolto Geronzi non tocca Vincent Bolloré, che, uscendo dalla sede romana della compagnia assicurativa, ha detto ai giornalisti: “sono ancora vice presidente”.

Bollorè, consigliere considerato vicino a Geronzi, si è poi limitato a un “tutto bene, tutto bene” a commento della giornata odierna.

L‘imprenditore francese è anche azionista di Mediobanca - il cui patto di sindacato scade a fine anno con possibilità di disdette anticipate a settembre - con il 5% circa e guida un gruppo di investitori francesi, complessivamente intorno al 10%.

In borsa il titolo Generali ha reagito positivamente alle indiscrezioni sulle dimissioni ed è stato anche sospeso in asta di volatilità per eccesso di rialzo. In chiusura il titolo segna un rialzo del 2,97% a 15,93 euro.

GERONZI SI DIMETTE DOPO DUE MESI DI SCONTRI

Il fronte critico nei confronti di Geronzi nelle ultime settimane ha avuto come voce più esplicita il consigliere indipendente Diego Della Valle.

Dall‘inizio di febbraio l‘imprenditore ha dato il via a un fuoco di fila contro Geronzi, attraverso prese di posizioni pubbliche e interventi in cda, che hanno fatto venire allo scoperto contrapposizioni prima rimaste sotto traccia.

In prima battuta Della Valle, oltre a esprimere pesanti critiche personali, anche sul piano anagrafico, a Geronzi, ha chiesto di cedere la quota di Rcs detenuta dalla compagnia triestina perchè non legata al business di Generali.

Un attacco al cuore della strategia di Geronzi non a caso, presente personalmente sia nel patto di sindacato Rcs che nel cda del Corriere della Sera.

E il cda di fine febbraio ha poi stabilito che nessuna partecipazione può considerarsi strategica tranne quelle con rapporti industriali con Generali, affidando le deleghe in materia all‘AD Giovanni Perissinotto.

Proprio le divergenze con Perissinotto sono state al centro delle mosse più recenti di Geronzi. A partire da una intervista-passo falso al Financial Times in cui il presidente evocava investimenti in banche e nel Ponte sullo Stretto in contrasto con le indicazioni fornite agli analisti da Perissinotto nel corso di un investor day.

Pochi giorni dopo Geronzi aveva nuovamente punto Perissinotto, spiegando che nell‘immobiliare Generali poteva fare di più, dovendo poi puntualizzare con una parziale marcia indietro.

A metà marzo le contrapposizioni si sono rinnovate con l‘astensione sul voto al bilancio del vice-presidente Vincent Bollorè, critico sulla joint-venture con la ceca Ppf, una scelta fatta da Perissinotto. E, di fronte al reiterarsi delle critiche e di indiscrezioni, l‘AD aveva minacciato un esposto alla Consob in merito alla diffusione di notizie imprecise.

Sul campo, in questi mesi difficili, anche le dimissioni di Leonardo Del Vecchio, perchè non in grado di incidere sulle strategie, e quelle, proprio a ridosso del cda odierno, di Ana Patricia Botin, rappresentante di Santander.

A cui oggi si aggiungono quelle pesantissime di Geronzi.

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