25 marzo 2011 / 10:31 / 7 anni fa

Roma muove anche su Edison contro mire francesi

di Giselda Vagnoni e Giancarlo Navach

ROMA/MILANO (Reuters) - Dato per decreto più tempo a chi sta lavorando per una cordata italiana su Parmalat da contrapporre alle mire espansionistiche della francese Lactalis, Roma muove adesso anche contro Edf in Edison.

Il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti sta infatti valutando lo spacchettamento del secondo produttore italiano di elettricità qualora il socio francese non rinunciasse ad avere la maggioranza, riferisce una fonte familiare con la situazione.

A questo fine ha contattato Enel, di cui è principale azionista, per sondare la possibilità che l‘ex monopolista rilevi alcuni asset di Edison.

“Enel ha dato una disponibilità di massima a valutare le proposte sul tema”, ha aggiunto la fonte.

Da Enel non è stato possibile avere un commento. Va detto, tuttavia, che la società ha fra i suoi obiettivi quello di tenere sotto controllo l‘elevato indebitamento del gruppo. E un‘operazione di questo tipo avrebbe comunque un costo.

Edison è gestita in modo paritetico da Edf e dall‘utility italiana A2A e dopo l‘operazione di moral suasion del governo perchè Edison resti sotto controllo italiano i soci hanno prolungato i patti per sei mesi fino a metà settembre per trovare una soluzione condivisa.

L‘intesa raggiunta all‘inizio del mese fra Edf e A2A prevedeva il passaggio di controllo della società a Edf con conseguente spacchettamento fra i soci degli asset di Edipower, la società controllata da Edison che detiene ben 9 centrali.

Un piano alternativo, invece, secondo quanto scrive oggi il Sole-24 Ore, prevederebbe una possibile discesa in campo di Eni e di Enel per rilevare alcuni asset di Edison - a Enel quelli del gas, a Eni quelli elettrici - smembrando di fatto Foro Buonaparte e consentendo l‘uscita di scena sia di Edf sia di A2A.

“Siamo in una fase molto prematura dal momento che i colloqui tra Edf e A2A potranno andare avanti ancora per un bel po’ ma ho l‘impressione che una mossa del genere procurerebbe ad Enel grossi problemi di rispetto delle norme antitrust”, ha detto un analista di Milano.

In serata il portavoce del colosso petrolifero italiano, Gianni Di Giovanni, ha smentito qualsiasi interesse da parte di Eni. “In relazione ad alcune indiscrezioni di stampa riguardanti il presunto interesse di Eni per alcuni asset della società franco-italiana Edison, precisiamo che il tema non è in agenda”, ha sottolineato in una dichiarazione telefonica.

Per altro, in occasione della strategy presentation a Londra, il 10 marzo scorso, alla domanda se Eni possa essere il cavaliere bianco in chiave anti Edf, l‘amministratore delegato del Cane a sei zampe, Paolo Scaroni, sottolineò di non essere a conoscenza della vicenda e si disse certo che l‘Antitrust non avrebbe comunque approvato un aumento della partecipazione di Eni nel mercato del gas.

Quindi porte chiuse sia a un eventuale ingresso di Eni nell‘azionariato di Edison, al posto di A2A e delle altre utility italiane in chiave anti Edf, sia per l‘acquisto di singoli asset di Foro Buonaparte in caso di spezzatino del gruppo.

TITOLO STRAPPA IN BORSA, SI SCOMMETTE SU ASTA

Il titolo Edison, che ieri aveva toccato un minimo dell‘anno a 0,7335 euro, ha chiuso in crescita del 4,47% a 0,7825 euro. Il mercato scommette sull‘eventualità che si vada a un‘asta sugli asset del gruppo a colpi di rilanci.

“L‘ipotesi è che tutte le parti coinvolte, in caso di un mancato accordo, si siedano attorno a un tavolo e facciano l‘asta sugli asset della società a colpi di rilanci. Questo ovviamente sta facendo salire il titolo”, osserva un analista di una banca d‘affari italiana.

“Si tratta di un piano molto complesso”.

In una nota Banca Imi scrive di “non vedere un un potenziale di crescita sul titolo Edison per ora a causa della limitata visibilità dei termini della possibile operazione”.

In linea generale, aggiungono gli analisti di Banca Imi, “riteniamo questo piano improbabile e comunque in termini positivi per gli azionisti di Delmi, come A2A e Iren, perché rappresenterebbe una via di uscita da Edison ottenendo contanti”.

L‘attivismo di Tremonti arriva dopo che la famiglia Bulgari ha deciso di cedere alla francese Lvmh il pacchetto di controllo dello storico marchio del lusso italiano e che Lactalis ha portato un soffio sotto la soglia di Opa (30%) la sua quota in Parmalat con la concreta possibilità di eleggere la maggioranza dei membri del cda e influenzarne le decisioni.

L‘offensiva del governo è scattata martedì sera con l‘apertura di un dossier dell‘agenzie delle entrate sulle quote acquisite da Lvmh e Lactalis.

Mercoledì 23 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che consente di fatto a Parmalat di posticipare fino a giugno l‘assemblea per l‘approvazione del bilancio e la nomina dei nuovi amministratori.

Il governo ha minacciato ulteriori interventi protezionistici in fase di conversione in legge del provvedimento in linea con quelli approvati in Francia nel 2005 per proteggere la Danone.

(ha contribuito Stephen Jewkes da Milano)

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