23 marzo 2011 / 08:04 / tra 7 anni

Parmalat, Ferrero esclude Opa 100%, attende governo

MILANO (Reuters) - Ferrero esclude al momento la possibilità del lancio di un‘Opa totalitaria per acquisire il controllo di Parmalat e “non intende strapagare” l‘azienda di Collecchio. Tuttavia per Ferrero, dice una fonte, restano aperte altre strade per aggiudicarsi la quota di Parmalat conquistata per ora da Lactalis ed è per questo che ieri i suoi vertici si sono recati a Parigi.

<p>L'AD di Parmalat Enrico Bondi. REUTERS/Daniele La Monaca</p>

Una fonte vicina al dossier conferma che Giovanni Ferrero ha incontrato Lactalis a Parigi ma non c’è stato accordo. Il co-amministratore delegato del gruppo Ferrero ha incontrato Emannuel Besnier, presidente e maggiore azionista di Lactalis, che ha conquistato una quota di poco superiore al 29% di Parmalat, a ridosso della soglia dell‘Opa. Secondo alcuni giornali, la casa di Alba ha messo sul tavolo di Lactalis due proposte.

Nessun commento al momento dai protagonisti della vicenda.

“Un‘Opa totalitaria su Parmalat non è un‘opzione per Ferrero per ora”, osserva una fonte vicina alla situazione, aggiungendo che il produttore della Nutella “resta in attesa di conoscere le decisioni del governo per capire le propie opzioni”.

In tarda mattinata il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che restringe il margine di manovra per le società straniere che vogliono prendere il controllo di società italiane, secondo una fonte governativa al termine della riunione.

Secondo quanto aveva riferito in mattinata una seconda fonte governativa il provvedimento individua quattro settori strategici da proteggere: agroalimentare, difesa, energia e telecomunciazioni. Uno dei principi base del decreto è la regola della reciprocità.

FERRERO AVANZA DUE PROPOSTE A LACTALIS

I Ferrero avrebbero avanzato ieri due proposte al gruppo francese Lactalis per rilanciare su Parmalat.

L‘AD di Ferrero avrebbe messo sul tavolo - secondo La Repubblica - la possibilità di un‘acquisizione secca della quota rastrellata da Parigi (per un valore di circa 1,5 miliardi) oppure un armistizio simile a quello raggiunto con Telefonica su Telecom Italia attraverso Telco.

Ferrero - sempre secondo La Repubblica - potrebbre muoversi da sola oppure varare una sorta di “Latco” assieme alle banche pronte a sostenere l‘operazione - oltre a Intesa Sanpaolo sono alla finestra anche Unicredit e Mediobanca, adivisor storico di Alba - per poi dividersi con Lactalis la governance di Parmalat salvaguardando un briciolo di italianità.

Secondo Il Messaggero, a queste banche si aggiunge anche Bnp Paribas, la più grande banca francese tra i più grandi finanziatori di Lactalis, che avrebbe fatto una scelta di campo rinnegando il fronte francese per schierarsi con gli italiani attraverso Bnl.

Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo, che spera che “non sia troppo tardi per formare una cordata italiana”. “Bisogna vedere se le banche da una parte e il governo dall‘altra possono fare ancora qualcosa” ha detto, ribadendo poi di “non avere risorse finanziarie da mettere a disposizione” per Parmalat, ma semmai potrebbe “inserire pezzi di Granarolo in un veicolo da unire a Parmalat”.

Sotto la regia di Societe Generale il colosso dei latticini della famiglia Besnier ha messo sul piatto 750 milioni di euro per comprare dai fondi esteri Zenit, Skagen e Mackenzie il 15,3% di Parmalat. Una quota che si somma a circa il 14% di azioni già rastrellate dai francesi che in tutto hanno così pagato 1,3 miliardi..

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