22 marzo 2011 / 15:31 / tra 7 anni

Parmalat, accordo Lactalis con fondi per salire a 29%

MILANO (Reuters) - Un accordo a sorpresa raggiunto da Lactalis con i fondi attivisti Zenit Asset Management, Skagen e Mackenzie Financial Corporation mette nelle mani dei francesi il 29% del capitale Parmalat e schiaccia il titolo con le vendite di un mercato che non crede alla possibilità di un “cavaliere bianco” di matrice italiana.

<p>Uno stabilimento Parmalat in una immagine di archivio. REUTERS</p>

Granarolo e Ferrero, i nomi più gettonati per un eventuale progetto tricolore, hanno ribadito oggi la loro disponibilità per una cordata che però al momento non sembra ancora concretizzarsi.

Lactalis acquisterà a 2,8 euro per azione il pacchetto dei fondi pari al 15,3% del capitale e a seguito dell‘operazione - secondo una nota diffusa in prima mattinata - deterrà una partecipazione diretta e una partecipazione potenziale che, sommate fra loro, rappresenteranno il 29% del capitale sociale di Parmalat.

Lactalis, controllata dalla famiglia Besnier, era già presente in Italia, tra altri con l‘acquisto di Galbani, Locatelli, Invernizzi e Cademartori, e con i suoi 9,4 miliardi di euro di fatturato è numero tre mondiale dei latticini e numero uno nei formaggi.

A questo punto a fronteggiare Lactalis nell‘assemblea di aprile, difendendo la continuità gestionale “italiana” del gruppo, resta Intesa Sanpaolo, che con il 2,15% del capitale del gruppo di Parma venerdì ha presentato una delle quattro liste per il rinnovo del cda, riproponendo come guida l‘attuale AD Enrico Bondi e parlando di “grande lavoro” fatto nel salvare la società dopo la catastrofe dei Tanzi.

Anche sulla scia dell‘irritazione del governo davanti all‘accerchiamento francese di alcune perle dell‘industria italiana - che dovrebbe tradursi in una legge “anti-scalata” - la banca dovrebbe farsi promotrice di una cordata in cui potrebbero avere un ruolo Granarolo e Ferrero.

Granarolo, per bocca del presidente Gianpiero Calzolari, nel pomeriggio ha ribadito la sua disponibilità per un‘operazione che preservi la filiera italiana, ha detto di aver discusso poche ore prima con Intesa il dossier Parmalat ma ha escluso di aver avuto contatti con Ferrero per un possibile consorzio e ha aggiunto che il gruppo non intende investire contanti.

“Noi potremmo conferire asset di Granarolo nel veicolo che potrebbe essere creato con Parmalat”, ha affermato. “Le singergie tra Parmalat e Granarolo sarebbero molto significative per giustificare una tale operazione”, ha aggiunto, sottolineando che eventuali questioni antitrust potrebbero essere risolte.

Ferrero da parte sua ha fatto sapere che rimane interessata se matureranno le condizioni che rendano possibile un progetto industriale di lungo periodo di stampo italiano.

MERCATO NON CREDE A CONTROMOSSA ITALIANA

Il mercato non sembra però ritenere probabile l‘ipotesi di una contromossa italiana che dovrebbe probabilmente risolversi in un‘Opa.

“E’ finito l‘appeal speculativo del titolo, a questo punto i giochi sembrano fatti, il mercato non crede in una contromossa di una cordata italiana” ha osservato stamattina un trader per spiegare il netto calo di Parmalat.

Il titolo ha chiuso in ribasso del 7,06% a 2,292 euro dopo un minimo a 2,28. Molto intensi anche oggi i volumi, oltre cinque volte la media di un‘intera seduta e pari a più dell‘8% del capitale.

I fondi che avevano mosso l‘attacco iniziale a Bondi hanno motivato la loro decisione di vendere a Lactalis e abbandonare così la partita citando uno scenario cambiato negli ultimi giorni, con il rischio crescente di un Cda diviso e di una governance inefficiente.

I tre investitori hanno detto di essere stati avvicinati da parti non sollecitate interessate all‘acquisto delle loro azioni in Parmalat, ma di avere ricevuto un‘offerta soltanto da Lactalis.

A questo punto il mercato si chiede come potrebbe una cordata italiana, che non è riuscita a fare una proposta per il 15% dei fondi, mettere insieme un‘offerta competitiva per rilevare tutta la società.

Lo scenario più probabile, secondo alcuni analisti, sembra essere quello che vede Lactalis fermarsi al 29% - il gruppo francese, va ricordato, aveva detto il 17 marzo che non intendeva arrivare a una quota che la obbligasse a lanciare un‘Opa - con nessuna mossa da parte del potenziale consorzio italiano. Forte comunque di questa partecipazione, Lactalis potrebbe assicurarsi il timone di Parmalat conquistando la maggioranza dei consiglieri del board.

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