16 marzo 2011 / 08:00 / 7 anni fa

Libia, Eni critica sanzioni Ue, forniture a rischio

di Alberto Sisto

<p>L'AD di Eni Paolo Scaroni. REUTERS/Sebastien Pirlet (BELGIUM - Tags: ENERGY POLITICS BUSINESS)</p>

ROMA (Reuters) - L‘Ad di Eni, Paolo Scaroni, critica le sanzioni europee contro la Libia sollevando timori per le forniture energetiche italiane, e non ritiene compromessi i rapporti economici con il Paese nordafricano, mentre Muammar Gheddafi riguadagna posizioni contro i ribelli e potrebbe riaprire i flussi petroliferi.

Altri gruppi del settore energetico hanno preferito non fare commenti sui tempi di riavvio del proprio business in Libia, e secondo gli analisti le sanzioni rimarranno in piedi per isolare la Libia dalle grandi società nei prossimi mesi.

“E’ difficile dire [quando potrà riprendere la produzione di gas dalla Libia]. Tecnicamente è molto semplice e potremmo ripartire domani mattina. Gli impianti sono in perfetto stato, ma prima dobbiamo essere certi di fare una attività che non sia oggetto di sanzioni”, ha detto Scaroni nel corso di una audizione parlamentare.

“Comunque, le sanzioni sono un colpo che ci diamo sui piedi da soli perché, non ritirando questo gas, non ci assicuriamo la sicurezza energetica”, ha precisato il manager.

Gli impianti di Greenstream, il gasdotto che porta il gas dalla Libia alla Sicilia, sono fermi dallo scoppio della crisi politica nel paese nordafricano.

Scaroni, a chi chiedeva se ritenesse che i rapporti con la Libia fossero compromessi, ha poi risposto: “Assolutamente no. Non li considero affatto compromessi. Noi manteniamo rapporti con la National oil company (Noc) che è il nostro interlocutore naturale”.

Le forze fedeli a Gheddafi hanno strappato ai ribelli molti porti e postazioni petrolifere lungo la costa.

“Qualunque sia il sistema politico che ci sarà in futuro, avrà la sua Noc che ha dei contratti e rapporti con noi. Non vedo nessuna ragione perché i rapporti debbano essere compromessi”.

Eni, ha ricordato l‘Ad, ha interrotto la produzione di petrolio nel Paese nord africano: “Il problema sono le spedizioni. L‘unica attività che manteniamo è la produzione di gas per uso domestico e per alimentare le centrali elettriche”.

Parlando oggi con Reuters, il capo di Noc, Shokri Ghanem, ha detto che il governo libico rispetterà i contratti esistenti con le società petrolifere dell‘Occidente.

Eni ha in Libia investimenti per miliardi di dollari e l‘Italia acquistava 500 mila barili di petrolio al giorno dal paese nordafricano, pari al 22%, prima dell‘introduzione delle sanzioni.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato considerato a lungo il migliore alleato di Gheddafi ma ne ha chiesto le dimissioni insieme agli altri Paesi Ue. Gheddafi ha dichiarato di sentirsi tradito dall‘Europa.

Secondo un analista che preferisce non essere citato, “non si vede come grandi gruppi come Eni possano tornare a fare affari in Libia con le sanzioni, anche se Berlusconi dovessse benedire Berlusconi”.

Esperti militari ritengono che Ghedddafi potrebbe espugnare Bengasi, la roccaforte dei ribelli, lasciando il Paese in balia di scambi commerciali controversi.

“Potrebbe succedere come in Costa d‘Avorio dove il cacao non viene commercializzato dai grandi gruppi ma arriva clandestinamente in Ghana e in altri posti, viene legalizzato e rivenduto sul mercato globale”, ha detto un adviser.

(Ha collaborato Dmitri Zhdannikov da Londra)

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