9 marzo 2011 / 17:15 / 7 anni fa

Consiglio Ue, attesi solo piccoli passi su crisi debito

di Luke Baker

BRUXELLES (Reuters) - I leader della zona euro si incontrano venerdì a Bruxelles per compiere ulteriori passi in avanti nella ricerca di una soluzione per la crisi dei debiti sovrani che ha colpito l‘area da oltre un anno ma è improbabile che il vertice produca decisioni dirimenti.

Il tema principale dell‘agenda dei 17 capi di Stato e di governo è il patto per la competitività proposto da Germania e Francia agli altri partner come impegno a riformare le rispettive economie.

Il patto è stato annacquato rispetto alla versione originale del mese scorso e non dovrebbe essere difficile per alcun Paese dare il proprio via libera.

Gli elementi più controversi della proposta, quale l‘abolizione di ogni indicizzazione per i salari saranno probabilmente eliminati, ma dovrebbero essere concordate misure per limitare i deficit pubblici, aumentare gradualmente l‘età di pensionamento e lavorare verso una imposta comune per le imprese.

Una intesa su questi punti verrà probabilmente accolta con grande favore dai leader europei, in particolare di Germania e Francia, come una vittoria fondamentale nella guerra contro la crisi del debito, che ha già richiesto il salvataggio di Grecia e Irlanda e minaccia adesso il Portogallo.

Ma gli analisti considerano il patto per la competitività un punto marginale che difficilmente porta i Paesi dell‘euro ad affrontare i punti critici della crisi -- indebitamento bancario e paesi ad alto indebitamento e con una scarsa crescita.

“La questione centrale è la ristrutturazione del debito e la ricapitalizzazione delle banche”, ha detto Simon Tilford, capo economista del think tank londinese Centre for European Reform.

Dunque il vertice di venerdì porrà le basi per la riunione di tutti i 27 Paesi dell‘Unione europea del 24 e 25 marzo a Bruxelles, da cui ci si aspetta il via libera al “pacchetto complessivo” di misure che dovrebbero mettere la parola fine alla crisi.

PORTOGALLO ANCORA SOTTO PRESSIONE

Le misure in discussione includono la riforma dell‘European Financial Stability Facility (Efsf) e la creazione dell‘European Stability Mechanism, il fondo di salvataggio permanente che sostituirà l‘Efsf da metà 2013 e ulteriori stress bancari.

Tra i nodi da sciogliere l‘aumento della effettiva capacità di fuoco dell‘Efsf a 440 miliardi di euro.

Si può immaginare che la Germania sia più disponibile sul rafforzamento del fondo di salvataggio se ottiene il via libera sul patto per la competitività.

Ma gli alleati politici interni del cancelliere Angela Merkel sono fortemente contrari all‘estensione dell‘Efsf, che richiederebbe maggiori garanzie finanziate con il denaro dei contribuenti, e non vogliono nemmeno che sia utilizzato per acquistare i titoli sovrani dei paesi sotto pressione.

I partiti della coalizione tedesca hanno perso una importante elezione regionale ad Amburgo la settimana scorsa e non dovrebbe andare meglio in occasione del voto in Baden-Wuerttemberg il 27 marzo.

Un mese fa il potenziamento del fondo appariva cosa quasi fatta così come la possibilità di acquistare bond sul mercato secondario per prestare denaro ai Paesi più deboli come Grecia e Irlanda per operazioni di buy back. Oggi tutto è in dubbio.

I leader europei, e in particolare il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, hanno indicato nel vertice di fine marzo l‘appuntamento decisivo per un accordo definitivo sulle misure anti crisi.

Ma a causa della politica interna tedesca, il perdurare di divisioni tra i Paesi membri sul da farsi, e fattori esterni quale il possibile rialzo dei tassi di interesse il mese prossimo da parte della Banca centrale europea, la crisi potrebbe entrare in una nuova fase.

Per mesi il Portogallo ha detto che non ha bisogno dell‘assistenza di Ue e Fmi e che può continuare a finanziarsi sul mercato.

Ma senza accordi concreti il 24-25 marzo, la possibilità che il Portogallo abbia bisogno di un salvataggio aumenterebbe.

Già oggi la maggioranza dei Paesi Ue ritiene che questo è quanto accadrà in aprile.

Davanti c’è uno scenario di rinnovata pressione sui titoli periferici degli stati altamente indebitati che riguarderebbe non solo il Portogallo ma anche Spagna, Belgio e Italia.

“Il Portogallo sarà costretto a un bailout e di conseguenza, come Irlanda e Grecia, sarà costretto a ristrutturare il suo debito”, ha detto Tilford. “Il Portogallo appare molto vulnerabile”.

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