23 febbraio 2011 / 18:12 / tra 7 anni

Generali, nessuna partecipazione è strategica

<p>Il logo Generali. REUTERS</p>

MILANO (Reuters) - Il cda odierno di Generali ha stabilito che nessuna partecipazione può considerarsi strategica tranne quelle con rapporti industriali che saranno gestite dall‘AD Giovanni Perissinotto nell‘ambito delle sue deleghe di competenza.

Lo rende noto la compagnia in una nota emessa dopo il lungo cda romano durato circa sei ore.

La risoluzione arriva dopo la richiesta, formulata a inizio febbraio dal consigliere e azionista Diego Della Valle, di valutare la cessione della partecipazione in Rcs, poco sotto al 4%.

Ieri Giovanni Bazoli, che siede nel patto Rcs in qualità di presidente Mittel, aveva escluso cambiamenti nell‘azionariato del gruppo editoriale da parte dei soci del sindacato.

Il cda odierno è stato teatro di “una lunga discussione”, come riferito da una fonte del consiglio che però non è scesa in dettagli. Al termine Della Valle ha parlato di cda “veramente eccellente”.

La nota si sofferma anche su un altro filone caldo delle ultime settimane riguardante le politiche di investimento del gruppo triestino.

Un‘intervista del presidente Cesare Geronzi al Financial Times, in cui disegnava un ruolo di sistema per il gruppo triestino con possibili investimenti in banche o progetti infrastrutturali, aveva infatti suscitato alcune perplessità, in particolare in alcuni soci privati, secondo le ricostruzioni della stampa.

Il Cda odierno - recita la nota - “ha ribadito l‘importanza fondamentale dell‘unico criterio guida delle decisioni del management, del consiglio e dei suoi comitati: la creazione di valore per tutti gli azionisti”.

“Ogni decisione di gestione e di investimento deve quindi ispirarsi esclusivamente a questo criterio”, prosegue il comunicato. Da queste considerazioni discende anche la non strategicità delle partecipazioni detenute dal gruppo triestino fatta eccezione per quelle industriali.

DEL VECCHIO NON SOSTITUITO, RINVIO A PROSSIMO CDA O ASSEMBLEA

Il consiglio ha poi preso atto delle dimissioni di Leonardo Del Vecchio, rese dall‘imprenditore qualche giorno fa nella convinzione che il suo contributo “non possa incidere sull‘indirizzo strategico di questa grande compagnia”.

Le dimissioni “non condizionano negativamente l‘efficacia e l‘efficienza del funzionamento dell‘attuale governance” e quindi il Cda ha rinviato a una successiva riunione ogni delibera sulla sua sostituzione o, in alternativa, rimetterà la questione alla prossima assemblea dei soci di fine aprile.

Il consiglio “ha comunque rilevato che sono state sempre presenti tutte le condizioni, di diritto e di fatto, perché ciascun consigliere possa validamente concorrere a incidere sugli indirizzi strategici della compagnia e che Del Vecchio ha sempre attivamente partecipato alle decisioni in questa materia”.

“Anche con il suo importante contributo si è riusciti, in questi mesi, a migliorare l‘assetto e il funzionamento della governance incidendo efficacemente sull‘operare degli organi collegiali e delle corrispondenti strutture interne”, conclude la nota.

Nella riunione sono stati presi in esame i dati riguardanti i premi del 2010 che vedono una raccolta complessiva di 73,188 miliardi di euro in crescita del 3,8% rispetto al 2009.

Lo spaccato fotografa una raccolta del segmento Vita di poco più di 51 miliardi in crescita del 4,5%, mentre i rami Danni sono cresciuti del 2,1% a 22,090 miliardi.

Nel segmento Vita gli annual premium equivalent (Ape) sono saliti del 2,8% a 5,3 miliardi.

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