31 gennaio 2011 / 10:07 / 7 anni fa

Italia, fiducia imprese gennaio a massimo da 2008

MILANO (Reuters) - Sale ai massimi di tre anni, a ben prima della crisi di Lehman, la fiducia che le imprese italiane ripongono soprattutto nel futuro della loro attività.

<p>Alcune banconote euro in un bancomat in Germania. REUTERS/Fabrizio Bensch</p>

Di fatto al presente le aziende interpellate da Istat non indicano particolari miglioramenti, ma in ogni caso la crescita dell‘indice fa pensare che il Pil italiano, che dovrebbe mostrare una contrazione nel quarto trimestre 2010, possa tornare a crescere all‘inizio di quest‘anno.

“Alla base del rialzo c’è un miglioramento del clima economico in generale e aspettative per una maggiore produzione” dice Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo.

In effetti le attese per la crescita globale sono tutte al rialzo “non solo per i paesi emergenti e per gli Usa, ma anche per paesi più vicini a noi, come Germania e Francia, e ciò dovrebbe dare una buona spinta al nostro export”, aggiunge Mameli.

Inoltre, ci sono altri fattori alla base dell‘ottimismo per il futuro, evidenziato anche dalle indagini Pmi.

“Il clima è aiutato da tassi di interesse bassi, da esportazioni in crescita e dall‘aumento del mercato azionario all‘inizio dell‘anno” dice Giada Giani di Citigroup. “Questa survey ci dice che l‘attività manifatturiera sta continuando ad espandersi, sebbene non a un ritmo particolarmente forte. Credo che ci dovrebbe essere ancora spazio per un aumento della fiducia delle imprese nei prossimi mesi”.

L‘indice al netto dei fattori stagionali è salito a gennaio a 103,6, il massimo da febbraio 2008, da 103,1 di dicembre, dice una nota Istat, che da questo mese elabora le indagini congiunturali al posto dell‘Isae, l‘Istituto di analisi economica chiuso dal governo con la manovra correttiva della scorsa estate. L‘indice risulta superiore alla mediana delle previsioni raccolte da Reuters tra gli analisti, pari a 103,5 (range 103,2-104,35).

Per la verità, i giudizi sugli ordini registrano addirittura un leggero peggioramento rispetto a dicembre, mentre sono stabili quelli sulle scorte di magazzino e sull‘occupazione.

In miglioramento invece sono il saldo sulle attese di produzione che sale a 16 da 14, così come quelle sugli ordini e sulla situazione economica generale.

BUONE PROSPETTIVE PER PIL, MA VISTE TENSIONI INFLAZIONE

Le prospettive di miglioramento dovrebbero portare buoni frutti anche per la crescita del Pil.

“L‘indice risulta in linea con quello degli altri paesi europei e mezzo punto sopra la sua media storica di 100,70. Ciò fa pensare che, dopo una probabile stagnazione nel quarto trimestre, il Pil comincerà a crescere a inizio 2011 in area +0,3/+0,4%” osserva Mameli.

Sarà quindi ancora il canale estero a tirare l‘economia italiana, mentre la domanda interna continua a mostrare difficoltà. L‘analogo indice sulla fiducia dei consumatori di gennaio ha mostrato infatti la settimana scorsa un deciso calo al minimo da agosto scorso.

“Sarà il canale delle esportazioni a continuare a fornire un contributo positivo alla crescita economica italiana nel 2011, anche se a ritmo inferiore rispetto all‘anno scorso”, dice Chiara Corsa di Unicredit. “Un riflesso positivo si dovrebbe vedere anche sulla dinamica degli investimenti, mentre quella dei consumi rimane molto fiacca a causa delle prospettive per il mercato del lavoro”.

La nota dolente di questa situazione è invece il fatto che l‘aumento dei prezzi delle materie prime importate inizia a pesare sulle imprese, secondo le quali ora tali rincari iniziano a trasferirsi anche sul settore del dettaglio. Il che porterà conseguenze sui prezzi al consumo.

“Le imprese segnalano l‘aumento dei prezzi al dettaglio in risposta a prezzi pagati più alti a monte”, osserva Mameli. “Il sottoindice relativo ai prezzi di vendita risulta il più alto dall‘estate del 2008, quando il Cpi italiano aveva visto un picco sopra il 4%”.

L‘inflazione è tornata ad essere la spina nel fianco per la Banca centrale europea, con Trichet che in più sedi in questo mese è tornato a segnalare la sua allerta sulle prospettive.

Il Cpi della zona euro in gennaio è risultato a 2,4% da 2,2% di dicembre, ben sopra il target della Bce che lo vorrebbe sotto il 2%.

“Bisognerà vedere come sarà l‘andamento dei prezzi delle materie prime nei prossimi mesi” dice ancora Mameli. “Nei mesi di febbraio e marzo l‘Italia dovrebbe vedere un picco a 2,1%-2,2%, mentre poi dovrebbe tornare a scendere per via di un favorevole effetto statistico di confronto”.

Il Cpi italiano per gennaio verrà reso noto il prossimo 4 febbraio con attese di un tendenziale annuo del 2%, massimo di due anni, dall‘1,9% di dicembre.

(Gabriella Bruschi).

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