26 gennaio 2011 / 18:41 / tra 7 anni

Federalismo, Bossi: votare sì precondizione ad accordi

di Giuseppe Fonte

<p>Il leader della Lega Nord Umberto Bossi accompagnato dal figlio Renzo. REUTERS/Max Rossi</p>

ROMA (Reuters) - Il voto favorevole al decreto sul federalismo municipale è la precondizione richiesta alle opposizioni per fare accordi con la Lega.

Lo ha detto il leader del Carroccio, Umberto Bossi, dopo che questa mattina il leader dell‘Udc Pierferdinando Casini ha annunciato il voto contrario del Terzo Polo (Fli, Udc, Mpa e Api) al provvedimento.

“Spero che cambino idea”, ha commentato Bossi riferendosi alle dichiarazioni di Casini.

Il terzo polo contesta il decreto principalmente per due aspetti. Primo, perché con il sistema delle compartecipazioni di imposta aumenterebbe la dipendenza dei comuni dai trasferimenti erariali, rendendoli più dipendenti dallo Stato centrale. Secondo, perché contrasterebbe con il principio della rappresentanza fiscale. In questo caso l‘accusa è che buona parte dell‘autonomia impositiva dei comuni deriverebbe dal gettito raccolto sulle seconde e terze case, che spesso sono di proprietà di contribuenti non residenti. Discorso analogo vale per la tassa di soggiorno, che sarebbe pagata dai turisti.

Secondo Bossi tutte queste motivazioni sono “strumentali” e nascondono il tentativo di aprire una crisi di governo, dal momento che la Lega vincola il destino della legislatura al parere positivo sui decreti del federalismo fiscale.

A chi chiedeva se la Lega puntasse, il 3 febbraio prossimo, anche al voto favorevole di Pd e Idv, Bossi ha risposto: “Vogliono fare l‘accordo con la Lega. Se votano contro il federalismo fiscale come fanno a chiedere un accordo con la Lega?”.

Il segretario del partito democratico, Pier Luigi Bersani, ha risposto a Bossi con una sola frase affidata a un comunicato stampa: “Noi non chiediamo intese elettorali, noi chiediamo un federalismo che non sia una presa in giro”.

Nei giorni scorsi i media hanno ipotizzato trattative tra Pd - o alcuni suoi esponenti - e Lega Nord sul federalismo fiscale come condizione per arrivare poi a un governo di transizione. Ma ieri Bersani aveva bocciato l‘ipotesi di scambio, spiegando che l‘unico federalismo accettabile per il Pd è quello contenuto nelle sue proposte.

Il confronto in Parlamento però prosegue, tanto che questa sera il ministro dell‘Economia, Giulio Tremonti, ha avuto a Montecitorio un lungo colloquio con il capogruppo del Pd Dario Franceschini. Il ministro ha risposto con un “soprattutto” ai cronisti che chiedevano se avessero parlato di federalismo.

MANCA ANCORA ACCORDO CON I COMUNI

“Abbiamo accettato tutto quello che i comuni ci hanno chiesto, ora vediamo se è un problema dei comuni o se è un problema politico”, ha continuato Bossi.

Per ora però il governo non ha ancora raggiunto un‘intesa con i comuni.

“Non c’è nessun accordo. Abbiamo presentato i nostri emendamenti approvati all‘unanimità dall‘Ufficio di presidenza dell‘Anci. Il governo si è riservato di valutarli”, ha detto il presidente dell‘Anci, Sergio Chiamparino, al termine di un incontro con i ministri Giulio Tremonti e Roberto Calderoli.

Sono diverse le parti del decreto che non convincono l‘Anci. Intanto, i comuni chiedono più libertà nel gestire le addizionali comunali dell‘Irpef. La proposta dell‘Anci, ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno, è di consentire l‘aumento delle addizionali fino allo 0,4% solo ai comuni che le hanno sotto questa soglia. Il governo è restio a darla vinta ai comuni perché vuole evitare un aumento della pressione fiscale, già piuttosto alta.

Altro capitolo riguarda l‘imposta municipale propria (Imu), che dal 2014 assorbirà l‘Ici e l‘Irpef sui redditi fondiari per gli immobili non locati. L‘aliquota Imu, in base al testo attuale del decreto, sarà fissata dalla legge di Stabilità anno per anno, ma i comuni chiedono che venga stabilita subito tramite la commissione paritetica per l‘attuazione del federalismo fiscale, presieduta da Luca Antonini.

I comuni chiedono chiarimenti anche sulle esenzioni dall‘Imu (a cominciare dalla Chiesa cattolica), che potrebbero togliere loro risorse preziose.

Quanto alla tassa di soggiorno, che il decreto fa scattare già nel 2011, i comuni sono favorevoli ma vogliono garanzie sulla sua immediata entrata in vigore per non trovarsi con un ammanco di gettito. Il decreto rimanda infatti a un successivo regolamento la sua concreta applicazione.

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