21 gennaio 2011 / 08:49 / tra 7 anni

Federalismo, Lega offre rinvio, per Terzo polo non basta

di Alberto Sisto e Giuseppe Fonte

<p>Sostenitori della Lega Nord. REUTERS/Paolo Bona</p>

ROMA (Reuters) - Il governo ha prorogato di una settimana il termine concesso alla commissione bicamerale per votare il parere sul federalismo municipale, a cui la Lega Nord vincola il destino della legislatura.

Il Terzo polo (Fli, Udc, Mpa e Api) ribadisce l‘opposizione ai contenuti del decreto e rilancia la richiesta di allungare di 5 o 6 mesi l‘intera delega al governo sul Federalismo fiscale.

“Il governo non può dare proroghe di termini, ma può impegnarsi, alla scadenza del termine il 28, ad attendere un‘ulteriore settimana prima dell‘emanazione del provvedimento”, ha detto il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli.

La commissione avrebbe dovuto esprimersi mercoledì 26 gennaio. Oltre al terzo polo, senza il quale Pdl e Lega non hanno la maggioranza, hanno puntato i piedi sui contenuti del decreto anche i comuni raccolti nell‘Anci.

Calderoli ha spiegato che da parte del governo “c’è la volontà di spaccare il capello”, ossia di concedere tutti i possibili approfondimenti. I termini per la presentazione degli emendamenti, tuttavia, non subiranno modifiche e l‘ufficio di presidenza della commissione sarà chiamato a fissare gli orari per l‘approvazione del decreto nella seduta di mercoledì 2 febbraio.

PERNACCHIA DI BOSSI A DOMANDA SU RINVIO SEI MESI

Il terzo polo contesta il decreto (già ampiamente modificato dal governo rispetto al testo varato il 4 agosto) perché “tra compartecipazione all‘Irpef e ruolo del fondo di perequazione il peso dei trasferimenti statali nella finanza dei comuni è maggiore rispetto alla situazione attuale”.

“Abbiamo posto problemi sostanziali che riteniamo difficile risolvere in cinque giorni”, ha detto Linda Lanzillotta (Api) nel corso di una conferenza stampa con Mario Baldassarri (Fli), Gianluca Galletti e Mario Tassone (Udc).

“La risposta di una settimana non è adatta. È la risposta di chi vuole fare del federalismo una bandiera per le elezioni”, ha aggiunto Galletti.

Già martedì il Terzo polo depositerà in Senato un emendamento al decreto Milleproroghe per spostare di “cinque o sei mesi” la durata dell‘intera delega, che al momento scade il 21 maggio.

Nel tentativo di appianare le tensioni, Calderoli ha detto che la decisione di prorogare la delega spetta al Parlamento poiché “il governo non può esprimersi su questo”.

Molto meno conciliante il leader del partito, Umberto Bossi, che ha risposto con una pernachia alla domanda se il rinvio sia possibile.

BALDASSARRI CHIEDE 1,8 MLD DI SGRAVI A INQUILINI

Sono molti gli emendamenti che il terzo Polo intende presentare al decreto. A cominciare dalla cedolare secca sugli affitti, che costerebbe 2,8 miliardi e non 1 miliardo, stando a una delle diverse stime circolate negli ultimi mesi.

Baldassarri propone una tassazione con aliquota al 20% sui canoni liberi e al 15% su quelli concordati (23 e 20% nel nuovo decreto del governo). La copertura verrebbe garantita con l‘anticipo al 2011 dal 2013 dei tagli già programmati per l‘acquisto di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione.

“I risparmi sarebbero 2,8 miliardi: 1 miliardo andrebbe a coprire la cedolare e fino 1,8 miliardi andrebbero in deduzioni per chi è in affitto”, ha detto Baldassarri.

Il Terzo polo chiede poi di finanziare i comuni con la compartecipazione all‘Iva anziché all‘Irpef e misure per l‘invarianza non solo della pressione fiscale ma anche tariffaria, “per evitare forme indirette di prelievo”.

Non convince neppure la tassa di soggiorno in misura fissa a persona (da 0,5 a 5 euro), che Baldassarri vorrebbe calcolare in termini percentuali.

GOVERNO OTTIMISTA SU CONFRONTO CON COMUNI

Se la situazione in Parlamento resta calda, con i comuni sembra alle porte un‘intesa.

Calderoli ha parlato infatti di “un sostanziale accordo” richiamando quando ha detto ieri il ministro dell‘Economia, Giulio Tremonti, per il quale il confronto procede “in maniera assolutamente positiva”.

I sindaci contestano la troppa incertezza sull‘aliquota dell‘imposta municipale propria (Imu), che sarà fissata ogni anno con la legge di Stabilità, e chiedono più libertà nel determinare le addizionali comunali dell‘Irpef.

Perplessità suscitano anche la tassa di soggiorno e soprattutto le esenzioni dall‘Imu (a cominciare dalla Chiesa), che finirebbero con il sottrarre gettito ai comuni.

Per ora l‘Anci sta alla porta e aspetta la risposta del governo.

“Il rinvio mi sembra saggio, ma non so se sufficiente. Questo non sono in grado di valutarlo ora, valuteremo i testi che ci verranno proposti”, avverte il presidente dei sindaci Sergio Chiamparino.

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