12 gennaio 2011 / 13:13 / tra 7 anni

Berlusconi: Fiat avrebbe buone ragioni lasciare Italia

di Francesca Piscioneri

<p>Un'immagine d'archivio dell'AD di Fiat Sergio Marchionne e del premier Silvio Berlusconi del luglio 2009. REUTERS/Giampiero Sposito</p>

BERLINO (Reuters) - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha detto che la Fiat avrebbe buone ragioni per lasciare l‘Italia senza l‘accordo stretto con alcuni sindacati per ottenere una maggiore flessibilità nelle condizioni di lavoro.

“E’ assolutamente positivo lo sviluppo della vicenda con la possibilità di un accordo tra sindacati e azienda per una maggiore flessibilità nei rapporti. Molto positiva per una maggiore flessibilità del lavoro”, ha detto il presidente del Consiglio nel suo primo commento sulla vertenza Fiat.

“Se non accadesse le imprese e gli imprenditori avrebbero buone ragioni per spostarsi all‘estero”, ha aggiunto nel corso della conferenza stampa congiunta con il cancelliere Angela Merkel al termine del 18° bilaterale italo-tedesco.

Fiat e sindacati hanno raggiunto un accordo sullo stabilimento napoletano di Pomigliano e uno sullo stabilimento torinese di Mirafiori che derogano dal contratto nazionale.

Agli accordi per gli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori si è opposta la Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil con maggiore rappresentanza, che ha indetto uno sciopero generale per il 28 gennaio.

L‘amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne ha minacciato di lasciare l‘Italia se gli accordi non saranno accettati dai lavoratori.

Secca la risposta a Berlusconi del leader della Cgil Susanna Camusso da Chianciano.

“Non conosco nessun presidente del Consiglio che si augura che se ne vada il più grande gruppo industriale dal Paese. Se questa è la sua idea del Paese, è meglio che il premier se ne vada”, ha detto la Camusso all‘assemblea delle Camere del lavoro.

“Il presidente del Consiglio sta facendo una gara con l‘amministratore delegato della Fiat tra chi fa più danno al nostro Paese”, ha aggiunto.

MARCEGAGLIA SPERA IN ESITO POSITIVO REFERENDUM MIRAFIORI

Mentre i lavoratori di Pomigliano hanno già approvato il nuovo contratto, quelli di Mirafiori voteranno da domani sera a venerdì pomeriggio.

La vicenda ha messo in difficoltà la Confindustria dal momento che Fiat creerà due società ad hoc per Pomigliano e Mirafiori che non rientrano nel perimetro dell‘associazione degli imprenditori per non applicare il contratto nazionale.

Gli accordi, inoltre, escludono chi non li sottoscrive e quindi la Fiom, dalle rappresentanze sindacali aziendali.

Presente a Berlino la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha ribadito il proprio sostegno a Marchionne ma ha sollecitato una riforma delle norme sulla rappresentanza.

“C’è la nostra disponibilità a trattare ma prima è necessario un accordo tra Cgil-Cisl-Uil”, ha detto Marcegaglia.

Commentando le parole di oggi di Berlusconi sull‘opportunità di lasciare l‘Italia qualora l‘accordo con i sindacati per la gestione degli stabilimenti non vada a buon fine, Marcegaglia ha risposto che ”è reale il problema che il Paese non attrare investimenti esteri ed è reale che vi sia scarsa competitività.

Marcegaglia ha aggiunto che “le cose che Fiat sta chiedendo ci sono in altri Paesi, in Germania per esempio, da molto tempo”.

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