29 dicembre 2010 / 13:31 / tra 7 anni

Cina, taglio export terre rare potrebbe danneggiare settori

SYDNEY (Reuters) - La decisione di ridurre le quote di terre rare destinate all‘esportazione recentemente annunciata dalla Cina preoccupa a livello internazionale e rischia di suscitare la protesta degli Usa in sede Wto.

Pechino, produttrice di circa il 97% di tutta l‘offerta di questi minerali, ha tagliato del 35% le esportazioni del primo semestre 2011, giustificandosi con l‘intenzione di salvaguardare le riserve ma avvertendo che sarebbe sbagliato estrapolare le quote dell‘intero anno su quelle dei primi sei mesi.

L‘ufficio del ministero del Commercio Usa ha ufficialmente comunicato alla Cina di essere “molto preoccupato”, ha detto una portavoce ieri.

Da parte loro le aziende consumatrici, tra cui i big dello high-tech come Apple e le giapponesi - con Sony che intende diminuire la sua dipendenza dalla Cina - si sono messe a cercare fornitori non cinesi dei metalli rari.

“A questo punto non c’è (ancora) un impatto diretto sulla nostra società” si legge in una mail di risposta inviata da Sony a Reuters “ma ulteriori limitazioni potrebbero portare a una carenza di offerta o al rialzo dei prezzi per componenti e materiali. Terremo attentamente d‘occhio la situazione”.

Sony, ha aggiunto la portavoce Ayano Iguchi, cercherà di ridurre l‘uso di terre rare e anche di sviluppare materiali alternativi.

La mossa cinese ha però dato una spinta a società come Lynas Corp, proprietaria del più ricco deposito di terre rare non cinesi, che è balzata in borsa nonostante abbia preventivato almeno un anno per poter estrarre minerali da una nuova vena in Australia.

Rialzi fino al 10% hanno avuto in borsa altri competitor minori come China Rare Earth Holding Ltd, Arafura Resources, Alkane Resources e Greenland Minerals and Energy Ltd.

“L‘imposizione di quote all‘esportazione è lo strumento che Pechino usa per limitare l‘uscita di risorse strategiche” spiega una nota del presidente esecutivo di Lynas, Nick Curtis, secondo cui “la crescita della domanda domestica insieme alla discesa della produzione di terre rare è la causa probabile della stretta sull‘export”.

La domanda mondiale attuale di terre rare è per circa 110.000 tonnellate/anno e la Cina ne rappresenta il 75% circa, lasciando il resto a Giappone, Usa ed Europa in ordine discendente. La domanda è vista più che raddoppiare a 250.000 tonnellate entro il 2015, dicono le stime di settore.

ACCORDI DI FORNITURA

I prezzi delle terre rare sono saliti da quando questa estate la Cina ha ridotto del 40% le esportazioni, spiegando che i minerali sono indispensabili allo sviluppo del paese. La scorsa settimana Hitachi Metals ha annunciato una joint con Molycorp Inc - che possiede una miniera di terre rare in California che era ferma da dieci anni - per garantire forniture stabili, mentre a inizio dicembre era stata Sumitomo Corp a investire 130 milioni di dollari in Molycorp in cambio di un contratto di forniture settennale.

Dall‘esordio Usa a fine luglio il prezzo di Molycorp si è quasi quadruplicato.

Akihiro Ohata, ministro giapponese del Commercio, ha espresso ieri la convinzione che il suo paese sarà ancora in grado di ottenere le terre rare che gli servono nel 2011 ma ha aggiunto che la situazione va studiata.

Hyundai Mobis, leader della componentistica auto di Seoul e fornitore di Hyundai Motor, ritiene che la situazione impatterà sulle attività sue e della casa auto, dato che le terre rare si usano nei motori elettrici per le auto ibride e che Hyundai Motor sta aumentando le vendite di questi veicoli. Per ovviare al problema, dice Hyundai Mobis, si stanno studiando varie misure, come la diversificazione dell‘import.

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