29 dicembre 2010 / 11:20 / tra 7 anni

SINTESI - Fiat, Fiom esclusa da Pomigliano, proclama sciopero

* Firmato nuovo contratto, Fiom senza rappresentanti

<p>Il logo Fiat messo in mostra durante l'ottantesimo Car Show di Ginevra. REUTERS/Denis Balibouse</p>

* Fiom proclama sciopero di 8 ore contro accordi separati

* Per Uilm accordo su Pomigliano consentirà paghe più alte

di Giuseppe Fonte

ROMA (Reuters) - Il braccio metalmeccanico della Cgil ha proclamato uno sciopero generale dei metalmeccanici il 28 gennaio per protestare contro gli accordi separati per gli stabilimenti Fiat di Pomigliano e Mirafiori definiti “antidemocratici”.

Sempre oggi il gruppo automobilistico torinese ha firmato con Uil-Uilm, Fim-Cisl, Fismic, Ugl i dettagli del nuovo contratto per lo stabilimento campano concordato in giugno.

Come nell‘intesa sullo stabilimento torinese di Mirafiori raggiunta prima di Natale, chi non firma l‘accordo non potrà far parte delle rappresentanze sindacali aziendali.

La Fiom sarà dunque esclusa, sebbene rappresenti uno dei sindacati con il maggior numero di iscritti tra i metalmeccanici.

Secondo Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm campana, il nuovo contratto comporta incrementi salariali medi di 30 euro lordi al mese per un totale di 360 euro medi lordi l‘anno a regime.

Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, contesta le cifre e dice che le maggiorazioni per i nuovi turni e gli straordinari sono analoghe a quelle in vigore negli altri stabilimenti italiani.

FIOM A MARCHIONNE: DOVE SONO I 20 MLD DI FABBRICA ITALIA?

Fiat punta ad aumentare la produttività delle proprie fabbriche in Italia introducendo condizioni di lavoro meno favorevoli per i lavoratori rispetto al contratto nazionale dei metalmeccanici.

Per essere competitiva a livello mondiale, ha spiegato l‘Ad Sergio Marchionne, Fiat ha bisogno di aumentare la produttività in Italia dove vengono prodotte 650.000 vetture con 22.000 addetti contro le 600.000 unità e le 6.100 persone dello stabilimento polacco di Tichy.

“Siamo di fronte a un atto antisindacale, antidemocratico e autoritario di Fiat che non ha precedenti nella storia delle relazioni industriali del nostro paese”, ha commentato Landini, che accusa la Fiat di volere un “imbarbarimento sociale”.

La Fiom contesta che i diritti garantiti dal contratto collettivo impediscano a Fiat di governare gli impianti e chiede a Marchionne chiarimenti sul piano Fabbrica Italia, che prevede 20 miliardi di investimenti.

“Dei famosi 20 miliardi, Pomigliano e Mirafiori valgono 1,7, gli altri 18 e oltre dove sono?”, dice Landini.

REINGRESSO IN CONFINDUSTRIA NON PRIMA DEL 2012

Per non dover rispettare il contratto nazionale di categoria cui aderisce Confindustria, Fiat ha messo in piedi una nuova società (Newco) - Fabbrica Italiana Pomigliano - che non aderirà a Federmeccanica, l‘associazione di Confindustria che raggruppa le imprese metalmeccaniche.

La Newco assumerà a gennaio la prima tranche dei circa 4.600 lavoratori interessati.

Si proseguirà poi secondo la scaletta definita nell‘accordo del 15 giugno scorso.

“La produzione entrerà a regime tra dicembre 2011 e gennaio 2012”, ha aggiunto Sgambati.

Quello di Pomigliano è un contratto ponte, dice Bruno Vitali, segretario nazionale Fim. A fine 2012 le parti torneranno a discutere “delle modalità di reingresso in Confindustria o di nuove norme specifiche per l‘auto che dovranno essere incrementate”, aggiunge il sindacalista.

Il Fismic, la sigla sindacale più vicina a Fiat, auspica tuttavia che la Newco “non rientri in Federmeccanica”.

Vitali spiega che il contratto per Mirafiori dovrebbe ricalcare la stessa impostazione, anche se i tempi si prospettano più lunghi perché “lì la Newco partirà successivamente”.

MINISTRO LAVORO PARLA DI “UN‘UTILE DISCONTINUITA’”

Plaude alla firma il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che parla di “un‘utile discontinuità nel sistema di relazioni industriali, soprattutto là ove il vecchio impianto politico-culturale fondato sull‘inesorabile conflitto sociale ha prodotto bassi salari e bassa produttività”.

Fiat intende impegnare 700 milioni di euro per rilanciare l‘impianto vicino a Napoli e vuole proteggere l‘investimento da abusi quali un tasso di assenteismo particolarmente alto, che in alcuni momenti ha toccato picchi del 30%.

L‘accordo prevede un terzo turno giornaliero su una settimana di sei giorni e raddoppia il numero di ore di straordinario che possono essere richieste da Fiat senza previa consultazione.

Sono previste penalizzazioni nel caso di tassi di assenteismo anomali e vengono accorciate le pause.

Una “clausola di responsabilità” impegna i sindacati e i lavoratori a rispettare quanto concordato introducendo una sorta di tregua sindacale sugli scioperi.

Fiat chiude la seduta in calo dello 1,5% euro in un mercato in crescita dello 0,11%. Il titolo, secondo un trader, è vittima di realizzi dopo la buona performance di ieri e non reagisce particolarmente alle novità di carattere sindacale.

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