21 dicembre 2010 / 20:13 / 7 anni fa

Mirafiori, Marchionne: tempi sono stretti, scadenze premono

TORINO (Reuters) - L‘amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne ha detto oggi che non c’è tempo per “posticipare all‘infinito una decisione” su Mirafiori e per questo si è augurato che i sindacati accolgano il piano sullo stabilimento proposto dalla casa automobilistica all‘inizio del mese.

“La proposta che abbiamo fatto il 3 dicembre ai sindacati riflette l‘esigenza della Fiat di raggiungere un adeguato livello di competitività nello stabilimento e, allo stesso tempo, è attenta a conservare ogni tutela prevista dalla legge per i nostri lavoratori”, ha spiegato Marchionne durante l‘incontro di fine anno con i dirigenti Fiat.

“E’ una proposta che si realizza dando vita ad una nuova società - una joint venture tra Fiat e Chrysler - per la quale è necessario prevedere un contratto collettivo specifico. Purtroppo non abbiamo il tempo per posticipare all‘infinito una decisione. Ci sono scadenze industriali che premono e investimenti che devono partire, al più presto. Per questo mi auguro che prevalga il senso di responsabilità anche nelle organizzazioni sindacali e che la proposta venga accolta”.

Secondo Marchionne, il periodo di crisi che l‘economia sta vivendo ha evidenziato che “l‘epoca degli sprechi è finita. Perdere tempo, denaro, opportunità; sprecare risorse materiali e intellettuali oggi è più che mai antieconomico e deleterio. Ma è soprattutto immorale”.

Marchionne ha poi ribadito gli obiettivi per il 2010. “I ricavi supereranno la soglia dei 55 miliardi di euro; l‘utile della gestione ordinaria sarà di almeno 2 miliardi di euro e il risultato netto tornerà ad essere positivo, a circa 400 milioni di euro”.

Chiarendo invece il tema del rapporto di Fiat con l‘Italia, il presidente di Fiat John Elkann ha richiamato quanto detto recentemente nel corso dell‘Assemblea degli azionisti di settembre. “Le nostre radici sono qui, a Torino e in Italia: questa è la nostra storia e da qui viene anche la nostra forza; ma questo non è e non può essere un vincolo che ci preclude il futuro. Siamo presenti e ci stiamo sviluppando nel mondo: vogliamo proseguire in questa direzione. Perché il nostro campo di gioco è il mondo”.

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